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lunedì 12 marzo 2012

Place des Vosges

100_9555Una corolla di case. Tetti di ardesia affiancati. File di mattoni rossi alternati a strisce di decorazioni in pietra calcarea. Mi affaccio da un lato, osservo gli alberi che ombreggiano le panchine. Il verde dei prati ricoperti  a tratti di persone. Mi dirigo verso una panchina in legno verde, siedo, ho in mente un itinerario e lo dimentico.  Osservo i giardinieri che raccolgono le foglie e badano a che la sottile striscia di terra situata tra l'erba e il bordo in ferro battuto sia pulita al punto da poter far rotolare le biglie.  I turisti, con una100_4614 guida tra le mani,  si avvicinano alla statua di Luigi XIII, posta al centro, lì dove le fronde si infittiscono.  Il suono dell'acqua nuota nelle quattro fontane posate negli angoli della piazza.   Apro e chiudo gli occhi, ascolto il rumore del vento che si infila tra i rami. Mi alzo in piedi e  mi inoltro nei bassi  portici,  li percorro  alla ricerca dell'abitazione celebre. Una menzione va a Victor Hugo che visse in uno degli appartamenti ora museo. L'esilio, il dramma di una figlia morta giovane sposa, immagini inconsuete.


100_4630Il profumo di the, le mille miscele che si annidano nelle scatole di una boutique, ove una clessidra può creare  il the a misura di ognuno.   Des objets étranges e un pò solitari smarriti in una vetrina che ha le sembianze di prigione accanto a  statue rombanti e vivaci.


Poi esco dalla piazza e dai portici, ritrovo la strada, una meta ma ho  l'impressione di continuare  a restare seduta su quella panchina ove il tempo scorre indifferente e sembra di restare sospesi in una incantevole  oasi ombreggiata.

venerdì 7 gennaio 2011

Le macchine della Meraviglia a Venaria

  Alla Reggia di Venaria, fino al 9 gennaio, è possibile visitare la mostra "Le Macchine della Meraviglia".


Lanterna_285 Si supera una tenda di velluto rosso e inizia il viaggio, a ritroso, in un mondo magico e affascinante.


Esemplari di lanterna magica, vetri dipinti a mano, buffi, grotteschi, a volte usati per scopi scientifici, per illustrare un viaggio, un opera religiosa, una fiaba. Immagini, scenette, piccole storie proiettate sulle pareti. Citazioni letterarie e cinematografiche che aiutano a collocare in un uso più quotidiano questo meraviglioso marchingegno. Dipinti e stampe mostrano la popolarità che aveva raggiunto grazie ad artisti itineranti, spesso savoiardi, che percorrevano chilometri per mettere in atto i loro spettacoli. Per la famiglia Bracci Testasecca è un passatempo che attrae più generazioni e giunge sino ad oggi con il suo carico di ricordi, aneddoti, l'armadio fatto costruire per custudire il prezioso tesoro di vetro. I tre proiettori, rivolti verso lo stesso punto, consentivano di costruire scenette più lunghe, il pianoforte produceva la musica di sottofondo.


Emile Reynaud, fu un precursore del cinema di animazione, mise a punto un teatro ottico, con il quale proiettava pantomime lumisone costituite con immagini da lui stesso dipinte su lastre di vetro. I suoi cortometraggi animati furono proiettati al teatro Grévin di Parigi tra il 1892 e il 1900. Con l'avvento del cinematografo  entro in crisi, in un momento di sconforto distrusse le sue invenzioni e gettò nella Senna alcune delle sue pellicole. A Venaria è possibile vedere le due opere che si sono salvate: Autor d'une cabine e, nella postazione multimediale, Pauvre Pierrot.


Buona Visione!!


SITI:


La Reggia di Venaria :     www.venaria.it


Le Macchine della meraviglia:  www.lemacchinedellameraviglia.it


Gtt (servizio navette da Torino - Stazione Porta Nuova- alla Reggia di Venaria):


www.comune.torino.it/gtt/turismo/reggia_venaria.shtml


 

domenica 26 settembre 2010

Mangia prega ama

Elizabeth Gilbert ha un buon lavoro, una bella casa, un marito e una scatola ove ripone  le informazioni  riguado i luoghi che vuole  vedere prima di morire. Non è felice. Sente che le manca qualcosa, divorzia, si imbarca in una tormentata storia d'amore infine, quando anche questa sembra naufragare, decide di partire per un Mangia prega ama locandina viaggio intorno al mondo, si dà un anno di tempo per ritrovarsi, per costruire un nuovo equilibrio.


Tre capitoli schematici e piuttosto slegati  rappresentano la maggior parte del film. Mangia Prega Ama. Italia India Indonesia. Corpo Spirito Cuore.


La prima tappa italiana è riservata al corpo ovvero al cibo, da consumare in libertà, con inquadrature degne della "Prova del Cuoco",  stereotipi a gò gò e la sensazione di una Roma da cartolina, guasta, priva di significato.


In India Elizabeth si dedica alla preghiera, riflette sugli errori commessi, sulla capacità di perdonare e perdonarsi.


In Indonesia,a Bali, ritrova il Santone che le aveva predetto il suo percorso, tra divorzio, povertà, ricchezza e viaggio.  Le viene chiesto di ricopiare dei documenti, conosce una donna divorziata che da sola deve crescere sua figlia, incontrando mille difficoltà. Liz conosce anche un uomo brasiliano (Javier Bardem) divorziato che per prima cosa prova a investirla e poi...


Il film è tratto dal romanzo omonimo di  Elizabeth Gilbert che racconta l'esperienza da lei vissuta.


Sorprende il fatto che il film, pur essendo tratto da una storia vera, risulti finto, artefatto, poco coinvolgente.  Si, le idee di fondo sono buone: aprirsi alla vita, al viaggio come trasformazione, non aver paura di  lasciare tutto per cercare un proprio equilibrio, imparando da ogni persona che si incontra. Il film cade quando, per dimostrare la propria tesi,  si contraddice avvalendosi  di stereotipi, personaggi costruiti a tavolino, bidimendosionali poco compatibili con l'idea di autenticità che la pellicola sembra voler proporre. Conosciamo la superficialità con qui è stata trattata l'Italia, possiamo legittimamente chiederci se stessa sorte sia toccata anche all'India  e a Bali.   La pellicola è lunga 140 minuti, troppi per una storia  nella quale si fatica a mettersi nei passi della protagonista, capire cosa pensa, il perchè di certe azioni e situazioni che vengono presentate come un asettico elenco, indifferente al cuore.


A un certo punto, verso la fine, Julia Roberts, alias Elizabeth Gilbert, assume l'espressione che aveva in "Se scappi ti sposo" sembra pronta alla grande fuga e...  strappa un sorriso a una spettatrice sull'orlo del sonno.

lunedì 3 maggio 2010

Trieste

Ho attraversato tutta
la città, 
Poi ho salito un erta,
popolosa in principio, in la deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.


Trieste ha una
scontrosa grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore 
con gelosia.


Da quest'erta ogni
chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una collina, l'ultima s'aggrappa.
Intorno
Circola ad ogni cosa
un aria strana, un aria tormentosa,
l'aria natia.


La mia città che in
ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva. 

(U. Saba)


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sabato 10 aprile 2010

Divagazioni


E' piovuto dall'inizio alla fine.
Il cielo, grigio e irregolare, sembrava pronto a rovesciarsi sulla
terra. Non
101_7500
restava che chiedersi quando e sperare  di trovarsi al riparo.  Le
persone si posizionavo sotto coperta, vicino
ai vetri, indossavano impermeabili, imbracciavano macchine fotografiche,
masticavano un ultimo snack prima che il battello si staccasse dalla
riva per
iniziare il tour. Noi scegliemmo di andare al piano di sopra, scoperto,
dove
alcuni  pennuti passeggiavano solitari e  i
seggiolini arancioni avevano la consistenza di  opachi
pezzi di plasti101_7513ca. Un posto vicino alla
ringhiera  era la meta,  passammo un
fazzoletto, ci sedemmo. A turno lamentavamo i primi brividi di freddo,
qualche  pentimento,
ci spingevamo fino a  nefaste previsioni
quando  le prime gocce cominciarono a cadere e il battello 
si decise ad
abbandonare la riva.   Tirammo su i
cappucci, decisi a   rimanere ai nostri
posti. Una voce gracchiante iniziò a  spiegare
ciò che avremmo visto, ordinatamente ripeteva il messaggio in cinque
lingue
diverse. Ometteva l’italiano e noi ci aggrappavamo al francese,
incantati da
ciò che vedevamo lentamente profilarsi dinanzi a noi.


domenica 11 ottobre 2009

in viaggio

Milano - Stazione Centrale

Scendo
dal treno, mi confondo tra i  passeggeri che si muovono in direzione
della stazione trascinando le loro valigie. L'enorme tettoia di vetro e
metallo ci accompagna per un pò trasmettendo una sensazione di
progresso retrò. Sono le 11 del mattino di un sabato di inizio estate.
La stazione brulica di vita, persone e storie che si stagliano una  di
fianco all'altra,  si sfiorano per poi non toccarsi più. I colombi si comportano come i proprietari della stazione, puntano  nella tua direzione e
non sembrano volersi scansare neanche quando stanno per lambirti i
piedi.

Il primo impulso è di
lasciarsi fagocitare dal ritmo veloce che percorre questo pezzo di
mondo.  Trascino il Trolley facendo il giro della stazione, osservo,
spero che il tempo passi. Sui muri scorci a mosaico di città d'arte.
Rimango per un attimo incantata a osservare la mia Firenze. La riscopro
piano: il campanile, il Duomo, la Chiesa di Santa Croce, Palazzo
Vecchio, il David. Un luogo di buoni ricordi che mi strappa un sorriso
di nostalgia. Dall'altro lato figure mitologiche che trasmettono la
sensazione di essere dentro terme di epoca romana.

I lavori in corso 
sono anche qui. La gente si sistema come può. Aspetta, c'è sempre
troppo o poco tempo per chi vive la stazione. Accampata sul pavimento,
raccolta in un bar per racchiudere, nell'attesa, almeno un panino.

Molti
si sistemano davanti al tabellone degli arrivi e delle partenze con il
naso all'insù, in attesa che appaia il numero del binario,  attenti,
partecipi come  se  i numeri  che stavano per uscire  fossero quelli
di  una combinazione  giocata al lotto,   in grado di cambiare il loro
destino.

Scale mobili e immobili invitano all'uscita, le
osservo senza desiderio. Mi ritiro in disparte, di fianco a un
international press tra il binario 8 e il binario 9. Da una trave pende
una catena che sostiene un orologio ottagonale. Sembra che debba
scandire il tempo che fu. Forse anche di qui è passato Harry Potter, 
diretto al binario 9 e 3/4.
Tiro fuori un quaderno e inizio a scrivere.

martedì 1 settembre 2009

Qui

Ver

Mi fermai per un attimo a pensare, la testa fra le mani, un cappello a ripararmi dal sole. Non giocavo a fare l'esploratrice, il mio sguardo era racchiuso in quel tratto di marciapiede. Tenevo sollevati i piedi per dimenticare il calore della pietra.

giovedì 11 settembre 2008

V.

Venezia è una città che rischia
di spegnersi per far posto al museo. Molte case rimangono al buio di sera,
103_0399
ricordano persone che se ne sono andate,
un luogo che forse è meta ma non traguardo.


E’ un incanto che si vive nel
profondo, mentre il traghetto si avvicina al
la 103_0544_3
riva e le
immagini si fanno più
nitide. E’ una terra sospesa, conquistata palmo a palmo, che non ha perso la
sua ostinata indipenden
za. 118 isole collegate da ponti e il c
anal grande, la strada principale. Tutto è
fatto a misura di un acqua
che periodicamente prova a tornare padrona. E’ scomoda Venezia, un saliscendi, la ricerca
di un ponte,
l’acqua alta. E’ generosa con chi si addentra per le calli e poi
si perde, ma103_0573_2 solo per un momento, fino a che svoltato l’angolo rimane
affascinato da uno scorcio, da un attimo di insolita, deliziosa, imperfezione.
Mi scopro sola, le voci scorrono lontane, non voglio rompere il silenzio, solo
farne parte, almeno per un po’. Mi muovo tra luci e ombre e ho l’impressione di
non volerne uscire più.

giovedì 28 agosto 2008

binario n. 1

Il fumo si infila controvoglia
nelle narici. Una brezza leggera accarezza la pelle.   100_9552
  Un uomo percorre più volte la banchina. Fuma una sigaretta e
punta gli occhi sui volti degli altri viaggiatori. Non nasconde l'ansia che
lo muove. Il cielo è colorato di un pallido azzurro, si prepara al giorno che
sta nascendo. Le automobili si muovono lontane.
Volano parole e risate, si incontrano facce perse in sonni interrotti, sguardi
rapiti dai binari.
Una voce, dall'alto, annuncia l’arrivo del treno.  L'attenzione è rivolta al binario n. 1. Ci si sporge sperando di vederlo per primi ma
non è ancora il momento. Il silenzio viene interrotto dal picchiettare di un trolley
sui mattoni. Due ciclisti, convinti di non arrivare  in tempo, sbucano trafelati dalla stazione.
Infine il treno, i fanali accesi, l'incedere indifferente e maestoso. Signori
in carrozza, si parte.

sabato 10 maggio 2008

Stella

E' il punto di
riferimento usato per calcolare la distanza da Parigi.  I cartelli verdi
sfilano ai bordi della strada, la meta si avvicina pur essendo ancora grandi le
cifre. Sai che il tuo posto è là, almeno per un attimo sarai sul chilometro zero,
quello che ti è spiegato in un viaggio, a tratti  infinito.  La
stella si trova davanti a Notre-Dame.  Le fa compagnia una
tradizione.  Se poggi i piedi sulla stella, esprimi un desiderio,
giri su te stesso: il desiderio sarà
esaudito.


101_7309
Molte città hanno un luogo dei desideri, un punto dove è facile abbandonarsi
alla fantasia e si prova perchè sono divertenti tradizioni e viaggiare è fatto
anche di questo. Piccole storie che si tramandano come realtà, statue consumate
solo in un punto, leggende che fanno sorridere il cuore.


Notre-Dame è maestosa, illuminata da un sole ballerino. Entro e mi colpisce l’oscurità,
stanno celebrando messa, la voce deve rimanere bassa. Il giro si compie
piuttosto in fretta. Esco ed è di nuovo luce. Il vociare delle persone, le
guide che alzano gli ombrelli per non perdere i loro gruppi, la statua di Carlo
Magno, i fiori, il suono di una fisarmonica. L’attrazione per la facciata, le
statue, le decorazioni che tutte insieme sono lì davanti ai miei occhi consapevoli di non coglierle appieno.


Stella, mi metto alla ricerca, il
piazzale è gremito, non vedo cartelli o segnali. Chiedo a un guida.
Mi invita a guardare vicino alla cattedrale.


Vedo un piccolo gruppo di persone
che a turno gira su se stessa. L'ho trovata! E' appoggiata sulla pietra.
Persone di ogni età si sottopongono al rito, qualcuna abbonda nei giri, forse
sperando in maggior fortuna o forse solo perché quando si inizia a girare
sembra più difficile fermarsi.


E’ il mio turno.
Stella. Desiderio. Giro.

venerdì 9 maggio 2008

P.

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Non cercavo Parigi  e non posso dire di
averla capita. Due giorni bastano appena per annusarla, chiedersi, un pò
inquieti se si vuole riprovare. Trovarsi freddi, estranei, tentati di non
approfondire la sua conoscenza. Scoprirsi, innamorati, a contare i giorni, le
ore che separano dalla prossima volta, e intanto sfogliare i cataloghi alla
ricerca di un alberghetto che non dissangui le finanze. Immaginare un tutto che
va bene solo nei sogni, chiedersi se tutto si dissolverà sotto il peso del
quotidiano.


Chissà cosa è Parigi, al di là delle immagini,
delle parole, di quello che si pensa dovrebbe essere. Come una formula che
presa da un lato o dall'altro dovrebbe dare lo stesso risultato. Un percorso,
una serie di tappe, quasi una gara e se ne salti una non vale. Non si può far
finta, imbrogliare.
Parigi è confusione, distanza, grandiosità e altro che ho solo sfiorato.
Parigi, penso, è una città che va camminata senza fretta...

lunedì 28 agosto 2006

Tra cielo e terra

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Domenica ho vissuto un piccolo scorcio di vacanza. In valle Maira, sono andata a Elva (cn), 1637 m s.l.m.




Lì ho visto la chiesa Parrocchiale, sono interessanti gli affreschi del XV secolo e gli elementi decorativi presenti anche all'esterno dell'edificio. 100_1494


Sono salita sul colle e poi scendendo  verso  Stroppo ho pensato di fermarmi per fare la foto che ho postato ieri.  Il panorama è meraviglioso. Prevale la natura incontaminata e quando il sole splende nel cielo la serenità è qualcosa che ti sembra di poter toccare. Se non c'è foschia si può  vedere anche uno spicchio di pianura.