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domenica 1 luglio 2012

Gli Azzurri, il sogno, il grande incubo

6a00d83451ca6769e20163065acc28970d-120wiE' finita. Questa è l'unica buona notizia della serata.


Gli Azzurri  fin da subito dimostrano di non riuscire a entrare in partita. La stanchezza accumulata con Inghilterra e Germania si palesa nei movimenti lenti,  in quell'arrivare sempre secondi sulla palla.  Le furie rosse sgusciano da tutte le parti, gli azzurri fanno tenerezza, si guardano alle spalle impauriti.  Gli spagnoli sono veramente solo 11 in campo?  I primi minuti si consumano sotto assedio della porta di Buffon.  Al '13 la Spagna passa in vantaggio, con un uno-due dei suoi, segna Silva. E' il gelo. Una voglia di riscatto che l'Italia non riesce a concretizzare. Chiellini esce per infortunio e viene sostituito da Balzaretti, sul goal si era già visto che era troppo lento,  era meglio non schierarlo piuttosto che doverlo sostituire già al '20, viste le condizioni precarie. 


Balottelli ha buone intenzioni ma prova a fare tutto da solo, ignorando i compagni di squadra, non lo assiste neppure la mira. La Spagna raddoppia prima di tornare negli spogliatoi. Si sprecano gli incoraggiamenti e la consapevolezza che mai nessuno è riuscito a recuperare due goal in una finale dell'Europeo.


Nella ripresa Di Natale al posto di  Cassano che  nei giorni scorsi aveva manifestato propositi di vendetta nei confronti della Spagna - il periodo al Real è stato per lui  ricco di insoddisfazioni - e non è riuscito a realizzarli. Di Natale si mostra pericoloso in un paio di occasioni. Partita dura ma possibile almeno fino al '59, quando  Thiago Motta che ha preso il posto di Montolivo si infortuna.  Il Ct Prandelli non ha più a disposizione sostituzioni. Gli Azzurri stringono i denti e continuano.  Con il passare dei minuti anche Balzaretti, Bonucci e Abate, pur restando in campo, denunciano problemi fisici. Le Furie rosse infieriscono facendo altri due goal per entrando nella storia e perdono un pò di signorilità.  Giocando 11 contro 7, 8 giocatori in salute - seppure stanchissimi - insistere nel fare goal, quando già si stà vincendo,  non è un gesto   nè di  abilità  nè di coraggio,  non brilla neppure per sportività.


Per quanto visto in campo la Spagna è stata superiore e ha meritato di vincere.  Dispiace che gli Azzurri non abbiano potuto giocarsela. l'Italia ha dovuto pagare il conto, ieri sera, per gli sforzi fatti lungo tutto l'Europeo. E' mancato il tempo per ricaricare le batterie, gli infortuni e un paio di scelte opinabili di Prandelli hanno fatto il resto.


Grazie Azzurri! E' stato un Europeo bellissimo nonostante la finale. Prandelli bravo comunque a costruire e motivare la squadra.


 

domenica 24 giugno 2012

Il cucchiaio di Pirlo segna la riscossa Azzurra.

Inghilterra - Italia  2  - 4


Gli Azzurri arrivano ai tiri dal dischetto consapevoli di aver dominato la partita quanto a possesso palla, passaggi utili e occasioni create. Meritano di vincere e ne sono consapevoli ma questo non basta. Non si vince ai punti, la palla è rotonda e spesso imprevedibile. I giocatori Azzurri sono stremati e bisogna scegliere i rigoristi.  Il CT Prandelli si confronta con il  vice, con i suoi ragazzi e consegna la lista.


Si inizia. Balotelli contro il compagno di   club Hart,  segna. Gerrard, il capitano inglese,  sigla l'1 a 1.  E' il turno di Montolivo, il portiere inglese si sbraccia, fa le smorfie e la palla va fuori. Disperazione, Rooney posiziona il pallone sul dischetto e batte il portierone Azzurro Gigi Buffon. L'Inghilterra è avanti di un goal si profilano pensieri foschi, la sensazione di un'ingiustizia che potrebbe compiersi. Arriva Pirlo, calmo posiziona il pallone sul dischetto, guarda il portiere avversario agitarsi tentando di distrarlo e non si scompone. Aspetta che Hart si tuffi e poi segna un irriverente cucchiaio.  Strappa un sorriso di sollievo, stempera la tensione,  da coraggio ai compagni che devono ancora tirare e intimorisce gli avversari che si presentano sul dischetto e sbagliano colpendo la traversa o  facendosi parare il rigore da Buffon. Nocerino e poi Diamante segnano. Meraviglioso, l'Italia ha vinto, passa alle semifinali. Affronterà giovedì la Germania.


Passaggio del turno meritato, in maniera incredibile. Questa è una squadra capace di far innamorare. Grazie Azzurri!






lunedì 18 giugno 2012

Gli Azzurri passano il turno, che fatica

6a00d83451ca6769e20163065acc28970d-120wiL'Irlanda dimostra fin dal primo minuto di voler fare la sua partita, senza sconti.  Gli Azzurri, contratti, sembrano sentire il peso della responsabilità. I quattro cambi, promessi da Prandelli, ci sono stati. Balottelli in panchina lascia spazio a Di Natale. Balzaretti, Barzagli e Abate sono le altre novità. Devono vincere tenendo d'occhio l'altro match del girone C che vede affrontarsi Spagna e  Croazia. Si gioca in contemporanea. 


L'Italia prova a farsi avanti e prendere coraggio. Il goal di Cassano al '35 del primo tempo arriva come una liberazione.   Si  va nello spogliatoio sull'1 a 0. L'Italia  rientra in campo  con l'intenzione di raddoppiare. Ma non le riesce. Almeno, non subito. Chiellini si infortuna ed entra Bonucci. Diamante sostituisce Cassano e Balottelli entra al posto di Di Natale. La tensione è alta, sembra un film già visto nei match precedenti. Basta  un errore e un pareggio segnerebbe il rientro a casa senza scuse, senza giustificazioni.   Un occhio al cronometro  e uno al campo, il tempo che sembra inceppato. Spagna e Croazia un pensiero ricorrente. Il goal del raddoppio non arriva. Ci sono scontri, gomiti troppo alti, nervosismo. Balottelli appena entrato rischia di farsi espellere per una gomitata che per fortuna non va a segno. Balottelli è lento, impreciso, involuto. Non lo si comprende. La Spagna intanto è passata in vantaggio.


Un irlandese, ammonito,  viene espulso per proteste e scaglia il pallone contro il CT azzurro.  Siamo al '90 e Mario Balottelli segna il goal che non ti aspetti, con una tranquillità disarmante che ti fa incavolare pensando alle volte che si trascina lento per il campo e si muove contro tutti, istintivo rissoso, dimenticando di essere lì prima di tutto per giocare a calcio.    Sembra tutto fatto. I commentatori  Rai gridano che serve il terzo goal. Io non capisco perchè, mi sono persa  nel calcolo dei goal fatti e subiti, degli scontri diretti. Nella mia beata ignoranza scopro solo dopo il fischio finale che bastava un pareggio 1 a 1 di Spagna e Croazia per interrompere il sogno europeo degli Azzurri.


Che dire, missione compiuta. L'italia passa il turno ma quanta fatica. 

Biscottificio azzurro

Ora che l'Italia ha passato il turno possiamo dirlo, a volte riusciamo  a essere ridicoli. Lo sponsor 6a00d83451ca6769e20163065acc28970d-120wiSharp  chiede "Quanto sono emotivi gli italiani?"  Troppo.  Emotivi, complottisti incapaci  di fare autocritica e di comprendere quando è meglio tacere.  I giocatori azzurri non avevano ancora finito la doccia dopo il match pareggiato con la Croazia e già i giornalisti   vaticinavano un possibile biscotto fabbricato da  Spagna e Croazia. Si dava per scontata la vittoria con l'Irlanda -  questa sera abbiamo visto quanto il risultato è stato  incerto fino al novantesimo - lamentando che poteva non bastare per passare il turno. Suona stonato accusare gli altri di pratiche che, stando all'indagine sul calcio scommesse, in Italia sembrano pratica comune quanto indigesta. Non si può guardare la pagliuzza nell'occhio del vicino se non si riesce a riconoscere la trave nel proprio.


Gli Azzurri sono abituati  a dar via le chiavi del proprio destino, aspettare che un'altra squadra (vedi Spagna) faccia il proprio dovere, vincendo anche quando non le è strettamente necessario (in bilico era il primo posto del girone),  per poter guardare avanti e sperare nel futuro. Il tiriamo a campare non è una mentalità da grande squadra.

domenica 10 giugno 2012

Un calcio falso

Euro-2012-logoSiamo più o meno consapevoli dello scandalo del  calcio scommesse. Le indagini ancora in corso, i processi che si celebreranno, i sospetti  e quella persistente sensazione di nausea che si prova sentendo parlare di calcio.  


Gli europei sono iniziati e bisogna provare a tifare Italia vincendo lo schifo vissuto leggendo dell'ennesimo scandalo che infesta il calcio italiano. E' una missione difficile provare ad appassionarsi di nuovo a questo sport, dimenticare per un attimo la sensazione di presa in giro reiterata. Però si affronta. Europeo, azzurri in campo, bandiere che sventolano e voglia di tifare, di sperare che almeno la nazionale  possa regalare qualche soddisfazione oltre la logica e il buon senso.


Mi sembra irritante che ogni tre per due gli spot che accompagnano questa manifestazione sportiva promuovano siti di scommesse. Probabilmente possono vantare tutti i crismi della legalità,  insistenti con i loro slogan "scommetti a un livello più alto"  e "ti aspettano quote da numero 1", ligi nel dichiarare il divieto ai minori di diciotto anni. Un buon mezzo per sperperare soldi e fare disprezzare il calcio. E' questo lo scopo di un Europeo?

Italia, un buon inizio

Euro-2012-logoLo scandalo scommesse,  gli infortuni, i dubbi sull'assetto, la disastrosa amichevole contro la Russia ancora negli occhi.  Per gli azzurri l'Europeo parte  in salita, hanno di fronte i campioni in carica d'Europa e del Mondo. Le furie rosse che però sono riuscite a battere l'Italia,  in passato,  solo ai rigori. 


Fischio d'inizio e l'Italia da l'impressione di essere solida, si propone in avanti. Giaccherini dimostra di non essere intimidito dall'esordio in una grande competizione. De Rossi si pone al centro della difesa con sicurezza, spazza via palloni e contribuisce a creare gioco. Passano i minuti e le buoni impressioni trovano conferma in un buon gioco che si spegne davanti a Casillas. I veri problemi per l'Italia sono in avanti, Cassano non è incisivo, Balottelli nervoso e poco concreto spreca una grande incredibile occasione a inizio secondo tempo.


Il pensiero molesto nel primo tempo è "ci lasceranno sfogare e poi  ci schiacceranno" però  i  minuti passano e gli azzurri continuano a praticare un gioco discreto. Un paio di pericoli per l'Italia, spesso impegnata in difesa, ma nulla di trascendentale.  Il secondo tempo  continua su questa linea. Balottelli viene sostituito da Di Natale che dopo 4 minuti su passaggio di Pirlo supera Casillas. Un goal liberazione meraviglioso ma dopo quattro minuti si torna sulla terra con il pareggio siglato da Fabregas. Entra  Giovinco al posto di Cassano e si dimostra efficace. Partita aperta, paura e coraggio si mescolano nel gioco, nelle occasioni costruite  e sventate fino al novantesimo più tre di recupero.  Finisce 1 a 1.


Bravo il CT Prandelli a  fare le giuste  correzioni in avanti e motivare i giocatori.


Prossimo avversario la Croazia.

domenica 26 febbraio 2012

Recital "Povero Milan danneggiato"

Il goal di Matri annullato era regolare e un giocatore del Milan, Boateng,  andava espulso per fallo da dietro ma di questo non si parla. Questi episodi sfavorevoli alla Juve non rientrano nel recital "Povero Milan danneggiato" che stanno trasmettendo in televisione. Errori arbitrali molteplici, in ambo le direzioni  ma il goal non goal di Muntari sembra l'unica cosa che conti. Insulti in telecronaca, urla e minacce ma su questo non si discute.  Povero calcio, tirato per la giacca e sfruttato.  L'inutile polemica per chissa quanti anni verrà trascinata.  Forza Juve, non ti curar delle polemiche guarda e vai avanti...


 

mercoledì 15 febbraio 2012

Risultato falsato

Due rigori negati, un punto, tre ammonizioni e molta amarerezza, questo è il bottino che la Juve  ha racimolato a Parma.  Nonostante l'ingiustizia che ha subito  è la squadra più bella e fiera del campionato. Forza Juve!

mercoledì 2 febbraio 2011

Palermo - Juventus, il rigore è un optional?

La Juventus è bravissima ad affossarsi da sola. Non ha certo bisogno di aiuti per perdere le partite. Detto questo,  l'arbitraggio visto a Palermo  è sconcertante. Bovo, in area,  allarga il braccio e tocca  il pallone con la mano,  per poi respingere debolmente con il piede.  Il giocatore del Palermo sembra attendere il fischio dell'arbitro, consapevole del fallo appena commeso. L'arbitro anche se in ottima posizione non  concede il  rigore.  Si sono scatenate proteste bianconere e Marchisio è stato ammonito.


Ci sono  un altro paio di episodi, nel secondo tempo,  che avrebbero dovuto essere sanzionati con un calcio di rigore a favore dei bianconeri.


Un rigore  negato pesa nel bilancio di una partita conclusa sul 2 a 1. Lo stesso arbitro ha annullato il goal, regolare,  segnato da Toni nella partita, giocata dai bianconeri, contro il Napoli.


Ascoltare i programmi sportivi questa sera dimostra come per la  fantasia umana non ci sia confine. Tra le varie interpretazioni spiccano: L'arbitro ha interpretato il tocco del giocatore rosanero come involontario quindi non punibile.  Krasic è stato fermato una volta per simulazione quindi ora gli arbitri non riescono ad arbitrarlo serenamente e di conseguenza nemmeno ad arbitrare serenamente la Juventus. I bianconeri hanno segnato  un goal cinque minuti dopo che è stato negato loro il rigore quindi la partita non è falsata, come se un occasione (il rigore) escludesse l'altra (il goal su azione).


E' brutto osservare questi errori arbitrali che si ripetono regolarmente  influenzando il risultato delle partite.

domenica 30 gennaio 2011

Juventus, un fallimento annunciato?

Ha perso contro l'Udinese come ha perso con la Roma e come perderà contro il prossimo avversario. E' il naturale svolgersi delle cose. La somma di errori, incapacità, sfortuna. Un mix micidiale che condanna la Juventus a non avere speranza.  Il goal di Marchisio è un episodio isolato e inutile.


Le ragioni di una sconfitta sono molte, la Juventus ha lavorato per anni per giungere a questo livello. Non rinnovando la squadra in maniera adeguata,  incapace di scegliere i giusti innesti e di dare  forma a un progetto. In una parola: avvilente. Lo stesso Del Neri spera che il calcio mercato finisca presto. Tanti i nomi accostati ai bianconeri - Pazzini, Flores,  Furlan - nessuno giunto a destinazione. Oggi, le speranze, si riversano in Matri del Cagliari,  che giungerebbe a Torino per la modica cifra di diciotto milioni di euro.


Si sono salutati Trezeguet, Camoranesi, Diego, Palladino, Giovinco, Cadreva, senza cercare dei degni sostituti. I bianconeri hanno una rosa  folta e probabilmente cederanno anche Legrottaglie al Milan, chissà se il fantasma di Amauri riuscirà a giungere a Genova.   Toni, l'unico arrivo in avanti, è in infermeria, Iacquinta gli fa compagnia e Quagliarella si rivedrà l'anno prossimo. 


Si parla di un sostituto per Del Neri come se l'allenatore fosse il problema.  Il valzer di allenatori è un altro segno della debolezza della società. Marotta, il direttore sportivo, si è dimostrato più bravo a distruggere che a costruire.   I giocatori che  scendono in campo, sono una squadra povera di idee e risultati, vecchia, stanca, a tratti mediocre.


La Juve  è, ormai,  un concetto da declinare al passato.

domenica 9 gennaio 2011

La Juve, Toni e la sfera di cristallo

Il  grave infortunio subito da Quagliarella, il suo attaccante più prolifico,  ha costretto la Juventus ad affrontare un’emergenza. Il reparto può contare su un Del Piero trentaseienne, su Amauri reduce da un lungo infortunio e digiuno di goal da  undici mesi, Iaquinta  fermo per un mese ai box e i giovani Giannetti e Libertazzi.  Scorrendo i nomi risulta abbastanza evidente che erano neccessari  rinforzi anche prima della notizia che Quagliarella non tornerà a giocare prima di sei mesi.


La Juventus per decidere quanto può spendere sul mercato dovrebbe sapere come si piazzerà, a fine anno, in campionato. La qualificazione in Champions League  è l'obiettivo indispensabile per permettere di operare scelte in relativa libertà. Non potendo sbirciare il futuro in una sfera di cristallo si trova costretta ad una spesa oculata, tenendo presente che ciò che acquista oggi contribuirà, in maniera determinante, a costruire il risultato di domani.


 Dispiace osservare che la Juventus ha perso l'appeal di un tempo. Le altre squadre, sapendola in stato di necessità, cercano di strappare prezzi più alti  per i propri giocatori, e lei, la grande Signora, non sembra in grado  di trovare bravi calciatori, anche sconosciuti, da valorizzare, non riesce a  sfruttare, come dovrebbe, il suo settore giovanile, non riesce ad acquistare giocatori affermati perchè costano, insomma si muove come una barca in balia degli eventi.


L'acquisto di Toni ha sollevato diversi dubbi perchè ha 33 anni e mezzo, è reduce da due stagioni non particolarmente brillanti e, fino a prova contraria, in campo non scende la carriera di un giocatore. E' apprezzabile la scelta di Toni di ridursi l'ingaggio ma è giusto riflettere su che alternative avrebbe avuto  se non fosse stato preso dalla Juventus.  


Per dimostrare di  avere meritato questa opportunità  può solo fare una cosa: segnare.


 

giovedì 6 gennaio 2011

Juve, Parma, gli ex e la sfortuna

Una serie di sfortunati eventi  ha caratterizzato il diffilcile match bianconero, il primo del 2011, giocato a Torino.  Si parte al primo minuto con l'infortunio di Quagliarella. Esce dal campo in barella, era l'unico attaccante juventino a potersi fregiare del titolo "in buona salute".


Se le premesse sono queste, il resto è peggio. Al 17'  l'espulsione di Melo.  Del Piero deve lasciare il posto a Pepe. In seguito si assiste alla rivincita degli ex. La vendetta è un piatto da servire freddo ma Giovinco ha iniziato  a cucinarla sulle pagine dei giornali al suon di: se segnò esulterò, non sono stato trattato bene e così via. Solitamente queste sono le migliori premesse per prestazioni sottotono e incolori, oggi purtroppo non è andata così, Giovinco ha segnato una doppietta. Legrottaglie, difensore, accorcia le distanze, segnano poi Crespo e l'ex Palladino.  L'arbitro non  sembra aver brillato. E' stato annullato un goal a Chiellini. Amauri, reduce da un lungo infortunio, non è riuscito, da solo, a reggere il peso dell'attacco.


Il Parma, a inizio anno, continua a essere un piatto indigesto per la Juventus.

martedì 12 ottobre 2010

Italia-Serbia ostaggio di pseudotifosi serbi

La partita è stata sospesa, la conferma, ufficiale, è giunta dopo una lunga attesa. Lo stadio era ormai vuoto in molti spazi. I primi ad andarsene sono stati i bambini, occupavano il terzo anello, era la loro serata. Avrebbero dovuto vedere una partita di calcio, in un grande stadio scendevano in campo gli Azzurri. Uno di quei ricordi che conservi per la vita. Invece hanno dovuto assistere a  scene di ordinaria follia.


Un gruppo di  ultras   serbi ha macinato centinaia di chilometri per  fare un'imboscata alla propria nazionale rea di aver perso la partita giocata contro l'Estonia. Il gruppo di "tifosi" sale sul pulman della squadra serba, lancia fumogeni, spaventa il portire fino a spingerlo a chiedere di non giocare. Gli ultras minacciano, imbrattano strade e monumenti della città, infine giungono allo stadio. Iniziano i preparativi: la rete di protezione da tagliare, i vetri da infrangere, i fumogeni da lanciare. C'è  spazio solo per la violenza.


Le squadre entrano in campo per il riscaldamento  e rientrano negli spogliatoi, non ci sono le condizioni  per giocare. Le forze dell'ordine si schierano a bordo campo per  contenere le intemperanze degli ultras. I giocatori serbi vanno sotto la curva dei loro "sostenitori" e provano a rabbonirli. Si prova  a riprendere con gli inni nazionali. Il ritardo supera la mezz'ora. Viene fatto un minuto di silenzio per ricordare i soldati italiani morti in Afghanistan. Poi l'arbitro scozzese da il fischio d'inizio. Alcuni brutti falli dei giocatori serbi, un fallo, da rigore, su Pazzini, non fischiato e i bengala tornano a volare. Il portiere Azzurro Viviani, si dirige verso il centro del campo intenzionato a non proseguire. Dietro alle sue spalle sono ospitati i tifosi serbi che hanno ripreso a lanciare i fumogeni verso i settori occupati dai tifosi italiani  e dentro il perimetro di gioco. L'arbitro sospende l'incontro. Le delegazioni delle due nazionali e il delegato Uefa si riuniscono per discutere. I serbi sanno che con la sospensione della partita rischiano, a termine di regolamento, una sconfitta tre a zero a tavolino e  sanzioni anche più gravi. Le condizioni per giocare in sicurezza però non ci sono. La partita è ufficialmente sospesa. Gli ultras hanno raggiunto il loro scopo.


A noi resta il gusto amaro della sconfitta.


 

sabato 14 agosto 2010

Juve, guarda che Diego

(prendo a prestito il titolo di Guglielmo Buccheri    che mi sembra il più giusto)

Per chi lo ha visto giocare ieri sera a Bari, nel Trofeo Tim, risulta difficile capire perchè Diego sia a un 
Diego06g
passo dall'addio. Il giocatore brasialiano ha incantato con qualità e
qualità, sempre presente nelle azioni offensive  della Juve.
Propositivo, impegnato a dimostrato quanto vale, l'unico bagliore di
fantasia sulla sponda bianconera.

Diego,  arrivato a Torino
l'anno scorso, dopo un promettente avvio  - ha incantato nel match
contro la Roma -  è stato travolto dalla crisi generale.  Non si è però
perso d'animo, ha lavorato, sicuro di potersi riscattare, ha chiesto 
solo un'altra possibilità. Sa giocare a calcio, affascina con la palla
al piede.  Una stagione sotto tono può capitare a chiunque. E' giovane,
può essere molto utile alla  Juventus dandole un apporto di qualità e
fantasia, indispensabili, in assenza di valide alternative. Diego deve
fare la staffetta con Del Piero? La stagione, lunga e piena di  impegni,
può dare a  entrambi la possibilità di mettersi in mostra.

Del Neri e Marotta sono uomini d'esperienza, spero che  aiutino Diego a disfare le valigie.

Juve, mistero strano

I bianconeri sono reduci da un'annata disastrosa dove non sono stati in grado nemmeno di conquistare un posto in Champions League, l'amoro bottino di fine stagione è stato il preliminare nella, minore, Europa League. Ciò che ha lasciato più perplessi, dopo il promettente avvio, con  mister Ferrara, è stata la totale mancanza di carattere, gioco, decisione da parte della squadra. Partivano quasi sempre con un goal di svantaggio e ogni tanto, forse preda della vergogna, riuscivano ad agguantare un pareggio. Se è difficile riconoscere la Juventus nei giocatori scesi in campo l'anno scorso, ancor più complicato diventa misurare il valore dei nuovi giocatori, che hanno avuto solo quella difficile stagione per dimostrare le loro qualità, con qualche dovuta eccezione:

Felipe Melo, centrocampista, pagato 25 milioni di euro, ha disputato un campionato sotto tono ed ha tenuto, in più di un occasione a dire che a Firenze e in Nazionale si divertiva, con la Juve No, lo vuole il Flamenco e  da Torino non lo lasciano libero. Poi giocando ai Mondiali contro l'Olanda, dopo un bel primo tempo ha segnato un' autogoal e si è fatto espellere per un brutto fallo. Temo che il suo ritorno in Brasile sia stato guastato da questi episodi.

Ecco, io penso che un  giocatore come Felipe Melo possa tranquillamente essere catalogato alla voce "errori di valutazione" e, anche per dargli un pò di serenità , la Juventus dovrebbe trovargli una sistemazione lontano da Torino. Lasciarlo fuori dal mercato, forse temendo una grande minusvalenza, può creare nuovi problemi in questa stagione. Un giocatore insoddisfatto, poco motivato difficilmente è in grado di recuperare posizioni.

giovedì 24 giugno 2010

Capitani Coraggiosi

 

Cannavaro
FABIO CANNAVARO

Azzurri, tutti a casa

Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia. Sembrava una passeggiata. Non per
la posta in gioco, la 
qualificazione agli ottavi, quanto per il passo dei giocatori azzurri
in campo. Sempre sotto di un goal,  più lenti, sfilacciati, distratti
degli avversari. Se nella prima partita potè l'orgoglio, nel costruire
speranza,  poi  una precaria condizione fisica, la sciatteria, la
mancanza di idee hanno avuto la meglio. (continua qui)

(foto tratta da
www.gazzetta.it)

Azzurri, tutti a casa

ITALIA - SLOVACCHIA  2-3

Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia. Sembrava una passeggiata. Non per la posta in gioco, la
1208714734 qualificazione agli ottavi, quanto per il passo dei giocatori azzurri in campo. Sempre sotto di un goal,  più lenti, sfilacciati, distratti degli avversari. Se nella prima partita potè l'orgoglio, nel costruire speranza,  poi  una precaria condizione fisica, la sciatteria, la mancanza di idee hanno avuto la meglio.

L'Italia ha camminato, spossata, per più di un'ora, lasciando che la Slovacchia, alla prima esperienza mondiale, la sovrastasse  per gioco, tecnica e condizione fisica. Il goal di Vittek al '25 del primo tempo non generava reazioni. Gli azzurri continuavano a subire, esibendosi un'abulica calma piatta, privi di personalità e mordente. Nel secondo tempo gli ingressi di Maggio e soprattutto di Quagliarella e Pirlo, contribuivano a migliorare la situazione. Pirlo era l'unico ad avere visione di gioco e capacità di smistare i palloni. Quagliarella, volenteroso, si faceva avanti tentando di rendersi pericoloso. Serviva il secondo  goal slovacco per scatenare un tentativo di reazione. Il goal di Di Natale riaccendeva le speranze, il terzo goal slovacco le affossava. Quagliarella segnava il secondo, inutile, bel goal. 

Il forcing finale, la possibilità di agguantare la qualificazione con un pareggio, sono forme sottili di tortura, illusioni che hanno reso più amaro il risveglio.

Il Ct azzurro in conferenza stampa esordisce assumendosi l'intera responsablità di quanto accaduto, afferma  di non aver saputo preparare la squadra nel modo giusto, una squadra scesa in campo "con il terrore, nella testa, nelle gambe, nel cuore". Lippi non ha spiegato le scelte tecniche. Anche questa è tattica e non attenua le responsabilità dei  giocatori azzurri che sembravano essere lì per caso. Privi di volontà e di forma, bambini irrisolti che prima
allontanano la qualificazione per poi tentare di riacciuffarla.

L'Italia esce senza scusanti. Al primo turno, come nel 1974. Non essere capace di vincere, e
convincere, contro nessuno, serve a spiegare il ritorno a casa,
l'ultimo posto nel girone, la vergogna.

domenica 20 giugno 2010

Azzurri, All Whites, occasioni e delusione

Italia - Nuova Zelanda 1 - 1 

La Nuova Zelanda peggiore squadra del Mondiale, qualificata a Sudafrica 2010 solo perchè l'1208714734Australia ha 
 giocato nel girone asiatico. Serve la goleada, il Paraguay ha vinto 2 a 0 con la Slovacchia. Meglio essere primi o secondi del girone?  I discorsi del pre-partita sono stati accantonati in fretta. Lippi ha schierato la stessa squadra che è scesa in campo, nel secondo tempo, contro il Paraguay. I neozelandesi vanno giù pesante con i gomiti e l'arbitro, che alla vigilia era stato definito uno dal cartellino facile sembra piuttosto accomodante. Al '7 minuto gli All whites passano in vantaggio. Bello il cross, Cannavaro provvidenzialmente in mezzo serve da appoggio, Smeltz, in fuorigioco,  mette dentro la palla. 

Gli azzurri provano a reagire, invischiati nell'ennesima partita in salita. Sembrano meno convinti, ancora più in difficolta nell'arrivare davanti al portiere avversario.  Al '28 De Rossi coglie l'occasione, Nelson gli tira la maglia e lui cade, in  area. Rigore. Iaquinta si avventa sul pallone dicendo che vuole pensarci lui e così è. Dopo una lunga attesa, l'arbitro da il via. Iaquinta spiazza il portiere e segna: 1 a 1  Gli azzurri festeggiano imitando, nei gesti, le ormai celebri Vuvuzelas.

Ci sarebItalia_32_672-458_resizebe spazio per fare molte cose però il tabellino resta fermo e rallentano anche le speranze azzurre. Tra il primo e il secondo tempo le sostituzioni Pepe e Gilardino sostituiti da Camoranesi e Di Natale, al '61 Pazzini prende il posto di Marchisio.

Per provare a riassumere questa partita mi viene in mente un episodio. Metà del primo tempo, l'Italia è ancora in svantaggio, Montolivo tira dalla distanza. Il pallone attraversa l'area, colpisce il palo destro, internamente, la porta trema, il pallone potrebbe entrare invece, inesorabile, corre lungo la linea di porta per poi scivolare a lato. 

E' un match condito di attese, vorrei ma non posso, sfortuna e scelte sbagliate. Insomma una partita da dimenticare   o meglio da studiare per evitare di ripetere gli stessi errori. Marchisio non  è un trequartista, non è un  centrocampista esterno, se lo si facesse giorcare nel suo ruolo forse giocherebbe meglio e sicuramente non avrebbe scusanti. Nel calcio non valgono le dinamiche del gioco del lotto, non si può trattere un giocatore che non segna da mesi (ogni riferiferimento a Gilardino è puramente intenzionale) come un numero ritardario e piazzarlo in campo pensando di riscuotere. Con tutta la stima per l'attaccante viola proverei altre soluzioni. Pazzini, per esempio, confidando in un pronto ritorno di Pirlo magicamente in forma spaziale.

Non è tempo di discutere su chi è rimasto a casa. E' ingeroso e poco reddittizio. Gli azzurri sono in Sudafrica e speriamo che ci dimostrino di essere la scelta giusta, gli unici capaci di portare avanti il sogno.

(immagine tratta dal sito www.gazzetta.it)

Gli Azzurri, la rai e la partita oscurata.

Vivo in Piemonte e ho toccato con mano la "beffa mondiale". Dal 43' minuto del primo tempo di Italia-Nuova Zelanda è sparito il segnale. E' tornato una decina di minuti dopo la fine della partita, In tempo per se1208714734ntire il giornalista Marco Mazzocchi che, su rai1, diceva "Non vi siete persi molto".  Una battuta mal riuscita che non serve a lenire la delusione, per il risultato degli azzurri e per l'impossibilità di seguirli, sostenerli, vivere la partita fino al '90.

La rai  stà fornendo un pessimo servizio. Trasmette una sola partita al giorno, il resto è su sky. Gli spazi dedicati al mondiale sono riempiti dagli interventi di opinionisti, veline, giornalisti che si dedicano a un vuoto chiacchiericcio e a classifiche del tipo: il più bello e il più brutto tra i giocatori che sono scesi in campo. E' avvilente seguire questo tipo di trasmissioni.

lunedì 14 giugno 2010

Italia - Paraguay 1-1

Gli azzurri debuttano al mondiale. A Città del Capo piove a dirotto, è inverno. Il suono dei  Vuvuzela   è la colonna sonora del match, uno sciame festante e rumoroso. Sì, fa la differenza avere uno sciame d'api nelle orecchie per '90 minuti  però la festa è lì, nelle tradizioni, nella divertita sorpresa con qui si impara a conoscere un pezzo di mondo.
1208714734 L'Italia ha lasciato a casa la fantasia. Ci si interroga su moduli, acciacchi e si tentano pronostici.
Paraguay. Non lo incontriamo dal 1950, quanta acqua è passata sotto i ponti. Gli azzurri corrono, si impegnano  ma non riescono ad arrivare sotto porta. Si conterà solo un tiro  sul finire del primo tempo.
Marchisio e Gilardino non convincono. L'arbitro messicano  Archundia consente  ai paraguayani di praticare un gioco falloso e a tratti intimidatorio (vedi fallo su Montolivo al  '1 minuto), non sembra in grado di gestire la partita. Il Paraguay passa in vantaggio al 39' con Alcarez che, circondato dagli azzurri, riesce a trovare il tempo giusto e colpire  di testa.
Gli azzurri scendono in campo nella ripresa senza Buffon infortunato e sotto di un goal. In porta si piazza Marchetti, al centrocampo Camoranesi prenderà il posto di Marchisio e Di Natale, al '72,  sostituisce Gilardino. Gli azzurri tirano fuori grinta, carattere e fanno gruppo. Al '63 De Rossi, in area , riesce a a eludere la sorveglianza di un difensore avversario, si allunga e goaaalll!! Cercato, importante. L'Italia gioca, vuole  riuscire,  crede in una possibile vittoria, si spinge in avanti e finisce in crescendo.  Mi è piaciuta la grinta di Camoranesi, la personalità di De Rossi, Pepe che prova a mettere lo zampino in ogni azione. Criscito e Montolivo hanno fatto una prova positiva.
In una nazionale di giovani vecchi che provano ad amalgamarsi, tirando fuori motivazioni e coraggio, il carattere e la capacità di non abbattersi sono le note migliori. Molto resta da fare, la palla è rotonda e il mondiale è all'inzio. Rispetto alle amichevoli, contro Messico e Svizzera,  l'Italia è cresciuta e questa è già una buona notizia.