martedì 10 ottobre 2006

Quando lo Stato sta a guardare e i cittadini no

Il Pnvd (Partito dell'amore fraterno, della libertà e della diversità) non ha raccolto il numero di firme necessario per presentarsi alle elezioni legislative che si terranno in Olanda il prossimo 22 novembre. Il segretario del partito  Norbert de Jonge,  ne da notizia senza precisare quante adesioni abbia raccolto. La fondazione Soelaas, che si batte contro la pedofilia,  aveva fatto un esposto contro il Pnvd. Era stato respinto con la motivazione che qualsiasi partito che raccoglie le adesioni richieste dalla legge olandese ha diritto di esistere.


Lì dove lo Stato ha deciso di non intervenire è arrivato il giudizio dei cittadini che non si sono piegati a una logica di violenza mascherata con belle parole e mescolata a propositi di vario tipo.


Notizia tratta da tgcom

Anna Politovskaja

Una voce nel silenzio quando viene fermata fa  rumore.Anna_politovskaja

domenica 8 ottobre 2006

Italia-Ucraina 2-0

L'Italia ha giocato ieri sera all'Olimpico una partita a tratti irreale, mancava la telecronaca a causa dello sciopero dei giornalisti. Si viveva il contatto diretto con le immagioni, nessuna mediazione, parola a influenzare il giudizio degli spettatori solo un forte impatto visivo con gli spalti coperti di bandiere tricolore.  Così l'attenzione doveva essere doppia e a tratti si aveva l'impressione di stare nello stadio sentendo i rumori della partita. Il primo tempo è stato brutto, la scelta del tridente non si è rivelata convincente, gli attaccanti Toni. Del Piero e Iaquinta si trovavano spesso a giocare isolati dal resto della squadrae le occasioni create erano veramente poche. L'Ucraina si dimostrava squadra capace e volitiva che anche senza il suo asso Shevchenko  riusciva a fermare gli azzurri e proporsi in più occasioni davanti a Buffun. Il tifo era quasi inesistente, qualche fischio, qualche incitamento all'Ucraina e poco altro. Certo non si aveva l'impressione di giocare in casa.  La ripresa si apre sugli stessi toni. L'Italia si propone in avanti con poca fortuna, gli ucraini sfoderano un paio di punizioni sulle quali Buffon deve mostrare la sua bravura. Risulterà il migliore della serata. Nonostante i cambi di Donadoni la partita sembra volersi arenare su uno stanco e inutile 0 a 0. I tifosi si fanno sentire con il popopopopoporo, colonna sonara della vittoria ai mondiali e ultima risorsa, richiamo agli azzurri da cui ci si aspetta un altro gioco. Arriva al '70 il rigore che aggiusta il risultato. Oddo segna, al '79 Toni con un bel goal raddoppia e rassicura gli animi sul prosieguo della partita. Manca poco al fischio finale, gli azzurri danno l'impressione di voler far melina, una stonatura. In casa, sul 2 a 0 penso che debbano giocare fino all'ultimo secondo. Sono passati solo 3 mesi ed è giusto riportare in scena lo spirito mondiale, l'unità del gruppo. Servirebbe un tecnico più deciso e meno altalenante nelle scelte. L'Italia doveva vincere, questo è stato fatto e ora si può ripartire più sereni. Il cammino continua...

martedì 3 ottobre 2006

Perchè?

Ci sono cose che non capisco o meglio che non voglio capire e proprio il non capirle per certi versi mi fa sentire meglio. Continuo a pormi delle domande anche se spesso non riesco a trovare le  risposte e non voglio perdere la capacità di indignarmi, di provare a ragionare con la mia testa.


Non capisco quale sia la funzione dell'indulto, dato così a tutti, senza distinzione, senza che si valuti se la persona condannata è pentita, recuperata o se uscita continuerà a percorrere la via della delinquenza diventando un nuovo motivo di timore per i cittadini. Si, certo bisogna ridurre i costi, il sovraffollamento delle carceri ma a che  prezzo lo si fa? Sembra una dichiarazione di resa, troppi carcerati, non riusciamo a ospitarli tutti e non riusciamo a garantire la sicurezza quindi: liberi tutti.  C'è chi si è spinto a dire che tanto dopo 6 mesi i detenuti che hanno beneficiato dell'indulto sarebbero tornati in carcere. Era forse sottointeso che il ritorno sarebbe stato accompagnato da una lunga fila di reati. C' è chi ha detto che l'indulto era un atto doveroso salvo poi lavarsene le mani demandando ai comuni il recupero e il reinserimento di queste persone nella società.


Una cosa mi sembrava di aver capito: l'indulto non si applica ai reati più gravi. Oggi ho aperto  la home page de La Stampa e letto di un uomo che pur avendo brutalmente ucciso due bambini beneficerà di una riduzione della pena di 3 anni. Uno dei reati più brutti, crudeli trattato come una cosa non grave, non abbastanza da impedire di fare sconti, ribadire un no alla violenza, alla violenza sui bambini. Mi sembra incredibile, assurdo. Mi chiedo in che paese vivo, se la parola giustizia abbia ancora un senso. Mi chiedo su che basi sono state prese queste decisioni. Mi chiedo chi si prenderà le responsabilità di questo provvedimento.


lunedì 2 ottobre 2006

Quando arrivar ultimo era una conquista

Luigi Malabrocca occupa un posto speciale nella storia del ciclismo. Piemontese di Tortona era amico di Coppi. Ha vinto 138 corse, 15 da professionista. La sua fama però si deve ai suoi celebri ultimi posti. Le maglie nere conquistate nel 1946 e 1947, al Giro d'Italia, lo hanno reso un mito. Fioriscono Malabroccagli aneddoti su come il ciclista sia riuscito a ottenere questo risultato, meno facile di quanto si pensi. Anche arrivare ultimi comportava strategie e impegno.  Malabrocca si nascondeva nei fienili, andava nei bar, si riparava nelle scarpate sempre tenendo d'occhio il cronometro per non arrivare fuori tempo massimo e nel raggiungere il suo scopo non esitava a bucare le ruote della sua bicicletta. A quel tempo alla maglia nera veniva assegnato un ambito premio in denaro. Era più redditizio classificarsi ultimo rispetto a un buon piazzamento. Nel 1947 Malabrocca superò in premi il terzo in classifica. Nel 1949 Coppi vinse Coppi visse il Giro d'Italia, scrisse una meravigliosa pagina di cicismo duellando con Bartali e superando se stesso sulla Cuneo-Pinerolo. Si giocava una sfida parallela anche in fondo al gruppo, una sfida serrata combattuta fino all'ultima tappa, la Torino-Monza che vedeva buon ultimo Sante Carollo con due ore di vantaggio. Malabrocca il "cinese" si fermò a bere in un'osteria, andò a casa di un tifoso e poi ripartì a bassa andatura, l'avversario non si accorse della sua assenza. 2' 15'' di ritardo rispetto a  Carollo gli poevano garantire la "vittoria" ma la delusione era dietro l'angolo. I cronometristi stufi di aspettarlo se ne andarono a casa accreditandogli lo stesso tempo del gruppo e privandolo dell'agognata maglia nera. Finisce così questa favola bella figlia di un ciclismo nel quale c'era spazio per tutti. Dove convivevano i Coppi, i Bartali,  i Carollo e i Malabrocca, corridori su strade sterrate, impegnati ognuno nella propria epica impresa, in un'Italia da ricostruire dove la prima vittoria era la fuga dalla miseria.


Luigi Malabrocca soprannominato il cinese, per i suoi lineamenti, si è spento ieri, aveva 86 anni.

domenica 1 ottobre 2006

C'è chi dice no

Lionel Locatelli giocava a calcio nell'Archacon, in sesta divisione. L'allenava Jean Pierre Papin ex campione milanista. A giugno Papin riceve l'incarico di riportare Calcio in A lo Strasburgo. Il mister decide di portare con se alcuni suoi giocatori tra cui Locatelli. Si tratta di un bel salto, l'ingresso nel calcio professionistico a 25 anni, un gioco che può diventare una professione. Locatelli si trasferisce  in Alsazia, si allena e gioca ma dopo poche settimane capisce che quella vita non fa per lui. "Mi sono reso conto di essere dilettante nell’anima – ha spiegato il francese -, la vita da professionista non mi piace, mi sento fuori posto" Nonostante un bilancio piuttosto buono: sei convocazioni, due partite da titolare e anche un  gol, in coppa di Lega decide di tornare a casa. Ad Archacon, dalla fidanzata, dal lavoro in un gruppo immobiliare, dal calcio gioco del Pallone2dopolavoro e nulla più. Ora non si può con i se e con i ma capire dove sarebbe potuto arrivare.  Pazzo? Forse si secondo i standard attuali o forse no. Forse ha  capito che non esiste una scarpa universale che vada bene per tutti i piedi. Si è guardato dentro è a cercato quello che veramente voleva. Se l'ha trovato è stato bravo nel percorrere la strada più difficile.