giovedì 25 aprile 2013

Benvenuti!

Il trasloco è quasi terminato. Sono felice di presentarvi la mia nuova casa. 

Quando si è trattato di scegliere la grafica di questo blog ho iniziato ad osservare i tanti modelli proposti da blogspot. Avevo in mente qualche caratteristica pratica che mi sembrava utile mantenere, una sfilata di colori e immagini si stagliava davanti ai miei occhi, al colmo dell'indecisione ho trovato l'immagine che cercavo senza ancora saperlo. La scelgo perchè è primavera, questo è stato il primo
Van Gogh
Hokusai
pensiero. Poi però mi sono resa conto che questa immagine mi ricordava qualcosa. Un dipinto che spesso è riprodotto sulle agende, l'autore è il giapponese Hokusai. Qualche decennio dopo, in Europa, Van Gogh ha realizzato l'altro quadro. Li ripropongo in questo post di apertura perchè so che in qualche modo hanno influenzato la mia scelta.

A chi approda in questo blog scrivo che il navigare ti sia dolce in queste pagine. Se hai voglia di tornare, io sono qui. Buona lettura!

martedì 2 aprile 2013

- Amare il mondo -


di Bertold Brecht

Ci impegniamo, noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né che sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo:
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Se qualche cosa sentiamo di "potere"
e lo vogliamo fermamente
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi ci facciamo nuovi,
ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che c'è in ognuno di noi.
Ci impegniamo:
per trovare un senso alla vita,
a questa vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma per amarlo.

domenica 30 dicembre 2012

2013 WOMEN CHALLENGE

Questa è la prima sfida di lettura a cui partecipo. Mi piace il fatto che duri un anno, è strutturata su più livelli - io punto al Livello 2: GIRLS POWER - e  soprattutto invoglia a leggere più libri di scrittrici femminili.

Qui  riporto  le regole pubblicate sul blog   PeeK a Book .
La sfida ci invoglierà a leggere più libri scritti da donne, di qualsiasi genere siano, scegliete pure quello che preferite e partecipate!

Decidete il vostro livello e, se vi va, lasciatemi un commento a questo articolo elencando le vostre 3 autrici preferite, in modo da suggerire nuovi nomi anche agli altri partecipanti. 


Ecco le mie (sono le prime che mi vengono in mente):

* Isabel Allende
* Marcela Serrano
* Kathy Reichs


Regole:
* chiunque può partecipare;
* non è necessario avere un blog per partecipare. Se non hai un blog lasciami cortesemente un commento con un link (se le pubblichi da qualche parte) alle tue recensioni o con la lista dei libri che leggerai man mano e il livello che hai scelto;
* è permessa la lettura di audiolibri, e-books, libri "normali" e riletture;
* per i blogger: crea un post di iscrizione (tipo questo che ho scritto io) e posta il link sul linky che trovi qui sotto;
* la sfida durerà dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2013.


Livelli:
Livello 1: BABY GIRL - leggi da 1 a 5 libri scritti da un'autrice donna
Livello 2: GIRLS POWER - leggi da 6 a 10 libri scritti da un'autrice donna
Livello 3: SUPER GIRL - leggi da 11 a 15 libri scritti da un'autrice donna
Livello 4: WONDER WOMAN - leggi più di 16 libri scritti da un'autrice donna


Buona lettura!

giovedì 27 dicembre 2012

Le chiavi

Questo racconto ha partecipato  al concorso  indetto da La Stampa "Rivesti l'eroe"
Una mattina rientravo a casa dopo
aver fatto la spesa.  Tenevo George peppardil sacchetto appoggiato alla spalla sinistra mentre
facevo scorrere le  chiavi tra le dita
fino a  individuare quella che apriva il
portone. La trovai quasi subito, dopo averla girata nella toppa un paio di
volte feci ruotare il pomello ed entrai.


Erano le nove del mattino e la
mia vicina di casa camminava avanti e indietro davanti all’ingresso del mio
appartamento. Lei era naturalmente 
sofisticata nel suo tubino nero in un tessuto morbido che su di lei scivolava 
dolcemente, il collo era avvolto da una collana di perle, la testa coperta da
un cappello ampio ornato di un nastro di seta chiaro, i piedi elevati da un
paio di scarpe dal tacco sottile. Pensai che non riusciva ad essere fuori posto
nemmeno  con quel abbigliamento da festa
in società.


AppoggiAudrey_Hepburn_Colazione_da_Tiffanyava le labbra sulla
stanghetta degli occhiali da sole e si guardava intorno come alla ricerca di
qualcosa. Mi feci avanti.


-Buongiorno, aspetta me?-  lei mi guardò sorpresa e sbottò in un – Lei?
No, in verità non aspetto nessuno.


Rimasi un po’ deluso ma non lo
diedi a vedere.


-Signorina, dovrebbe spostarsi.
Vorrei entrare nel mio appartamento.


-Il suo…ah, si il suo
appartamento. Anche io vorrei entrare nel mio. Ma proprio non ricordo dove ho
messo le chiavi. Ieri sera quando sono uscita le ho infilate nella borsetta
come al solito però adesso non ci sono più.


Le sorrisi in un moto di
comprensione.


- Sono cose che capitano vedrà
che presto le ritroverà. Io sono Paul Varjak. - dissi stringendole la mano.


-Varjak? – mi fissò perplessa.


-Si, Paul Varjak - ripetei più
lentamente - il suo nuovo vicino.


-Ah, si. Piacere, gli amici mi
chiamano Holly – disse la donna mentre il suo volto si apriva in un sorriso.


Non potevo abbandonarla sul
pianerottolo.


-Venga dentro, le preparò un
caffé. E’ miracoloso nel far ritrovare le cose.


-Davvero? – fece lei seguendomi
in casa.


(il racconto è ispirato a un brano di Colazione da Tiffany)

martedì 25 dicembre 2012

Istantanee da una tempesta


Nave-tempesta-495x389La
nave imbarcava acqua, Estebàn era al timone da ore, i muscoli delle spalle  si erano irrigiditi e gli sembrava di non poter più muovere le dita.



Intorno a lui il mare, anche l'ultimo bagliore si era
inabissato. L'equipaggio aveva afferrato dei secchi, li riempiva e li rovesciava oltre il
ponte ma non lo faceva abbastanza in fretta, il livello dell'acqua
saliva inesorabile a lambire le caviglie.


Le vele erano state ammainate e
gli alberi nudi restavano soli a respingere il vento. Joselito si era rannicchiato nella coffa, a tratti tentava di sollevare il capo in cerca di un lembo di terra.  L'ufficiale in seconda si era nascosto sottocoperta, in un angolo buio, ove tentava di annegare nel rum il mal di mare che lo affliggeva.


In cambusa  Pencott, il cuoco, inginocchiato su una manciata di fagioli, brandiva un mestolo e provava a  venire a patti con il destino.


Iniziava una lunga notte.


 

martedì 20 novembre 2012

La stazione, il risveglio

Questo racconto partecipa al concorso  indetto da La Stampa "Rivesti l'eroe


Dolly sapeva di non poter parlare di
Serëža.  Anna soffriva troppo al pensiero
di non poter vedere suo figlio e anche Vronskij, la tempesta che aveva sconvolto
la sua placida esistenza, sembrava ormai un argomento scomodo. La conversazione
si trascinava lenta. Guardava la sua amica tormentarsi nervosamente le mani
mentre parlavano del tempo, dei domestici sempre più ingrati e della nuova
brillante stagione che stava per iniziare a Mosca.


Il suo contributo si limitava a
stanchi monosillabi. Gli occhi continuavano a fissare la tenda e il brandello
di vetro che restava scoperto, come una via di fuga che attendeva di essere
colta.  Anna si alzò di scatto dando
l’impressione di avere ricordato qualcosa. Le rivolse un sorriso dolce,
stringendole la mano, disse – Amica mia, devo proprio andare. Oggi è un giorno
importante ed io... – qui si fermò - …io devo fare quello che è giusto. –
concluse in un soffio.  Dolly provò a
trattenerla  – Anna, spiegami per
favore…- mormorò. La donna  non si voltò
e Dolly dopo pochi istanti la vide percorrere il vialetto che si snodava fino
alla strada principale.


Anna indossava scarpe di capretto
che le fasciavano i piedi come guanti, create su misura da M. Landier, il
calzolaio più celebre di San Pietroburgo. Erano, insieme alla cappa di
ermellino che la donna aveva avvolto intorno al lungo collo sottile, l’unico
vezzo che le era rimasto, testimoni di un passato da cui si era dovuta separare.


In  un mattino d’autunno, illuminato da un
pallido sole, Anna era uscita da quella casa perché le sembrava di soffocare,
sentiva il peso di ogni parola che a forza si costringeva a pronunciare. Prima
di rendersene conto era giunta in prossimità della stazione. Il piccolo
edificio bianco era cinto da una staccionata dipinta di scuro.  Entrò, fece un cenno di saluto al
capostazione, e si avviò verso la banchina. Una piccola folla era assiepata in
attesa del treno per Mosca che doveva transitare di lì a pochi minuti. Vide un
paio di matrone che conosceva, per averle incontrate nel salotto di Dolly,
voltarsi dall’altra parte per evitare di salutarla. Sentì qualcosa abbattersi
contro la sua gonna . Abbassò gli occhi e vide un cerchio, si chino a
raccoglierlo.  Un bambino, avrà avuto
l’età  di Serëža, si avvicinò e con
espressione timida  disse – Scusi
signora, proprio non l’avevo vista. Per favore mi restituisce il cerchio. Anna
sorrise per rassicuralo – Tieni, piccolo – disse accarezzandogli il viso. Lo vide
afferrare il cerchio e correre via felice.


Il suo bambino  ormai non le apparteneva più, da tempo si
faceva strada in lei il pensiero che sarebbe cresciuto meglio senza doverla
incontrare. Vronskij ormai la tradiva apertamente.  La donna fece qualche passo, vide una
nuvola  grigia profilarsi all’orizzonte e
farsi sempre più grande, poi giunse il suono sferragliante dei pistoni, infine
il profilo della locomotiva che si faceva sempre più nitida. Anna avanzò, il
piede non trovando appoggio scivolò e con lui il resto del corpo. Poi fu il
buio.


(il racconto è ispirato a un brano di Anna Karenina)


martedì 25 settembre 2012

La corsa

Cavalli e cavalieri sono
allineati. Una dama,  con una mano si fa
schermo dal sole, con l’altra abbassa un fazzoletto di seta.


E’ il segnale. I cavalli si
lanciano al galoppo. Le zampe si muovono in fretta al punto da sembrare
Degasche non
tocchino terra.  Saltano una siepe. Star
è davanti di un incollatura, prosegue, il muso allungato nello sforzo. Un
cavallo esita dinanzi ad un ostacolo, si impenna, ha paura. Il cavaliere viene
scagliato per terra. Il cavallo ha un ripensamento, fa qualche passo indietro,
salta e prosegue da solo.


 Si alza un velo di polvere, la terra conserva
il ricordo di tuoni che si ripetono  nel
disegno di un temporale.  Tre animali
sono davanti agli altri, sospinti dagli incoraggiamenti del pubblico, tesi
verso il traguardo.  Uno di questi all’improvviso
stramazza al suolo portandosi dietro il cavaliere. Le zampe  del cavallo si muovono nell’aria nel vano
tentativo di ritrovare la terra. Il cavaliere si sfila da sotto l’animale, lo
osserva accigliato mentre persone gli si fanno intorno.  L’uomo chiede una pistola - gli viene data -
carica un colpo, si avvicina. Chiede di fare spazio,  si inginocchia, le dita percorrono il muso
del cavallo in una carezza. Avvicina la canna della pistola alla tempia dell’animale
e spara. Intorno si fa silenzio.