domenica 30 luglio 2006

Indulto. Quando per loro?

Ieri l'indulto è diventato legge. Un vecchio adagio dice di "battere il ferro fin che è caldo". Mi chiedo quando arriverà il momento di varare un indulto che riguardi i milioni di cittadini italiani che non hanno commesso reati, non sono stati e non sono in carcere ma si trovano costretti, loro malgrado, a limitare la propria libertà personale. Mi riferisco a quelle persone che vivono in città nelle quali uscire di sera è pericoloso, può causare brutti incontri e ferite difficili da rimarginare. Anziani che quando sentono bussare alla porta devono  chiedersi se lo sconosciuto  che hanno di fronte è lì per aiutarli o per rubare i risparmi di una vita. Persone che passeggiando per strada di giorno vedono "magicamente" comparire una mano pronta a alleggerire la loro borsa e complicare la loro vita. Le stesse che vivono il viaggio in autobus con tensione, fanno del loro portafoglio un sorvegliato speciale da non perdere di vista nemmeno per un secondo. Persone che anche in casa non si sentono sicuri. Perdono ogni giorno un pezzo di  serenità, la fiducia nel loro prossimo e vanno avanti nonostante tutto, con dignità.  Si sentono un pò meno sicuri e un pò più prigionieri di quelle regole che si sono imposti per non correre pericoli, per essere prudenti, per non dire “me la sono andata a cercare”. Un tempo si lasciava aperto l'uscio di casa e si sapeva che nessuno sarebbe venuto a toccare nulla, ora non si può più. L'elenco dei non si può più è sempre più lungo, insistente, presente nella vita di ognuno. Una tirannia necessaria che viene imposta da una società nella quale rispettare le regole è diventato un comportamento ingenuo, spesso superfluo.

sabato 29 luglio 2006

Leyton Orient, missione difficile in corso

http://www.tgcom.mediaset.it/sport/articoli/articolo321016.shtml


Mi fa quasi tenerezza questa squadra londinese fondata nel 1881. E' sempre stata la più debole. costretta a giocare nella stessa città di Arsenal  e Chelsea, oggetto di battute. Gioca nella League One, la nostra serie C. I suoi tifosi hanno organizzato una colletta per consentirle di acquistare l'asso brasialiano Ronaldo. L'impresa è piuttosto ardua, si tratta di raccogliere sui 20 milioni di sterline, oltre 28 milioni di euro. Loro si dicono sicuri di riuscirci. Probabilmente se la cifra fosse raggiunta, qualcuno scandalizzato potrebbe dire "è un dovere morale impedire che un campione come Ronaldo giochi in serie C, è avvilente, poveretto, bisogna impedirlo, nè va del suo onore." Io al contrario penso che sia un dovere morale non spendere tale somma raccolta con sacrificio per un calciatore. Questi "campioni"  potrebbero vedere  come un abbassamento della loro carriera militare in una squadra che pur dimostrando attaccamento  nei loro confronti non milita nella massima divisione. Penso sia meglio la seconda soluzione, se non raggiungessero la cifra dicono "Ci consulteremo per capire come sarà meglio spendere i soldi raccolti: se comperando un bellissimo minibus per le giovanili oppure per avere delle torte di mela calde gratis per i giorni delle partite…”.

giovedì 27 luglio 2006

Niente di nuovo sul fronte ciclismo

Landis vincitore del Tour de France, incoronato domenica scorsa a Parigi, è risultato positivo ai controlli antidoping.  La notizia arriva prima che sia stato possibile affezionarsi a questo corridore poco famoso che ha vinto un tour nel quale mancavano le stelle. Positivo a due ormoni maschili proibiti e irreperibile. I controlli dopo la 17° tappa, quella del suo arrivo in solitaria al traguardo, Ho parlato di questa "impresa" nel post uno sport epico.


Doveva essere la corsa delle sorprese, quella emozionante dove era impossibile fare previsioni. Ogni giorno la maglia gialla cambiava di padrone. Così i giornalisti presentevano la Gran Boucle 2006 decantandone le qualità. In realtà è stata una corsa come un'altra, cambiano i ciclisti non cambiano le sorprese purtroppo. Chi segue questo sport si è dovuto suo malgrado abituare a gente che dei viaggi dalle stelle alle stalle ha fatto una carriera. Si qualcuno pulito, c'è.  Solo che è difficile individuarlo, si teme di fidarsi troppo e allora non ci si fida affato però la gara si guarda lo stesso, perchè il ciclismo è bello. Una delle più riuscite metafore della vita. Si spera sempre che sia la volta buona, che vinca quel ciclista vero che ha costruito la carriera solo con allenamenti e fatica senza quegli aiuti chimici che ne comprettono la salute. Si spera ma con distacco perchè di delusioni non se ne ha più voglia.

l'Indulto approda in Senato

Una mano lava l'altra e due lavano il viso.


Oggi è stata approvato il provvedimento di indulto alla Camera. 460 voti a favore, 94 contro, 18 astenuti. Incluso nell'emendamento il voto di scambio politico mafioso. Di Pietro, protagonista di una seria mobilitazione contro questa iniziativa, dichiara che intende pubblicare i nomi dei parlamentari che hanno votato a favore. Bertinotti presidente della Camera ritiene l'idea di Di Pietro «Deplorevole  perchè interviene sulle libere scelte dei deputati che sono tutte egualmente morali». Di Pietro ribatte dicendo che vuole credere ci sia stato un equivoco e non si compia una censura sul voto parlamentare che è pubblico. Mi chiedo dove stia il problema. Essendo le scelte dei deputati "egualmente morali" il renderle note non danneggia nessuno e può consentire ai cittadini italiani di comprendere meglio il  modo di agire e pensare dei deputati. Quest anno risulta più utile che in altre occasioni. Con la riforma elettorale è stata tolta ai cittadini la possibilià di votare i loro rappresentanti in Parlamento. Si sono dovuti accontentare di scegliere un partito. Perchè non dare quindi questa prova di trasparenza in fondo i parlamentari hanno tutti operato per il bene del paese con la loro scelta o no?


Intanto il provvedimento passa al Senato dove dovrà ottenere il consenso dei 2/3. Si auspica che l'indulto passi entro sabato così da consentire ai parlamentari di iniziare le loro vacanze.  Niente riflessioni quindi e idee chiare per pentirsi ci sara tempo dopo.

mercoledì 26 luglio 2006

L'amante pura

E' un film del 1958. Protagonisti Alan Delon e Romy Schneider. E' un film ammantato di malinconia. Ambientato a Vienna, inizio '900, Franz giovane tenente dei dragoni vuole interrompere la relazione con una baronessa sposata. Incontra Cristine, una giovane ragazza senza dote che aspira a diventare cantante. E' amore. Prima per gioco poi vero, intenso in grado di far perdere il senso della realtà. Mille progetti in testa, voglia di realizzarli. Guardano al futuro senza farsi domande, senza chiedere.  Franz vuole sposare la sua Cristine. Lei, innamorata sa non poter amare nessun altro così. La baronessa torna a Vienna dopo un  viaggio con il marito. Franz deve dirle la verità, interrompere quella relazione. Va a casa della donna. Si consuma l'addio, scambio delle reciproche lettere, dispiacere dell'amante, speranza di Franz di poter iniziare una nuova vita. Si separano. Il marito giunge a casa poco dopo. Sospetta di essere tradito, un amico gli ha detto di far attenzione a Franz, giovane rampollo a qui aveva accordato fiducia. Nel secretaire della moglie trova una chiave. Si dirige a casa del giovane tenente per fugare i suoi dubbi, è la chiave del suo appartamento. Il destino è segnato: duello. Anche se lui divorzia dalla moglie, anche se Franz ha interrotto la relazione. Così si lava l'onore, nel sangue. Un'amico di Franz la definisce un'idea stupida "espressa con linguaggio da lavandaia. I duellanti a distanza di 20 passi, il primo colpo spetta all'offeso. Un'esecuzione. L'amico di Franz si dimette dall'esercito. non condivide queste regole. Franz non dice a Cristine la verità. Va  a trovarla a casa. Afferma di dover partire per qualche giorno, non può fare progetti per il futuro. Cristine sente che strano, sospetta qualcosa ma non capisce. E' felice perche' ha avuto una parte debutterà di lì a poche settimane. Franz sembra volersi imprimere tutto nella memoria, gioiere, assaporare ogni distante. Sa che per lui non ci sarà futuro, gli manca il coraggio di dirlo a Cristine.Il giorno dopo all'alba, il duello.  Due amici sono in prossimità del luogo dove si incontrano i due duellanti. Il primo colpo. Aspettano il secondo, quello di Franz, non arriva, non arriva. Capiscono. E' morto. Ora bisogna dirlo a Cristine, comunicano al padre la notizia così che lo dica lui alla ragazza. Cristine è raggelata, le chiedono se vuole andare a vederlo. Lei annuisce. Poi va sul balcone, dove tante volte ha visto passare il suo Franz durante la sfilata dei dragoni. Si sporge, è la fine. Il film si conclude così. Le voci dei due innamorati si giurano quell'amore che non hanno potuto darsi in vita. Il cappello di lui e quello di lei su un tavolino, la musica di sottofondo.

martedì 25 luglio 2006

Andrea Doria

L' Andrea Doria era la nave vanto della marina italiana, riposa in fondo al mare da ormai cinquanta anni. Il solo citarla fa tornare alla memoria la sua tragica fine.  Nel 1956 in rotta per New York, il 25  luglio era in prossimità delle coste americane. Da qualche ora la nave italiana attraversava un fitto banco di nebbia.  Alle 23,22  fu speronata dal transatlantico Stockholm. La prua della nave svedese era rinforzata, fungeva anche da rompi ghiaccio. Il destino della nave italiana fu segnato. Lo speronamento dello Stockholm  causò uno squarcio lungo quasi tutta la fiancata dell'Adrea Doria che  affondò dopo circa 11 ore. 46 del 1706 passeggeri della nave italiana morirono al momento della collisione insieme a 5 membri dell'equipaggio dello Stockholm. Una bambina di 4 anni si ferì mortalmente durante le operazioni di soccorso. Gli altri passeggeri furono salvati, trasportati sulla nave svedese e sulla SS Ile de France transatlantico che raccolse il segnale di SS lanciato dall'Andrea Doria.


L'equipaggio italiano rimane nel cuore e nel ricordo dei superstiti. Ricordano con commozione quanto l'equipaggio si impegnò nel salvare i passeggeri e nel rallentare l'affondamento della nave. Il Capitano Piero Calamai  dimostrò coraggio e sangue freddo nel prendere le decisioni cruciali. Voleva affondare con la nave. Solo su insistenza dei suoi ufficiali salì sull'ultima scialuppa. Venne fatta dall'equipaggio svedese una campagna per attribuire le responsabilità all'equipaggio italiano. Si aprì un processo che si concluse senza attribuzioni di responsabilità. Ci fu un accordo extragiudiziale. Le due navi pagarono insieme il risarcimento alle vittime. Pagarono, ognuna i suoi danni. La Stockholm 2 milioni di dollari, l'Andrea Doria ebbe oltre 30 milioni di danni.


Negli anni '70 furono chiarite, le cause del disastro. Si devono ricondurre all'inesperienza dell'ufficiale svedese nel leggere il radar. Non fu in grado di misurare correttamente le distanze tra le due navi, l'ambiente poco illuminato nel quale si trovava il radar contribuì all'errore, mai riconosciuto dall'ufficiale. Alcuni esperti dissero che una lampadina nella cabina del radar avrebbe potuto evitare la collisione. I membri dell'equipaggio italiano tacciati di codardia subirono un rallentamento e spesso un arresto della loro carriera. Così accadde per Calamai che morì negli anni 70 senza aver potuto riprendere il comando di una nave.


L'Andrea Doria  si inabisso alle 10,09 del 26 luglio a circa 75 metri di profondità. Diventò l'Everest dei sub, difficile da raggiungere e pericoloso per la presenza di squali. 14 persone sono morte nel compiere questa impresa. Molti continuano a tentare ancora oggi. Alcuni relitti pezzi della nave furono restituiti dal mare il giorno successivo al naufragio. Diversi piatti di porcellana furono recuperate nel corso di queste missioni. Nel 1984 fu aperta la cassaforte, vuota o quasi. L'Andrea Doria e il suo mito rimangono in fondo al mare.


Grazie per la Home page

sabato 22 luglio 2006

Mi hai tradito. Ti distruggo!

Emily è una giovane donna americana, abita a New York. Inizia a sospettare riguardo la fedeltà  marito. Lo fa seguire da un investigatore privato. I sospetti sono fondati, il  marito la tradisce. L'investigatore riprende un suo incontro clandestino con l'amante. Emily non si perde d'animo  e decide di punirlo in maniera plateale. Affitta un enorme cartellone di fronte all'ufficio del marito, riempie lo spazio con insulti e la richiesta di divorzio. Tapezza New York con le fotografie del marito. Il gesto piu plateale, inserire in uno spazio pubblicitario a Trafalgar Square, una lettera aperta nella quale rinnova gli insulti e comunica di aver finananziate queste iniziative contro lui attingendo soldi al loro conto comune. Circa 56.000 dollari spesi per far diventare la vita del conserte fedifrago un inferno.  E pensare che le prime persone ad aver visto questi cartelli pensavano si trattasse di una campagna pubblicitaria di cattivo gusto. Emily e Steven esistono davvero. La vicenda  ha attirato l'attenzione dei media americani. La donna ha aperto un blog nel quale racconta quanto ha fatto e sta facendo per vendicarsi del marito. Cambiare le serrature di casa, regalare pezzo per pezzo una preziosa collezione del marito sono solo alcuni dei gesti messi in pratica per raggiungere il suo scopo. Si è spinta anche verso forme più sottili di tortura. Seduta davanti al computer ha venduto tutti i giocatori della squadra virtuale di baseball di Steven. I visitatori del blog sono in aumento, molte donne hanno inviato messaggi di solidarietà. I cartelli si sono moltiplicati, inizia a nascere il sospetto che dietro questa dispendiosa iniziativa ci sia uno sponsor.


Di primo  acchito sentendo la notizia, ho sorriso e pensato è segno dei tempi, si rende pubblico tutto, anche questo, come se si vivesse in un onnipresente reality.  E' brutto scoprire di essere traditi da una persona a qui si vuole bene. Accorgersi dell'indifferenza con la quale ti vive accanto avvolto in bugie che te lo rendono sconosciuto. Si cerca di reagire, ma come? Esiste una maniera giusta? Se Emily è ancora innamorata certo questo non l'aiuta a riconquistare Steven. Se invece l'amore è finito perchè non spendere i soldi per fare un bel viaggio, ricostruirsi una vita e un pò di serenità? Sta dando troppa importanza a quella persona. Mi rendo conto che queste idee sono espresse senza tenere conto dell'elemento irrazionale che fa parte dell'amore.  Il mettere in pasto a sconosciuti la propria sofferenza può andar bene per far soldi  ma serve sul serio per guarire le ferite dell'anima? Non credo. Non quando le ferite sono vere e dolorose.