Ripubblico questo post datato 26 gennaio 2007 perchè penso sia importante ricordare. I volti di tanti giovani periti in Russia, invitano a farlo. E' stata una tragedia immane. Migliaia di ragazzi sono stati dichiarati dispersi, avvistati per un ultima volta mentre la ritirata era in corso poi più nulla.
Tacete «il nemico ci ascolta»
Il 17 gennaio il Corpo d'armata alpino (divisioni Julia, Tridentina e Cuneense) era stato
completamente accerchiato dall'armata russa. Il generale Gariboldi diede
l'ordine di ripiegare. Migliaia di soldati si misero in marcia,
percorrendo chilometri, a piedi, su strade ghiacciate con temperature che
variavano tra i -30 e i -40 gradi, indossando un equipaggiamento
inadeguato. In un giorno distante 64 anni si combattè la battaglia di
Nikolajewka.
Nuto Revelli, faceva parte della Divisione Tridentina, nel suo ultimo libro Le due guerre scrive:
«26 gennaio: combattimento di
Arnautowo, il massacro del Tiràno. Grandi è ferito gravemente all'addome. Muore
Perego, muore Mario Torelli, muore Giovanni Soncelli. Muoiono quasi tutti
gli ufficiali della mia compagnia. E' morto Giuliano Slataper, quello che mi
aveva portato via i telefoni e i 300
metri di filo l'ultima notte sul Don. E ' morto gridando "viva
l'talia".
Assumo il comando dei resti della
46° Compagnia: una sessantina di uomini e tre slitte stracariche di feriti e
congelati.
Alla
sera
arriviamo in vista di Nikolaevka, tra gli ultimi. E' già morto il
generale Martinat, nei ripetuti attacchi contro il trincerone della
ferrovia. Un'attimo prima che il tramonto precipiti nel buio, arriva
un areo russo
a mitragliarci, a spezzonarci. Poi sulla nostra massa nera piovono
corpi di mortaio e d'artigleria. Rotoliamo, infine, su Nikolaevka
insieme agli altri 40.000.
Si conclude così la
battaglia di Nikolaevka, con questa corsa verso le isbe, con questa corsa della
disperazione.»
Lo scrittore fa un bilancio del disastro dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia):
perdite 85.000 uomini
di questi 10.000 prigionieri furono restituiti all'Italia tra il 1945 e
il 1946. Si riconobbero 11.000 caduti in combattimento. «Restano 64.000
"dispersi", di cui si ignora la sorte, di cui non si sa se sono morti
nella ritirata o durante la prigionia».
Revelli definisce la
guerra di Russia "una pagina tremenda". Gli italiani erano aggressori,
alleati di quei tedeschi che avevano fatto morire di fame e di stenti
3 milioni di prigionieri sovietici. I russi ebbero 20 milioni di morti,
molti civili, nella guerra combattuta contro il fascismo e il nazismo.
Lo scrittore i primi
giorni in Italia li trascorre ricostruendo con i compagni sopravvissuti
il ruolino della 46° Compagnia per dare un nome a chi non era tornato e
fissarne la storia su un registro. I reduci, sono invitati a tacere «il
nemico ci ascolta» questo è l'avvertimento che dovrebbe servire a far
tacere i ricordi di persone che ogni giorno si confrontano con la
tragica esperienza vissuta. Un trauma. Gli amici caduti, il grido di
dolore di tante persone morte all'addiaccio, persi nell'enorme distesa
russa. Non si poteva non ricordare quando venivano le madri a chiedere
una speranza per i loro figlioli. Una notizia, un qualcosa a cui
aggrapparsi per continuare a credere che i loro cari erano ancora vivi.
Su 18.000 soldati della divisione cuneense tornarono a casa in 4.000.
Un intera generazione fu spazzata via, spesso senza sapere le ragioni
della guerra a cui aveva preso parte.
Consigli di lettura
Autore Nuto Revelli:
-Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana Corrado Stajano lo definisce «un libro contro tutte le guerre che gli uomini subiscono»
-Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (Cuneo, Panfili, 1946)
-La guerra dei poveri (Torino, Einaudi, 1962)
-La strada del Davai (Torino, Einaudi, 1966)
-L'ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella II guerra mondiale (1971)