domenica 7 agosto 2011

Dimmi 6 parole

Un iniziativa del "Corriere della Sera"   piuttosto divertente consiste nel provare a sintetizzare un romanzo in 6 parole.  Ho provato a partecipare. Qui


Pinocchio


Pinocchio: legno privo di buon senso.


 

martedì 7 giugno 2011

Io non ho nulla da dire

Aver qualcosa da dire nel mondo a se stessi, alla gente. Che cosa ? Non so veramente perché io non ho nulla da dire. Eye Che cosa ? Io non so veramente. Ma ci son quelli che sanno. Io no- lo confesso a mio danno- non ho da dir nulla ossia niente. Perché continuare a mentire, cercare d’illudersi ? Adesso ch’io parlo a me mi confesso: io non ho niente da dire, eppure tra tante persone, tra tanti culti colleghi io sfido a trovar chi mi neghi d’aver questa o quella opinione, e forse mia madre, la sola che veda ora in me fino in fondo, è certa che anch’io venni al mondo per dire una grande parola. Gli amici discutono d’arte, di Dio, di politica, d’altro: e c’è chi mi crede il più scaltro perché mi fo un poco in disparte; qualcuno vorrebbe sentire da me qualcosa di più. “Hai nulla da aggiungere tu ?” “Io, no, non ho niente da dire.” E’ triste. Credetelo, in fondo, è triste. Non essere niente. Sfuggire così facilmente a tutte le noie del mondo. Sentirsi nell’anima il vuoto Quando altri più parla e ragiona. Veder quella brava persona imporsi un gran compito ignoto. E quelli che chiedono a un tratto: “Che avresti tu detto al mio posto ?” “Io….Non avrei forse risposto…. Io….mi sarei finto distratto…” Non aver nulla, né mire, né bei sopraccapi, né vizi; osar fino in mezzo ai comizi: “No, sa ? Non ho niente da dire.” Ed esser creduto un insonne, un uomo che veglia sui libri, un’anima ardita che vibri da tutto uno stuolo di donne. “Mi dica, sua madre che dice ? Io so dai suoi libri che adora sua madre. Nevvero signora ? nevvero che è tanto felice ? Un figlio ! Vederlo salire, seguirne il pensiero profondo…” ed io son l’unico al mondo che non ha niente da dire.


Autore Marino Moretti

mercoledì 13 aprile 2011

Un senso


Voglio trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
Domani un altro giorno... ormai è qua!

Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha



(G.Curreri, S.Grandi, V.Rossi - V.Rossi, S.Grandi)

martedì 12 aprile 2011

Doppio.

Ordinò l’ennesimo drink.


-   Doppio.


Il cameriere fece un cenno d’assenso,  lo sguardo gli cadde sulla fila di bicchieri schierati sul tavolo, un esercito silenzioso e dimesso. Lo osservò, per un attimo, ma senza darlo a vedere. Poi si voltò   portando con sé il vassoio, l’asciugamano piegato a metà, sul braccio, e l’immagine di un uomo sulla quarantina, con una capigliatura folta, baffi fulvi  e occhi posati sul nulla; coperto da una cravatta a righe e   una giacca grigia stazzonata che si mescolava al bianco di una camicia.  Un orologio di metallo giaceva abbandonato sul polso sinistro.  Scacciò via l’immagine,  conservò l’ordinazione e si chiese quanto  sarebbe stata la mancia.


L’uomo era rimasto da solo. Il fiume scorreva poco sotto di lui. Gli uccelli si alzavano in volo, le foglie degli alberi cadevano e fiorivano in piccoli vortici. Lui sembrava ignaro del mondo,  in attesa di una risposta per cui non aveva ancora trovato la domanda. Le gambe erano abbandonate sotto il tavolo, nascoste da una tovaglia che scendeva fino a toccare terra. Le dita stringevano una sigaretta da cui si dipanava un filo grigiastro. Se la portava alla bocca, la assaporava distrattamente, poi la abbassava sul tavolo e quando sembrava sul punto di disfarsi, la accostava a un posacenere scuotendola un po’.

lunedì 4 aprile 2011

Il cigno nero

Il cigno nero  Nina (Natalie Portman) è una fragile e ambiziosa ballerina. Le viene offerta l'occasione della vita, interpretare, come prima ballerina,  Il Lago dei Cigni.   Può diventare l'etoile della compagnia di danza ma prima deve scontrarsi con la necessità di interpretare due  figure agli antipodi, la pura Odette e la sensuale Odille, accumunate dal desiderio di conquistare il principe Sigfried.  Nina vive con la madre, ex ballerina, che le rinfaccia di aver interrotto la carriera per causa sua. E' attratta dal coreografo (Vincent Cassel) che l'ha scelta e, indifferente alla sua fragilità, la tiene sulla corda sperando di ricavarne l'esibizione perfetta, necessaria per garantire il successo della compagnia. Su Nina incombe l'ombra dell'ex prima ballerina (Winona Ryder), costretta, suo malgrado, al ritiro. Ammirata  e temuta, quasi come un sinistro presagio. Nina sembra incapace di interpretare Odille. L'incontro con Lily, ballerina, rivale, passionale e istintiva quanto lei è precisa e controllata, un alter ego che la attrae e la sconvolge, segna per lei l'inizio di un  viaggio dentro di sè che la porta a far emergere un suo lato oscuro   e quando il successo sembra arriderle....


Ho avuto l'impressione di assistere a una  fiera campionaria degli stereotipi, delle fobie e delle perversioni con cui si usa dipingere il mondo della danza. La madre frustrata, la figlia cresciuta sotto una campana di vetro, le compagne di ballo arriviste, l'opposto che attrae e inquieta come il riflesso deformato di uno specchio,  il coreografo opportunista e senza scrupoli, la stella destinata a un rapido  declino,  il tutto condito con metafore a volte truculente.


L'interpretazione  è valsa, alla Portman, il premio oscar. Ora si contende con la controfigura il merito dei pezzi ballati.


La danza, un'ossessione distruttiva?  Mi sembra una visione un po'  limitata.

giovedì 31 marzo 2011

Ben Affleck ha sposato Miss Marple

  Miss Marple, la dolce vecchietta, profonda conoscitrice dell'animo umano,  avrà il volto di Jennifer Garner. L'attrice americana, produttrice del film, ha deciso  di interpretare questo ruolo nonostante sia universalmente riconosciuta come troppo giovane rispetto al personaggio inventato da Agatha Christie. 


Affleck A questo cambiamento, già di per notevole, sembra che si aggiungerà una  nuova location. Niente più paesino di St Mary Mead, campionario ristretto di personalità a cui si può ricondurre il comportamento dell'intera umanità, niente pizzi old style, niente the delle cinque, sostituiti da una grande metropoli.


Chissà cosa ne penserebbe l'autrice. Le innovazioni sono un'ottima cosa e ancor più apprezzabili le idee originali; qui però si parla di stravolgimenti  difficili da accettare per chi ha letto i libri, conosciuto una perspicace anziana signora e ora ha l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennessima operazione commerciale.


Insomma prepariamoci a gustare un gelato panna e cioccolato privo della panna e del cioccolato.


Potete leggere qui la notizia.


(immagine tratta dal sito ciak Toscana)


 

mercoledì 2 febbraio 2011

Palermo - Juventus, il rigore è un optional?

La Juventus è bravissima ad affossarsi da sola. Non ha certo bisogno di aiuti per perdere le partite. Detto questo,  l'arbitraggio visto a Palermo  è sconcertante. Bovo, in area,  allarga il braccio e tocca  il pallone con la mano,  per poi respingere debolmente con il piede.  Il giocatore del Palermo sembra attendere il fischio dell'arbitro, consapevole del fallo appena commeso. L'arbitro anche se in ottima posizione non  concede il  rigore.  Si sono scatenate proteste bianconere e Marchisio è stato ammonito.


Ci sono  un altro paio di episodi, nel secondo tempo,  che avrebbero dovuto essere sanzionati con un calcio di rigore a favore dei bianconeri.


Un rigore  negato pesa nel bilancio di una partita conclusa sul 2 a 1. Lo stesso arbitro ha annullato il goal, regolare,  segnato da Toni nella partita, giocata dai bianconeri, contro il Napoli.


Ascoltare i programmi sportivi questa sera dimostra come per la  fantasia umana non ci sia confine. Tra le varie interpretazioni spiccano: L'arbitro ha interpretato il tocco del giocatore rosanero come involontario quindi non punibile.  Krasic è stato fermato una volta per simulazione quindi ora gli arbitri non riescono ad arbitrarlo serenamente e di conseguenza nemmeno ad arbitrare serenamente la Juventus. I bianconeri hanno segnato  un goal cinque minuti dopo che è stato negato loro il rigore quindi la partita non è falsata, come se un occasione (il rigore) escludesse l'altra (il goal su azione).


E' brutto osservare questi errori arbitrali che si ripetono regolarmente  influenzando il risultato delle partite.