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sabato 16 giugno 2012

Forse si sente osservato

Img_1331565386_i Due uomini, spettatori clandestini, favoriti da un telo bucato.  L'uomo con la bombetta si stacca dal telo e si volta. Forse si sente osservato. Un ragazzo si sta muovendo nella sua direzione. Tiene in mano  uno strano marchingegno e se fosse una guardia in borghese? Il match è in pieno svolgimento, il risultato incerto. Che fare? Fingere indifferenza ed allontonarsi. Ormai è tardi. Scappare. Sarebbe inseguito e raggiunto. Un ultima occhiata. Ecco quello che farà, conserverà l'immagine di ventidue uomini in calzoncini corti intenti a rincorrere una palla cucita nel cuoio. Il finale del match lo disegnerà lui e sarà emozionante, combattuto e vinceranno i suoi ma solo al novantesimo, due secondi prima del  triplice fischio finale.


 Fotogafia di Henry Cartier-Bresson

lunedì 9 gennaio 2012

Les doigts pleins d'encre

Robert Doisneau fotoLe dita piene di inchiosto è l'evocativo  titolo della mostra organizzata presso il Museo di Scienze Naturali di Torino. Fino al 15 gennaio sono esposte una trentina di fotografie realizzate dal celebre fografo francese Robert Doisneau che ha ritratto degli scolari  francesi,   tra gli anni '40 e '50 del XX secolo. I bambini sono colti nel vivere quotidiano. A scuola persi in un attimo di distrazione, seri, divertiti, assorti, complici, preoccupati o sorridenti,  alle prese con una marachella o con una prova di destrezza.


Trenta e una storia che affiorano osservando le immagini, colpiti da un particolare che a una prima occhiata non si era colto.  Doisneau ha uno sguardo ispirato e la pazienza necessaria per  realizzare immagini  delicate, tenere, suggestive in un bianco e nero che affascina.


 Prezzo: intero € 5,00 - ridotto € 2,50


Luogo: Museo Regionale di Scienze Naturali
Indirizzo: Via Giolitti 36
Città: TORINO (TO).


Fino a domenica 15/01/2012
-Dal giorno 27/11/2011 al 15/01/2012 dalle ore 10:00 alle ore 19:00 nei giorni: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica




Notizia tratta dal sito TorinoCultura a questo link.

venerdì 7 gennaio 2011

Le macchine della Meraviglia a Venaria

  Alla Reggia di Venaria, fino al 9 gennaio, è possibile visitare la mostra "Le Macchine della Meraviglia".


Lanterna_285 Si supera una tenda di velluto rosso e inizia il viaggio, a ritroso, in un mondo magico e affascinante.


Esemplari di lanterna magica, vetri dipinti a mano, buffi, grotteschi, a volte usati per scopi scientifici, per illustrare un viaggio, un opera religiosa, una fiaba. Immagini, scenette, piccole storie proiettate sulle pareti. Citazioni letterarie e cinematografiche che aiutano a collocare in un uso più quotidiano questo meraviglioso marchingegno. Dipinti e stampe mostrano la popolarità che aveva raggiunto grazie ad artisti itineranti, spesso savoiardi, che percorrevano chilometri per mettere in atto i loro spettacoli. Per la famiglia Bracci Testasecca è un passatempo che attrae più generazioni e giunge sino ad oggi con il suo carico di ricordi, aneddoti, l'armadio fatto costruire per custudire il prezioso tesoro di vetro. I tre proiettori, rivolti verso lo stesso punto, consentivano di costruire scenette più lunghe, il pianoforte produceva la musica di sottofondo.


Emile Reynaud, fu un precursore del cinema di animazione, mise a punto un teatro ottico, con il quale proiettava pantomime lumisone costituite con immagini da lui stesso dipinte su lastre di vetro. I suoi cortometraggi animati furono proiettati al teatro Grévin di Parigi tra il 1892 e il 1900. Con l'avvento del cinematografo  entro in crisi, in un momento di sconforto distrusse le sue invenzioni e gettò nella Senna alcune delle sue pellicole. A Venaria è possibile vedere le due opere che si sono salvate: Autor d'une cabine e, nella postazione multimediale, Pauvre Pierrot.


Buona Visione!!


SITI:


La Reggia di Venaria :     www.venaria.it


Le Macchine della meraviglia:  www.lemacchinedellameraviglia.it


Gtt (servizio navette da Torino - Stazione Porta Nuova- alla Reggia di Venaria):


www.comune.torino.it/gtt/turismo/reggia_venaria.shtml


 

venerdì 15 giugno 2007

Teatro stabile di strada a Torino

Venerdì
15 giugno 2007 alle ore 11.30,
sui primi gradini del Duomo di Torino, è indetta una conferenza stampa - la partecipazione è aperta a chiunque vorrà
intervenire, compresi ovviamente i passanti - nella quale Marco Gobetti presenterà il
TEATRO STABILE DI STRADA®  e risponderà ad eventuali domande.


La quinta stanzialità avverrà
per
sette giorni,
da venerdì 22 a giovedì 28 giugno 2007
: tutte le sere alle ore 21.30 a Torino, nei
pressi del n° civico 2 in
Piazza San Giovanni (di fianco al Duomo, dove un anno fa si diede corso al
progetto con la stanzialità inaugurale di 15 giorni),
Marco Gobetti reciterà
il monologo “
VOGLIO UN
PAPPAGALLO – Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo
”. L'attore continuerà poi a recitare a Torino, spostandosi in
via Accademia delle Scienze, di fronte a piazza Carignano, per dare
vita alla
sesta
stanzialità
, che durerà tre giorni: da sabato 30 giugno
a lunedì 2 luglio, tutte le sere alle ore 21.30.



Il pubblico potrà versare un’offerta a piacere,
non obbligatoria, nel cappello di fronte alla zona scenica.


 


L’anno scorso ho assistito a questo spettacolo, mi è piaciuto molto, ne ho scritto in un post:


 Voglio
un pappagallo – Mattew Smith: il p(r)ezzo della vitta di un uomo


Venerdì sera stavo facendo una passeggiata, in centro, a Torino.
Erano da poco passate le 22, da Piazza Castello mi sono mossa verso Palazzo
Reale. L'aria era fresca. Ho pensato di passare dove il Duomo. Faccio per
andare in quella direzione, giro l'angolo e mi trovo di fronte a uno spettacolo
suggestivo. Le ombre della sera erano ormai scese sulla città. Un ragazzo siede
davanti a un muro. La scenografia è essenziale: la sedia, un attaccapanni su
cui è posto un vestito, 4 riflettori puntati sull'attore. intorno  un
piccolo pubblico seduto su dei cuscini posti sulla piazza. Mi fermo affascinata
per sentire la storia di Mattew Smith un giovane orfano perseguitato dal sogno
della madre e del nonno, di un libro di cui non riesce a leggere il titolo. Le
persone che lo adottano vorrebbero farlo smettere di sognare. Lui fugge e
inizia una nuova vita in America. Lo accoglie una ricca famiglia, diventa amico
di Vincent. Si rende conto che cantando "Voglio un pappagallo, voglio solo
un pappagallo da tenere sulla spalla che mi sia da testimon" può ottenere
tutto quello che vuole. Diventa il leit-motiv della serata questa canzone a cui
ogni volta Matthew aggiunge una strofa. La vita del ragazzo diventa difficile
quando si trova, per una serie di coincidenze, a dover fuggire.Colpevole? Per
molti si è colpevole. Prossima tappa Torino e il Piemonte, qui Matthew tra
passato e presente cercherà risposte su chi gli sta intorno, su quel sogno mai
finito.  Fino a che per capire si dovrà di nuovo spostare vivendo così un finale
sorprendente.


Lo spettacolo è fatto anche di ombre e luci, proiettate sul muro.
E' bello, dura 1 ora e ti tiene incollata sul posto con la voglia di sapere
come andrà a finire. Una storia surreale, misteriosa e quasi fosca  che a
tratti diventa rosa. L'attore cattura l'attenzione del pubblico con una
recitazione coivolgente a più voci. A tratti si frappone l'intermezzo di un
bambino a cui un anziano , forse lo stesso Matthew, vuole raccontare una storia
e un caffè che non arriva mai a ebollizione. Sono arrivata in ritardo,ho perso
i primi 10 minuti, mi è piaciuto molto lo stesso, assistere a uno spettacolo,
così nel mezzo di una città, con gente che passava e sbirciava la scena
incuriosita per poi proseguire la passeggiata. Mi è sembrato di fare un viaggio,
per qualche minuto non essere più lì ma a New York,  conoscere i bizzarri
personaggi che con pochi tratti precisi venivano descritti, tali da vederteli
quasi comparire davanti mentre la notte si stendeva su Torino. Poi è giunta
l'ora di tornare a casa, il sogno è finito e mi ha lasciato un bel ricordo.”



 

sabato 11 novembre 2006

Quasi come a casa...

Photo0084_1
Tra dicembre 2005 e gennaio 2006 Palazzo Madama è stato aperto al pubblico, in  via straordinaria. Sono andata a visitarlo gli ultimi giorni prima della chiusura e ne sono rimasta incantata. Bello anche se ancora vuoto, non sentivo in quel momento bisogno di altro. Un interessante filmato dava la possibilità di conscere la travagliataPhoto0061 storia del palazzo. Infine arrivava il momento di iniziare.  Mi addentravo nelle sale curiosa e rimanevo affrascinata dagli affreschi restaurati, dagli stucchi, dalle pareti su cui spiccavano quadri di diverso genere: ritratti dei Savoia, immagini della  Torino settecentesca, scene bibliche e di caccia.
Quasi non percepivo il trascorrere del tempo, l'ingresso era libero si poteva andare di sala in sala, scegliere un percorso e stare lì anche delle ore a bearsi in quell'atmosfera particolare. Ero al Photo0074
centro della città eppure mi sembrava di esserne lontana, precipitata in un altra epoca, nella quale ci si sarebbe sorpresi del traffico e dei rumori che irrompevano a tratti, sorpresi di vedere quegli strani così a 4 ruote che si incrociavano nelle vie cittadine.


Poi arriva il momento di salire sulla torre, di lì  lo sguardo spaziava su Torino in un giorno insolitamente sereno. A poca distanza prendeva forma il progetto olimpiadi, l'enorme palco dove di lì a poco si sarebbero premiati gli atleti, in quel momento ancora solo uno scheletro in via di definizione.
Il tempo dilatato, la possibilità di girare di sala in sala liberamente hanno reso la visita ancora più Photo0093_2
interessante, negli occhi si fissavano  immagini meravigliose, la sensazione di vivire una bell'avventura e di non essere da sola. Persone di ogni età condividevano con me quell'esperienza, si attardavano a guardare questo o quel particolare curiosi e interessati quasi con la sensazione di trovarsi  a casa.


Sul sito del Comune ho letto la notizia dell'apertura a partire dal 16 dicembre con un allestimento rinnovato

martedì 11 luglio 2006

VOGLIO UN PAPPAGALLO - Mattew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo

Venerdì sera stavo facendo una passeggiata, in centro, a Torino. Erano da poco passate le 22, da Piazza Castello mi sono mossa verso Palazzo Reale. L'aria era fresca. Ho pensato di passare dove il Duomo. Faccio per andare in quella direzione, giro l'angolo e mi trovo di fronte a uno spettacolo suggestivo. Le ombre della sera erano ormai scese sulla città. Un ragazzo siede davanti a un muro. La scenografia è essenziale: la sedia, un attaccapanni su cui è posto un vestito, 4 riflettori puntati sull'attore. intorno  un piccolo pubblico seduto su dei cuscini posti sulla piazza. Mi fermo affascinata per sentire la storia di Mattew Smith un giovane orfano perseguitato dal sogno della madre e del nonno, di un libro di cui non riesce a leggere il titolo. Le persone che lo adottano vorrebbero farlo smettere di sognare. Lui fugge e inizia una nuova vita in America. Lo accoglie una ricca famiglia, diventa amico di Vincent. Si rende conto che cantando "Voglio un pappagallo, voglio solo un pappagallo da tenere sulla spalla che mi sia da testimon" può ottenere tutto quello che vuole. Diventa il leit-motiv della serata questa canzone a cui ogni volta Matthew aggiunge una strofa. La vita del ragazzo diventa difficile quando si trova, per una serie di coincidenze, a dover fuggire.Colpevole? Per molti si è colpevole. Prossima tappa Torino e il Piemonte, qui Matthew tra passato e presente cercherà risposte su chi gli sta intorno, su quel sogno mai finito.  Fino a che per capire si dovrà di nuovo spostare vivendo così un finale sorprendente.


Lo spettacolo è fatto anche di ombre e luci, proiettate sul muro. E' bello, dura 1 ora e ti tiene incollata sul posto con la voglia di sapere come andrà a finire. Una storia surreale, misteriosa e quasi fosca  che a tratti diventa rosa. L'attore cattura l'attenzione del pubblico con una recitazione coivolgente a più voci. A tratti si frappone l'intermezzo di un bambino a cui un anziano , forse lo stesso Matthew, vuole raccontare una storia e un caffè che non arriva mai a ebollizione. Sono arrivata in ritardo,ho perso i primi 10 minuti, mi è piaciuto molto lo stesso, assistere a uno spettacolo, così nel mezzo di una città, con gente che passava e sbirciava la scena incuriosita per poi proseguire la passeggiata. Mi è sembrato di fare un viaggio, per qualche minuto non essere più lì ma a New York,  conoscere i bizzarri personaggi che con pochi tratti precisi venivano descritti, tali da vederteli quasi comparire davanti mentre la notte si stendeva su Torino. Poi è giunta l'ora di tornare a casa, il sogno è finito e mi ha lasciato un bel ricordo.



Teatro Stabile di Strada Lo spettacolo è organizzato in Piazza San Giovanni, di fianco al Duomo, ogni sera alle 22 fino al 17 luglio. E' possibile fare un'offerta a piacere, non obbligatoria. Info: http://www.ilbarrito.it/vogliounpappagallo.htm

mercoledì 31 maggio 2006

Compagnie SERGENT PEPERE

Compagnie Sergent Pépère (Francia) Pepere


Chlipoutchnik
CONCERTO SPETTACOLARE
Rabih Rabougris, Nestor pizzaiolo, Art Pépère, Patrick Touca, Le grand Saphir,
                          Stanislass Slakouldouss, Lino Van Tuyo


Giovedì 1 giugno
Ore 18,30 Piazza Carignano.
    
                                       


Se volete trascorrere 1 ora in allegria, distrarvi sentendo della buona musica, quello è il posto giusto per voi.


                                                 ************************


Ieri, a Torino era una grigio fredda giornata. Sono uscita pensando di andare a vedere una mostra. Trovando chiuso ho cambiato programma e sono andata in via Garibaldi per fare una passeggiata. Giunta all'altezza del palazzo municipale sento suonare della  musica.  La seguo e arrivo in  Piazza Palazzo di Città dove c'è un gruppo di persone, a capannello. Sono arrivata a destinazione. Si esibisce la Compagnie SERGENT PEPERE, francesi, sono un gruppo di musico artisti piuttosto bravi e divertenti. Suonano batteria, fisarmonica, sassofono, tromba, nacchere, maracas e molto altro. Indossano costumi particolari, misto di tradizione e pazzia. Sono presentati da un ragazzo che in francese descrive comicamente i pezzi che saranno suonati e li accompagna quando necessario.


Dal sito:


"Un manipolo di serissimi musicisti che non si prendono sul serio ha dato vita nel 1998 a questa formazione che svaria, per sottrarsi a qualunque classificazione, dal jazz al medio oriente, dai ritmi tzigani a quelli latini, dall’etno al rap. Si sono conosciuti in uno spettacolo di strada, sui trampoli, e alla strada ritornano volentieri in un baccano indiavolato di strumenti, in una baraonda di costumi clowneschi, di gag, di provocazioni allegrissime."


L'esibizione rientra nella più ampia manifestazione "Teatro Europeo 06. Senza confini"  in programma  a Torino dal 30 maggio al 4 giugno.


Per informazioni: http://www.teatroeuropeo.it/







Grazie per la Home page!

mercoledì 24 maggio 2006

Carmen

Galeotto fu l'articolo e chi lo scrisse...


Questa mattina ho letto, su City che  era in programma al Cinema Massimo: "Carmen", film muto del 1915, diretto da Cecil B. DeMille. 


La presentazione era sicuramente accattivante. Film assente in Italia dal 1991.  Ispirato al racconto di Merimée perché i diritti dell'opera di Bizet erano troppo cari. Accompagnamento musicale dal vivo di Alma Flamenca.


Incuriosita ho deciso di andare a vederlo. Arrivo al cinema intorno alle 21. Fila allo sportello. Un cartello  indica, sala 3 (dove il film è poi stato proiettato) esaurito. Ho pensato di dover rinunciare a quello che si prefigurava come un piccolo, grande evento. Arriva poi la notizia che  eccezionalmente ci viene data la possibilità di entrare essendo prevista un'unica proiezione.


Sala gremita, mi sistemo pronta a vedere il film. Entrano i musicisti. Breve presentazione del film, restaurato dalla Gorge Eastman House. Si spengono le luci. Inizio. La musica e le immagini si fondano in una danza emozionante.


Una barca carica di merce giunge a riva. I contrabbandieri devono farla entrare in città. Il passaggio è sorvegliato dal soldato Don José che non sembra voler scendere a compromessi. Il carico viene portato nell'accampamento degli zingari gitani.


Carmen si offre di intervenire per distrarre il soldato. La donna si reca in città e inizia a conquistare Don José. Di giorno lavora alla fabbrica di sigarette, piuttosto svogliatamente.  La notte balla al Pastia dove incontra un torero che le propone di andare a Siviglia. Ma non è tempo di fughe. Carmen deve distrarre il soldato per far passare la merce. Il piano scatta, la notte stessa, Carmen va a trovare Don Josè. Lo convince a allontanare i soldati e a tacere, per amor suo, riguardo il contrabbando.


Il giorno dopo Carmen riceve la sua ricompensa. Va nella fabbrica per non destare sospetti, li litiga con una compagna di lavoro e la ferisce. Viene arrestata, Don José la porta al Pastia dove la ragazza vuole parlare con lo zio. Qui il soldato per proteggere Carmen uccide un suo compagno d'armi. Lei fugge.


Don José su consiglio dei contrabbandieri viene condotto dagli zingari. Disertore e assassino è accolto tra loro ma scopre sorpreso che Carmen non lo ama. Folle di gelosia le afferra il collo, viene richiamato, deve andare a parlare con il capo degli zingari, fa in tempo a metterle un anello al dito.


Intanto Carmen organizza la fuga, e tramite una ragazza fa pervenire a Escamillo, il torero un messaggio, acconsente a fuggire con lui. La zingara si legge le carte, le predicono che morirà. Nonostante l'oscuro segnale parte insieme al torero.


Quando arrivano a Siviglia  vengono accolti festosamente dalla gente. Si vestono elegantemente e si recano all'arena. Non sanno che Don José li ha seguiti. Inizia la corrida, ogni gesto del torero è seguito da un omaggio alla bella zingara seduta in prima fila.


Un uomo avverte Carmen che don José  e in attesa fuori pronto a uccidere Escamillo. La zingara decide di incontrarlo per cercare di fargli cambiare idea. Don Josè le dichiara nuovamente il suo amore. Lei riafferma il suo diritto di dare e prendere l'amore come vuole, queste sono le sue regole. Lui dice che se non sarà sua non sarà di altri, tira fuori un pugnale e la uccide, Carmen rivendica il suo essere una donna liberà mentre sta morendo. Don Josè  solo in quel momento si rende conto di quanto ha fatto. Decide di togliersi la vita, poggia le labbra su quelle di Carmen e si uccide.


Dietro, la porta si apre, ne esce Escamillo vittorioso che osserva con orrore la scena. Qui finisce il film.


La protagonista  è Geraldine Farrar, cantante lirica  al suo esordio cinematografico. Altri interpreti Pedro de Cordoba, Fallace Reid. Molto espressiva la loro recitazione che risulta un pò accentuata essendo un film muto. Credibili nel ruolo, emozionante il finale. I volti, alcuni in particolare danno l'impressione di essere molto attuali. Fa un pò effetto pensare alle prime persone che hanno visto il film 90 anni fa, a quante cose sono cambiate rispetto a allora.


Cartelli con le battute in lingua originale. Sottotitoli in italiano.   Mi ha sorpreso il cambio di colore della pellicola, azzurra al momento dello sbarco. Rosa quando entra in scena Carmen. Classico bianco e nero per le scene nella fabbrica. Gialla nelle scene girate all'interno del Pastia. Rossa quando la zingara leggendo le carte scopre che morirà. Una serie di colori diversi a segnare quasi un distacco tra le scene. Indicano il cambio di ambiente, in qualche caso d'atmosfera.


Molto bravi i musicisti, bella la musica che accompagna e sottolinea i passaggi del film. Veramente suggestiva. Rende la visione unica. Adatto il flamenco a rappresentare i forti sentimenti che  rivivono sullo schermo.


Vedendo film come questo ci si rende conto di come le parole, in qualche caso, risultano superflue. Immagini e musica riescono a far rivivere le emozioni della storia, rendendola essenziale e dando la possibilità allo spettatore di concentrarsi sull'impatto  visivo, come su un quadro di cui cogliere ogni  particolare.

martedì 23 maggio 2006

Anche se...

La libreria Druetto, quella che si incontra in Via Roma 227, poco prima di Piazza San Carlo, chiuderà i battenti il 31 maggio. Era aperta dal 1925. L'informazione vecchia di qualche settimana è scritta su un foglio appeso in vetrina.


Quando ho letto la notizia il primo sentimento è stato  tristezza. Anche se non ci sono mai entrata.  Sono a Torino solo da questo anno. Dovendo pensare a una libreria per me ideale probabilmente la immaginerei diversa da questa.


Sono triste forse perché penso a tutto quello che deve aver visto in 81 anni.  I cambiamenti mi colgono sempre un pò di sorpresa Forse pensavo,inconsciamente, che un giorno ci sarei entrata. Ogni settimana quando ci passo davanti, fermarmi a osservare le  vetrine, è diventata una piccola abitudine dura da estirpare. Forse perché non so cosa potrebbe aprire al suo posto e mi sembra un piccolo pezzo di storia gettato via.


Non deve esser facile far quadrare i conti di una libreria, ancora di più  se specializzata solo in certi settori. La concorrenza dei supermercati si fa sentire, la crisi c'è.  Un lettore spesso deve  diventare attento agli sconti e alle offerte per poter saziare la sua "fame" di libri.


La Stampa ha pubblicato un articolo qualche tempo fa riguardo questa chiusura. La proprietaria lamentava il fatto che aveva chiesto di essere coinvolto nelle attività legate alle olimpiadi e non era stata ascoltata.


A questo punto dovrei parlare di possibili soluzioni, alternative. Certo questa è la parte più complicata.


Ora come ora non so se ci siano ancora soluzioni possibili. Provare a integrarla meglio nella città. Farla sentire più vicina alla gente. Dedicare uno spazio, fatto di foto, documenti al ripercorrere la storia di questa libreria e di questo angolo di città. Organizzare presentazioni di libri.  Organizzare conferenze a tema riguardo i settori su cui si è specializzata così da diffondere l'interesse per quegli argomenti. Promozioni, piccoli e grandi eventi che la facciano amare e conoscere da un numero più alto di persone. Sono alcune ipotesi che non so quanto possano essere messe in pratica.


Iniziare  a squarciare il velo di indifferenza intorno a  ciò che ci circonda potrebbe essere il primo passo..

sabato 20 maggio 2006

Un artista non banale

Mercoledì 10 maggio, al cinema Massimo di Torino,  Kim Rossi Stuart ha presentato il suo film:


"AncPhoto0341_1he libero va bene". La città era vestita di un grigio manto autunnale, la pioggia è caduta quasi tutto il giorno piuttosto intensamente.


Ho preso il biglietto nel pomeriggio. Ero curiosa di incontrare quello che per me era un mito dell'infanzia.  L'avevo visto recitare in Fantaghirò e mi aveva conquistata. Poi crescendo l'ho continuato a seguire ed  è diventato il mio attore preferito, una persona che stimo.


Ciò che mi ha sempre colpita di lui è stato il suo non cercare  una facile notorietà. E' un bellissimo uomo e avrebbe potuto sfondare anche solo in base a questo. Invece si è sempre messo in gioco, confrontandosi con parti difficili che ne hanno dimostrato la bravura, sperimentando, partecipando a film con grandi registi e per questo lo ammiro.


Sono entrata nel cinema che era ancora quasi vuoto e mi sono seduta in seconda fila. Era la prima volta che avevo la possibilità di seguire un film e poi sentire le impressioni, il punto di vista del regista. Arriva Kim, saluti iniziali, film. Bello, quasi un diesel a cui ti appassioni sempre di più. Titoli di coda. Rientra Kim con l'organizzatore della serata. Applausi e complimenti. Alcune considerazioni sul film, aneddoti, viene svelato qualche retroscena. Si apre il dibattito nel quale ognuno trova lo spazio per esprimere "a caldo" le proprie impressioni. Il signore anziano che paragona il film a "I bambini ci guardano" di Vittorio de Sica. La ragazza che dice di aver rivissuto con quel film quanto aveva provato da bambina durante la separazione dei genitori. L'uomo che si complimenta perchè con quel film gli sembra venga  rivalutato il ruolo dei padri nell'ambito della famiglia. Domande su da cosa a preso spunto. Contentezza perchè lo si vede in forma dopo il brutto incidente di cui l'attore era stato vittima l'autunno scorso. Ho avuto modo anche io di parlargli e ne sono stata felice. Sono uscite un pò a fiume le mie considerazioni sul film, mi è sembrato bello poterne parlare direttamente con lui. Kim a risposto a ogni domanda, a ogni intervento. Si è dimostrato una persona disponibile  e gentile, interessato all'opinione del pubblico e pronto a  dire le proprie impressioni, esprimere la propria opinizione riguardo gli argomenti toccati. E' stata sicuramente un'esperienza interessante. Alla fine del dibattito si è consumato quello che è quasi un rito, la firma degli autografi e le immancabili foto.


Grazie per avermi ospitato in Home page!

venerdì 19 maggio 2006

Torino a scacchi

Torino sembra sempre più a suo agio nell'ospitare grandi eventi.


Photo0364bis_8Sabato, al via le "Olimpiadi degli scacchi". Piero Angela farà la prima mossa olimpica alla presenza delle autorità.


Il  calendario è ricco di iniziative culturali e non. "Dai scacco alla notte" prevede l'apertura, serale di alcuni  musei il 20 maggio.


Se penso a Torino e a gli scacchi mi viene in mente una scena a cui più volte ho assistito in via Po. Mi è capitato, nella zona delle bancarelle di libri,  di incontrare due persone impegnate a giocare. La scacchiera posizionata su una cassetta, loro concentrati, ignari del traffico, dei rumori che li circondano. Un piccolo pubblico, assiste, in rispettoso silenzio senza quasi staccare gli occhi dalla scacchiera. Io che quasi non so giocare, rallento, dò un'occhiata  affascinata da ciò che appare quasi come un rito, con le sue regole, i suoi tempi.