Ci sono cose che non capisco o meglio che non voglio capire e proprio il non capirle per certi versi mi fa sentire meglio. Continuo a pormi delle domande anche se spesso non riesco a trovare le risposte e non voglio perdere la capacità di indignarmi, di provare a ragionare con la mia testa.
Non capisco quale sia la funzione dell'indulto, dato così a tutti, senza distinzione, senza che si valuti se la persona condannata è pentita, recuperata o se uscita continuerà a percorrere la via della delinquenza diventando un nuovo motivo di timore per i cittadini. Si, certo bisogna ridurre i costi, il sovraffollamento delle carceri ma a che prezzo lo si fa? Sembra una dichiarazione di resa, troppi carcerati, non riusciamo a ospitarli tutti e non riusciamo a garantire la sicurezza quindi: liberi tutti. C'è chi si è spinto a dire che tanto dopo 6 mesi i detenuti che hanno beneficiato dell'indulto sarebbero tornati in carcere. Era forse sottointeso che il ritorno sarebbe stato accompagnato da una lunga fila di reati. C' è chi ha detto che l'indulto era un atto doveroso salvo poi lavarsene le mani demandando ai comuni il recupero e il reinserimento di queste persone nella società.
Una cosa mi sembrava di aver capito: l'indulto non si applica ai reati più gravi. Oggi ho aperto la home page de La Stampa e letto di un uomo che pur avendo brutalmente ucciso due bambini beneficerà di una riduzione della pena di 3 anni. Uno dei reati più brutti, crudeli trattato come una cosa non grave, non abbastanza da impedire di fare sconti, ribadire un no alla violenza, alla violenza sui bambini. Mi sembra incredibile, assurdo. Mi chiedo in che paese vivo, se la parola giustizia abbia ancora un senso. Mi chiedo su che basi sono state prese queste decisioni. Mi chiedo chi si prenderà le responsabilità di questo provvedimento.