domenica 20 giugno 2010

Gli Azzurri, la rai e la partita oscurata.

Vivo in Piemonte e ho toccato con mano la "beffa mondiale". Dal 43' minuto del primo tempo di Italia-Nuova Zelanda è sparito il segnale. E' tornato una decina di minuti dopo la fine della partita, In tempo per se1208714734ntire il giornalista Marco Mazzocchi che, su rai1, diceva "Non vi siete persi molto".  Una battuta mal riuscita che non serve a lenire la delusione, per il risultato degli azzurri e per l'impossibilità di seguirli, sostenerli, vivere la partita fino al '90.

La rai  stà fornendo un pessimo servizio. Trasmette una sola partita al giorno, il resto è su sky. Gli spazi dedicati al mondiale sono riempiti dagli interventi di opinionisti, veline, giornalisti che si dedicano a un vuoto chiacchiericcio e a classifiche del tipo: il più bello e il più brutto tra i giocatori che sono scesi in campo. E' avvilente seguire questo tipo di trasmissioni.

mercoledì 16 giugno 2010

"Il gioco dell'angelo" prime impressioni

Carlos Ruiz Zafòn, autore   dell' Ombra del Vento e di Marina, è bravo nel  catturare l'attenzione del lettore. Capitoli brevi, colpi di scena disseminati nei punti giusti che spingono a voltare pagine ed
Gdfgdf addentrarsi nella storia fino quasi a sentirla addosso come un vestito, una sensazione che investe e lascia spossati, febbrilmente interessati a sapere come va finire, se il protagonista-narratore  che si è adottato, per cui si fa il tifo, riuscirà a sbrogliare la matassa o, sempre più legato, sarà costretto a soccombere. Mistero, cuore, morale,  avventura sono gli ingredienti anche se a  tratti, spesso nelle ultime 150 pagine,  si inciampa sull'orrido.
Zafòn mi ricorda certi romanzieri dell'ottocento, maestri, capaci di annullare le distanze e legare a sè il lettore per infinite pagine (439 non sono poche). Leggere questo romanzo è tornare a Barcellona, aggirarsi nella città, assaporare i luoghi, i nomi delle vie come fossero vini d'annata, sentirsi impauriti e insieme affascinati dai misteri che vengono narrati con maestria.
Eppure a  volte si fa strada anche un'altra impressione. Se penso a Zafòn ora che sto leggendo il suo secondo romanzo (il primo era L'ombra del vento) mi chiedo se non sia un giocatore di poker, dalla faccia inespressiva che,  a ogni giro, rilancia, sembre più in alto, lo guardo e non so se ha buone carte o sta bleffando.  La questione è questa: dopo aver messo in campo tutte le armi del mestiere, aver incuriosito, offerto la sensazione di vivere una storia, fare un viaggio, nel finale mi sembra si perda, diventa meno incisivo, declina verso l'horror e mi spinge a rallentare la lettura, avvalendomi dei diritti  affermati dallo scrittore Daniel Pennac, in particolare del diritto di saltare le pagine.  Ho l'impressione che tanto è intensa la lettura quanto è veloce il processo di accantonamento e oblio. Insomma il dubbio è che tra tante qualità, questo libro nasconda il difetto di non lasciare il segno. Mancano 100 pagine alla fine, sono pronta a essere smentita anche se ho già sbirciato l'ultimo capitolo e non mi ha convinto molto.

lunedì 14 giugno 2010

Italia - Paraguay 1-1

Gli azzurri debuttano al mondiale. A Città del Capo piove a dirotto, è inverno. Il suono dei  Vuvuzela   è la colonna sonora del match, uno sciame festante e rumoroso. Sì, fa la differenza avere uno sciame d'api nelle orecchie per '90 minuti  però la festa è lì, nelle tradizioni, nella divertita sorpresa con qui si impara a conoscere un pezzo di mondo.
1208714734 L'Italia ha lasciato a casa la fantasia. Ci si interroga su moduli, acciacchi e si tentano pronostici.
Paraguay. Non lo incontriamo dal 1950, quanta acqua è passata sotto i ponti. Gli azzurri corrono, si impegnano  ma non riescono ad arrivare sotto porta. Si conterà solo un tiro  sul finire del primo tempo.
Marchisio e Gilardino non convincono. L'arbitro messicano  Archundia consente  ai paraguayani di praticare un gioco falloso e a tratti intimidatorio (vedi fallo su Montolivo al  '1 minuto), non sembra in grado di gestire la partita. Il Paraguay passa in vantaggio al 39' con Alcarez che, circondato dagli azzurri, riesce a trovare il tempo giusto e colpire  di testa.
Gli azzurri scendono in campo nella ripresa senza Buffon infortunato e sotto di un goal. In porta si piazza Marchetti, al centrocampo Camoranesi prenderà il posto di Marchisio e Di Natale, al '72,  sostituisce Gilardino. Gli azzurri tirano fuori grinta, carattere e fanno gruppo. Al '63 De Rossi, in area , riesce a a eludere la sorveglianza di un difensore avversario, si allunga e goaaalll!! Cercato, importante. L'Italia gioca, vuole  riuscire,  crede in una possibile vittoria, si spinge in avanti e finisce in crescendo.  Mi è piaciuta la grinta di Camoranesi, la personalità di De Rossi, Pepe che prova a mettere lo zampino in ogni azione. Criscito e Montolivo hanno fatto una prova positiva.
In una nazionale di giovani vecchi che provano ad amalgamarsi, tirando fuori motivazioni e coraggio, il carattere e la capacità di non abbattersi sono le note migliori. Molto resta da fare, la palla è rotonda e il mondiale è all'inzio. Rispetto alle amichevoli, contro Messico e Svizzera,  l'Italia è cresciuta e questa è già una buona notizia.

domenica 13 giugno 2010

Il segreto della mia felicità

INCIPIT
Finito di leggere, rimasi in silenzio per un po’. Lui non parlava  e così,  dopo essermi schiarito la voce, gli chiesi d’un fiato:
-    Come le sembra?

Don Pedro guardava davanti a sé. Sembrava profondamente concentrato, quasi assente.  Pensai che  stesse cercando le parole giuste per non ferirmi. Era un uomo diretto. Quando aveva qualcosa da dire,  lo diceva in faccia senza troppi preamboli. Forse lo frenava l’argomento.  Mi ero reso conto che l’amore lo costringeva al rispetto, ad un cauto timore, sorprendenti in un uomo della sua età ed esperienza.   Era arrivato a Roma da meno di un mese, spinto dal desiderio di approfondire le ricerche riguardo un letterato spagnolo del XVI secolo, tal Joaquìn Escrivantes, che aveva avuto la sventurata idea di trascorrere buona parte della sua  esistenza in Italia e di scrivere, in terra straniera, la sua opera più famosa ed acclamata.
Un professore dell’università l’aveva messo in contatto con me. Ci eravamo incontrati in un ristorantino di Trastevere dove mi aveva fatto la proposta:
-    Figliolo, mi serve un assistente che conosca la città e tu mi sembri un ragazzo sveglio. Non intendo fermarmi più di un mese quindi, se accetti, dovremo procedere a ritmo sostenuto.
Mi fissava, in attesa di una risposta che probabilmente già conosceva, decisi quindi di non tenerlo sulla corda.
-    Sì, Maestro.  Ne sarò onorato.
Avevamo siglato l’accordo con una stretta di mano e bagnato le labbra con un frizzante vino dei castelli.
Don Pedro era spagnolo fino al midollo, affermava  con una certa dose di sicumera   che ogni viaggio compiuto all’estero serviva a  fargli trovare nuovi motivi per amare il suo paese. Era un tipo ironico, un abile narratore e lavorare  per lui era stata la mia  migliore occasione dopo mesi di oblio.
Lo trattavo con la deferenza e il rispetto che i suoi titoli accademici  richiedevamo tuttavia, con il trascorrere dei giorni, vissuti a stretto contatto, iniziai ad aprirmi con lui su fatti che rientravano in una sfera piuttosto privata. Don Pedro mi trattava con condiscendenza, sembrava divertito e al contempo onorato dalla fiducia che gli riservavo, per questo mi ascoltava con interesse offrendomi anche qualche buon consiglio.
Gli avevo parlato di Chiara, di come c’eravamo incontrati in una libreria dove avevamo posato gli occhi sullo stesso libro. Ci frequentavamo,  scambiavamo opinioni su libri e film, lanciandoci frecciatine reciproche e provando a prevalere l’uno sull’altra, protagonisti di vivaci schermaglie.  Poi c’erano state le serate al cinema  e a teatro, una certa ritrosia da parte sua  che non sapevo se imputare alla timidezza o all’indifferenza alternata a momenti affettuosi e quasi intimi.  Mi ero innamorato di lei, come uno scolaretto alla prima cotta, ero tentato di incidere le nostre iniziali dappertutto, pensavo a quanti figli avremmo avuto, alla casa in cui saremmo andati ad abitare e mi davo dello sciocco un giorno sì e l’altro pure. Ero giunto alla conclusione che dovevo dichiararmi “E poi vada come vada” mi ero detto, in un raro momento di coraggio.
 Avevo trascorso due notti  in bianco, riempiendo fogli che regolarmente appallottolavo  ed infilavo nel cestino. Si erano salvate solo quelle poche righe. Ne ero geloso e insieme disgustato, mi sembravano finte, esagerate, quasi un invito alla fuga. 

Quella mattina mi ero alzato di malavoglia ed ero andato all'appuntamento con Don Pedro. Avevamo trascorso ore spulciando documenti in un polveroso archivio. Il ritrovamento di un paio di notizie utili a chiarire  i trascorsi dell’illustre letterato spagnolo, ci aveva rinfrancato. Don Pedro era di buonumore  ed io mi ero deciso  a   sottoporgli le righe che  avevo scritto per Chiara, sperando di venirne a capo, in qualche modo.

Don Pedro parlò:
-    Potresti avvicinarti a lei,  sussurrarle all’orecchio, con voce suadente:  Te quiero
-    Chiara è italiana.
-    Lo spagnolo è universale.
-    Si, ma anch’io sono italiano e almeno alla lingua vorrei rimanere fedele – accompagnai l’affermazione con un sorriso divertito.

Don Pedro alzò gli occhi al cielo, sembrava dire Non insisto però…
-    Da uno a dieci quanto tieni a questa chica ?
-    Undici – risposi convinto.
-    Bueno - disse in tono serio - ti consiglio di non usare la dichiarazione che mi hai letto.

Il  maestro  prese una penna e scrisse, rapido, qualcosa su un foglio. Dopo averlo piegato, lo allungò sul tavolo, dicendomi  - Leggi.

Lo presi in mano con timore, avevo quasi la sensazione di toccare una reliquia. Lo aprii, Iniziai a leggere e rimasi di sasso. Erano quelle le parole che cercavo da quando avevo conosciuto Chiara, le uniche che avrebbero potuto farmi toccare il suo cuore.  Rimasi incantato con il foglio aperto tra le mani. Alzai gli occhi e vidi  Don Pedro  che mi fissava preoccupato. Disse:
-    Paolo, amico mio, con l’amore non si scherza e non si imbroglia. Ora prendi quel foglio e strappalo.

Lo guardai incerto, speravo scherzasse, mi sembrava una crudeltà.
-    Strappalo. Dammi retta. Quando incontrerai Chiara troverai le parole giuste. Devi solo avere fiducia in te.
Feci come mi aveva detto. Piegai il foglio e lo strappai in più parti, il segreto della mia felicità divenne una manciata di coriandoli che lasciai atterrare sul pavimento.
Don Pedro, mi disse, osservandomi con simpatia – Paolo, ho fiducia in te. La conquisterai.
Prese in mano il quaderno degli appunti e si immerse nel suo lavoro.

lunedì 17 maggio 2010

inter ovvero al peggio non c'è mai fine

Pensavo di non parlare di calcio. Non c'è poesia nè divertimento nel seguire il campionato. Le speranze erano riposte in mister Ranieri e nella Roma. Purtroppo è andata male. Il Siena avrebbe meritato un rigore ma sarebbe stato inutile, l'inter avrebbe vinto lo stesso (è comodo crederlo) Ammettiamolo non c'era gara, l'inter è più forte, talmente forte da poter dimenticare l'educazione, il rispetto dell'avversario, disinteressarsi della violenza che imperversa negli stadi.  Pensavo di non parlare di calcio, non ne vale la pena  però quando ho letto lo striscione che gli ardimentosi giocatori interisti hanno  esposto sul pulman:  «Totti, anzichè il pollice in bocca mette
il medio in culo» ho cambiato idea. Lo striscione non è divertente, ironico o sarcastico, è banalmente volgare.
Questo striscione va sanzionato non ci sono scusanti o giustificazioni.  Non vale il detto: Finito il campionato, chiudiamo gli occhi. Il fatto che a esporlo siano giocatori
di calcio intenti  a
"festeggiare" lo scudetto, è ancora più squallido.


lunedì 3 maggio 2010

Classifica Wikio - maggio 2010


Ricevo e pubblico in anteprima la classifica dei blog di LaStampa.it,  relativa al mese di maggio.

1LaStampa.it - Analisi
2Scrivere i risvolti
3LaStampa.it - On the road
4Minima Moralia
5LaStampa.it - San Pietro e dintorni
6Bodegones
7...Cosi' e' se mi pare
8LaStampa.it - Il villaggio (quasi) globale
9Antonio Cracas
10Antonio Montanari Nozzoli
11LaStampa.it - Buongiorno
12LaStampa.it - Allacciate le cinture
13Sperare per tutti
14LaStampa.it - Piccoli Gekko
15Irene Spagnuolo
16GENERAZIONE P
17Journal intime

18Amanda Love... and the city
19LaStampa.it - Web Notes
20Sogni,
viaggi, un po' di Praga e di Sicilia

21Provati e Consigliati...il blog
22Barcollo
ma non mollo

23Piero masia
24Resistenza enogastronomica
25LaStampa.it - Questa è la mia città
26Lamiaeconomia
27LaStampa.it - Cose di Tele
28Cronache luterane
29Ciacole e altro
30Gianniruotolo
31Serendipity
32LaStampa.it - Arcitaliana
33LaStampa.it - Centro messaggi
34LaStampa.it - Desktop
35LaStampa.it - Digita Musica


Classifica stampata
da Wikio




Per me  è un mese un pò speciale, il 17 maggio 2006 nasceva Serendipity. Vorrei ringraziare La Stampa per avermi messo a disposizione questo spazio, i blogger e i lettori, preziosi compagni di viaggio.Grazie!

Trieste

Ho attraversato tutta
la città, 
Poi ho salito un erta,
popolosa in principio, in la deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.


Trieste ha una
scontrosa grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore 
con gelosia.


Da quest'erta ogni
chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una collina, l'ultima s'aggrappa.
Intorno
Circola ad ogni cosa
un aria strana, un aria tormentosa,
l'aria natia.


La mia città che in
ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva. 

(U. Saba)


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