venerdì 23 luglio 2010

Un pò di vento ma senza pretese.


 S’era alzato all’improvviso e
quasi gli era girata la testa mentre si dirigeva allo porta per vedere chi
aveva suonato. Bastavano pochi passi, un mezzo respiro ed era arrivato.  Lo spioncino non lo usava, sapeva di signorina
so tutto io, acquattata  fuori dal mondo
e decisa a carpirne i segreti. No, non faceva per lui.  Era a posto? Non aveva uno specchio a portata
di occhi.

Aprì d’un col101_0635po e il vento aumentò. Colpa della corrente. Dal
terrazzo fluiva un’aria calda ed affettuosa che ancora sembrava conoscere il
profumo dei fiori. L’aria che risaliva le scale era fredda, incrostata di
unto,  priva di intenzioni. Ma questo non
aveva importanza. Ciò che lo colpì fu l’assenza di qualcuno fuori dalla porta.

C’era
lo zerbino verde bottiglia calpestata, la kenzia che la signorina Anceschi si
ostinava a volere posizionata nell’angolo. I gradini erano silenziosi e l’ascensore,
fermo al suo piano, aperto, restituiva la sua immagine riflessa nello specchio.
I suoi capelli erano in ordine, i vestiti pure e se qualcuno si fosse fatto
trovare davanti alla sua porta non avrebbe ricevuto brutto sorprese. Forse un thè
alla menta, due dei biscotti che aveva acquistato  da Maya al mattino,  una sedia  scomoda e impolverata, un po’
di vento ma senza pretese.

Richiuse la porta. Non vide il piccolo pacchetto,
avvolto in carta da pacchi marrone e spago nero, piegato sul pavimento come un oggetto
non identificato in cerca di padrone. Si servì di pochi passi per riattraversare
l’appartamento. Prese il thè, i biscotti e si arrese alla sedia scomoda della terrazza. Lasciò che il vento gli camminasse un po’ addosso. Sorrise
come se il vento non servisse che a questo: scompigliargli la faccia e giocare
a farlo apparire diverso.

martedì 29 giugno 2010

and the winner is...

McKenzie disse  "Uno - Due – Tre: palo."


Cavendish gli si lanciò contro urlando "Un cavolo!".


Iniziarono ad azzuffarsi peggio di due cow-boy in
un saloon. I compagni di gioco per un pò stettero a guardare poi, esasperati,
provarono a dividerli. Barry Black, il maniscalco, rimediò un morso sulla mano
e Mary Bloody, la maestrina, dovette fare i conti con un occhio nero. 


Il saggio del villaggio, il vecchio Joe Spritz,
giunto alla veneranda età di centodue anni, tre denti e quattro capelli,
esperto nel dirimere le questioni più complicate, sbottò in un:
"Lasciateli sfogare" e puntualmente  fu ascoltato. I giocatori
si distribuirono sugli spalti, in mezzo ai tifosi, dividendosi in due fazioni piuttosto
agguerrite. Mckenziani e Cavendishesi  si lanciarono bucce d'arancia,
gusci di noci, crostoni di pane e oscure minacce fino all’esaurimento di ogni
munizione. L'arbitro, accampando la necessità di una buona visuale, si sistemò
nella fila più alta con un occhio aperto e l'altro in ritiro.


Cavendish e McKenzie intanto continuavano ad
accapigliarsi. Avano provato le mosse greche e quelle latine, si erano spinto  sino agli
sgambetti ma non erano riusciti a prevalere l'uno sull'altro. Infine a mezzanotte e
tre quarti, dopo otto ore di zuffa, decisero di aver provato abbastanza. 
Si strinsero la mano e al grido di "Bubbole" e "Bubbole al
quadrato" contarono i danni. Pochi a dire il vero. Un paio di lividi e due
graffi. Le divise, tolta la polvere, sembravano essere appena uscite dalla
lavatrice. I due uomini fecero un cenno verso gli spalti. L'arbitro si ridestò
e in piedi, sull'ultimo gradino dell'ultima fila, diede voce al triplice
fischio, registrò lo scialbo pareggio insieme a una nota sul taccuino: "Mai
più qui". Il segnale fu accolto con sollievo dai tifosi che, ormai prossimi
al letargo, avevano iniziato a scendere in file ordinate di due con il resto di uno e si erano avviati, sonnecchiando, verso il villaggio.


Barry Black e Mary Bloody erano rimasti  a
bordo campo, intenzionati a regolare le ultime questioni. Il morso e l'occhio
nero furono debitamente restituiti e la tregua siglata. Infine,  accompagnati dalla luna, tornarono a
casa, fischiettando sconci motivetti scozzesi.

giovedì 24 giugno 2010

Capitani Coraggiosi

 

Cannavaro
FABIO CANNAVARO

Azzurri, tutti a casa

Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia. Sembrava una passeggiata. Non per
la posta in gioco, la 
qualificazione agli ottavi, quanto per il passo dei giocatori azzurri
in campo. Sempre sotto di un goal,  più lenti, sfilacciati, distratti
degli avversari. Se nella prima partita potè l'orgoglio, nel costruire
speranza,  poi  una precaria condizione fisica, la sciatteria, la
mancanza di idee hanno avuto la meglio. (continua qui)

(foto tratta da
www.gazzetta.it)

Azzurri, tutti a casa

ITALIA - SLOVACCHIA  2-3

Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia. Sembrava una passeggiata. Non per la posta in gioco, la
1208714734 qualificazione agli ottavi, quanto per il passo dei giocatori azzurri in campo. Sempre sotto di un goal,  più lenti, sfilacciati, distratti degli avversari. Se nella prima partita potè l'orgoglio, nel costruire speranza,  poi  una precaria condizione fisica, la sciatteria, la mancanza di idee hanno avuto la meglio.

L'Italia ha camminato, spossata, per più di un'ora, lasciando che la Slovacchia, alla prima esperienza mondiale, la sovrastasse  per gioco, tecnica e condizione fisica. Il goal di Vittek al '25 del primo tempo non generava reazioni. Gli azzurri continuavano a subire, esibendosi un'abulica calma piatta, privi di personalità e mordente. Nel secondo tempo gli ingressi di Maggio e soprattutto di Quagliarella e Pirlo, contribuivano a migliorare la situazione. Pirlo era l'unico ad avere visione di gioco e capacità di smistare i palloni. Quagliarella, volenteroso, si faceva avanti tentando di rendersi pericoloso. Serviva il secondo  goal slovacco per scatenare un tentativo di reazione. Il goal di Di Natale riaccendeva le speranze, il terzo goal slovacco le affossava. Quagliarella segnava il secondo, inutile, bel goal. 

Il forcing finale, la possibilità di agguantare la qualificazione con un pareggio, sono forme sottili di tortura, illusioni che hanno reso più amaro il risveglio.

Il Ct azzurro in conferenza stampa esordisce assumendosi l'intera responsablità di quanto accaduto, afferma  di non aver saputo preparare la squadra nel modo giusto, una squadra scesa in campo "con il terrore, nella testa, nelle gambe, nel cuore". Lippi non ha spiegato le scelte tecniche. Anche questa è tattica e non attenua le responsabilità dei  giocatori azzurri che sembravano essere lì per caso. Privi di volontà e di forma, bambini irrisolti che prima
allontanano la qualificazione per poi tentare di riacciuffarla.

L'Italia esce senza scusanti. Al primo turno, come nel 1974. Non essere capace di vincere, e
convincere, contro nessuno, serve a spiegare il ritorno a casa,
l'ultimo posto nel girone, la vergogna.

mercoledì 23 giugno 2010

un frammento

Piove a dirotto. Le persone percorreno veloci il marciapiede riparandosi con grossi ombrelli scuri. Un uomo si volta, sorpreso, osserva una donna che gli va incontro. E' la stessa a cui ha dichiarato il suo amore, un attimo prima, in taxi. Una donna che pensa di non appartenere  a nessuno e che nessuno le appartiene. Cerca Gatto, lo aveva abbondonato convinta che fossero accomunati dallo stesso destino. E' pentita, lo chiama, si addentra in un vicolo, tra i bidoni della spazzatura, le scatole di legno e la pioggia. Silenzio. Guarda l'uomo, incerta. Sente un miagolio, abbassa lo sguardo, lo vede, è intirizzito,  rannicchiato in  una scatola, lo raccoglie e infila nell'impermeabile. Grondano acqua. La donna si avvicina all'uomo e lo bacia. La pioggia continua a cadere.

domenica 20 giugno 2010

Azzurri, All Whites, occasioni e delusione

Italia - Nuova Zelanda 1 - 1 

La Nuova Zelanda peggiore squadra del Mondiale, qualificata a Sudafrica 2010 solo perchè l'1208714734Australia ha 
 giocato nel girone asiatico. Serve la goleada, il Paraguay ha vinto 2 a 0 con la Slovacchia. Meglio essere primi o secondi del girone?  I discorsi del pre-partita sono stati accantonati in fretta. Lippi ha schierato la stessa squadra che è scesa in campo, nel secondo tempo, contro il Paraguay. I neozelandesi vanno giù pesante con i gomiti e l'arbitro, che alla vigilia era stato definito uno dal cartellino facile sembra piuttosto accomodante. Al '7 minuto gli All whites passano in vantaggio. Bello il cross, Cannavaro provvidenzialmente in mezzo serve da appoggio, Smeltz, in fuorigioco,  mette dentro la palla. 

Gli azzurri provano a reagire, invischiati nell'ennesima partita in salita. Sembrano meno convinti, ancora più in difficolta nell'arrivare davanti al portiere avversario.  Al '28 De Rossi coglie l'occasione, Nelson gli tira la maglia e lui cade, in  area. Rigore. Iaquinta si avventa sul pallone dicendo che vuole pensarci lui e così è. Dopo una lunga attesa, l'arbitro da il via. Iaquinta spiazza il portiere e segna: 1 a 1  Gli azzurri festeggiano imitando, nei gesti, le ormai celebri Vuvuzelas.

Ci sarebItalia_32_672-458_resizebe spazio per fare molte cose però il tabellino resta fermo e rallentano anche le speranze azzurre. Tra il primo e il secondo tempo le sostituzioni Pepe e Gilardino sostituiti da Camoranesi e Di Natale, al '61 Pazzini prende il posto di Marchisio.

Per provare a riassumere questa partita mi viene in mente un episodio. Metà del primo tempo, l'Italia è ancora in svantaggio, Montolivo tira dalla distanza. Il pallone attraversa l'area, colpisce il palo destro, internamente, la porta trema, il pallone potrebbe entrare invece, inesorabile, corre lungo la linea di porta per poi scivolare a lato. 

E' un match condito di attese, vorrei ma non posso, sfortuna e scelte sbagliate. Insomma una partita da dimenticare   o meglio da studiare per evitare di ripetere gli stessi errori. Marchisio non  è un trequartista, non è un  centrocampista esterno, se lo si facesse giorcare nel suo ruolo forse giocherebbe meglio e sicuramente non avrebbe scusanti. Nel calcio non valgono le dinamiche del gioco del lotto, non si può trattere un giocatore che non segna da mesi (ogni riferiferimento a Gilardino è puramente intenzionale) come un numero ritardario e piazzarlo in campo pensando di riscuotere. Con tutta la stima per l'attaccante viola proverei altre soluzioni. Pazzini, per esempio, confidando in un pronto ritorno di Pirlo magicamente in forma spaziale.

Non è tempo di discutere su chi è rimasto a casa. E' ingeroso e poco reddittizio. Gli azzurri sono in Sudafrica e speriamo che ci dimostrino di essere la scelta giusta, gli unici capaci di portare avanti il sogno.

(immagine tratta dal sito www.gazzetta.it)

Gli Azzurri, la rai e la partita oscurata.

Vivo in Piemonte e ho toccato con mano la "beffa mondiale". Dal 43' minuto del primo tempo di Italia-Nuova Zelanda è sparito il segnale. E' tornato una decina di minuti dopo la fine della partita, In tempo per se1208714734ntire il giornalista Marco Mazzocchi che, su rai1, diceva "Non vi siete persi molto".  Una battuta mal riuscita che non serve a lenire la delusione, per il risultato degli azzurri e per l'impossibilità di seguirli, sostenerli, vivere la partita fino al '90.

La rai  stà fornendo un pessimo servizio. Trasmette una sola partita al giorno, il resto è su sky. Gli spazi dedicati al mondiale sono riempiti dagli interventi di opinionisti, veline, giornalisti che si dedicano a un vuoto chiacchiericcio e a classifiche del tipo: il più bello e il più brutto tra i giocatori che sono scesi in campo. E' avvilente seguire questo tipo di trasmissioni.