Torrone
morbido, zucchero filato. Si accendono le luci. Vuoi misurare la tua
forza? Toccare le stelle? Luna park LUNA è qui per te! Il grande capo
indiano Pioggia Battente leggerà i cerchi dei tuoi sigari. Una
navicella è pronta a portarti nello spazio. Basta una moneta per
muovere tutto. Alianti, comete, la ruota panoramica. Il bersaglio,
anche il bersaglio. "Venghino signori, venghino." Qui
si allenavano i cow-boy, quando il west era ancora una terra sconfinata
e Billy the Kid un moccioso frignante. Potete vincere una bambolina, il
camion dei pompieri e...solo perchè siete voi...un prezioso Pinot de
Pinot del '94. Però dovete fare centro al primo colpo, con gli occhi
chiusi, dondolandovi su una gamba sola. Come dite? Preferite le stelle?
Dilettanti!
"...è - filosoficamente - lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra..."
venerdì 24 gennaio 2014
domenica 29 dicembre 2013
Come farà Babbo Natale senza la mia letterina?
La notte era scesa sulla città,
avvolgendo ogni cosa, anche la casa di Mattia.
Nella camera da letto il padre
russava ispirato, mentre la madre cercava un po’ di riposo sotto il cuscino.
Mattia, in un’altra stanza, aggrappato a Tommy, parlava nel sonno e diceva più
o meno così: «L’hai ricevuta…la mia
letterina…Babbo Natale?....l’hai ricevuta, vero?» Si zittiva, come aspettando
una risposta, che non sembrava arrivare perchè dopo qualche istante ripeteva, le stesse parole, con un tono di voce
ancora più accorato.
I festoni, le luci, l’albero e il
presepe erano lì, pronti ad annunciare il Natale che sarebbe giunto, in meno di
una settimana. In corridoio la pendola iniziò a battere la mezzanotte. Uno,
due, tre rintocchi, poi si fermò. Forse anche lei aveva sentito gli strani
rumori che provenivano dal salotto. Passi felpati, parole sommesse.
Il bel presepe, costruito sulla scrivania,
vicino al divano, sembrava inquieto. Il panneggio colorato riproduceva stelle fisse e prive di luce che si proiettavano
su un piccolo borgo. C’erano l’oste, il panettiere, il falegname, il bottaio,
la lavandaia, il fabbro, la pescivendola, … no! Il cesto di pesce azzurro era
appoggiato sul sentiero di ghiaia ma
Lara, la pescivendola, sembrava sparita.
La grotta era al suo posto, le colline di tufo e muschio, le capre, le
pecore, i pastori. Uno, due,… mancava Arnolfo. Forse qualcuno li aveva
spostati…no, eccoli …stavano correndo in direzione del bordo.
- Fermatevi! – urlò Ivan, il fabbro. Si
muoveva lentamente, facendo roteare la mazza.
-
Dove pensate di andare? Fermatevi, ho detto.
Arnolfo e Lara avevano trascorso giorni
interi ad osservarsi da lontano. Lui appoggiato al suo bastone, lei seduta
vicino alla fontana. Si erano incontrati nel cuore della notte, quando il mondo
consentiva loro di muoversi indisturbati.
Quei rari momenti non bastavano, i tentativi di convivere erano falliti.
Il piccolo borgo non voleva rinunciare a lei ed era convinto che lui avrebbe
dovuto rimanere sulle montagne con le sue capre. Ivan, il fabbro, si era fatto
avanti per corteggiare Lara. Era un ottimo partito, la fucina garantiva un
roseo futuro, però Lara lo evitava come la peste. Più lei lo scansava, più lui
si faceva avanti convinto che avrebbe dovuto cedere almeno alla ragione.
Arnolfo assisteva a quel
corteggiamento con fastidio e a forza di macerare cattivi pensieri, si era
convinto che la fuga era l’unica soluzione.
Si muovevano con passi leggeri,
sul muschio, tenendosi per mano. Pensavano di essere quasi in salvo, quando le
urla di Ivan avevano squarciato il silenzio. Arnolfo e Lara iniziarono a correre verso il
limitare del presepe. Sentivano
Ivan che si avvicinava sradicando quanto
aveva a portata di mano. Si tuffarono sulla ghirlanda dorata che avvolgeva la
gamba della scrivania e scivolarono giù fino a toccare terra.
A quel punto si accese la luce del
salotto. La madre di Mattia avanzava insonnolita verso il tavolo, decisa a
scoprire l’origine del rumore che l’aveva svegliata. Tutto sembrava al suo
posto, si avvicinò al presepe. Guardò da un lato e dall’altro. Il fabbro era isolato in mezzo
al verde. Eppure l’aveva detto a Mattia di non toccare il presepe. Prese la
statuina e la rimise al suo posto. Poi sbadigliò e mentre gli occhi le si
chiudevano ritornò in camera. Doveva
smettere di mangiare la Bagna càuda[1] alla sera.
L’indomani fu impiegato per
convincere Mattia che la sua letterina era arrivata a destinazione. Quel anno
si era deciso di spedirla per via aerea. Mattia ne era entusiasta, l’aveva visto
fare in un cartone animato e si era convinto che doveva provare anche lui. Nel parco avevano legato, la busta, a un palloncino rosso ed erano rimasti ad
osservarlo fino a quando era diventato un puntino nel cielo. Poi erano sorti i
dubbi. E se il palloncino si buca prima
di arrivare a destinazione? Se rimane impigliato in un ramo? Conosce la strada?
Come farà Babbo Natale senza la mia letterina? Quando arrivò a quella considerazione,
gli occhi del bambino erano già umidi, annunciavano lacrime copiose e capricci
infiniti. Si arrivò quindi a un
compromesso. Riscrivere la lettera aggiornata di un paio di desideri dell’ultima
ora e inviarla tramite posta prioritaria. Mattia quasi sorrideva mentre
infilava la busta nella cassetta della posta.
I giorni successivi servirono ai
suoi genitori per esaudire i desideri dell’ultima ora, fare la spesa, preparare
la cena della vigilia e fu subito Natale. Nessuno si preoccupò più del presepe neanche
gli amici, i familiari che, entrati in casa, si complimentavano come sempre per lo
splendido allestimento senza rilevare alcuna differenza. Il presepe stesso,
impegnato nell’accogliere il bambinello, la stella cometa, i visitatori e
tracciare la strada per i Re Magi sembrò dimenticarsi di Arnolfo e Lara. Restava
solo Ivan a mugugnare scontento ma nessuno gli dava retta.
Giunse infine il giorno in cui fu
necessario riporre le decorazioni natalizie e smantellare il presepe. L’incombenza
era quasi terminata quando, la madre di Mattia, passando la scopa sotto la
scrivania si imbatté in un ostacolo. La donna si piegò e fece scorrere la mano
fino a trovarlo. Lo tirò fuori e rimase per un attimo a osservarlo, un uomo e
una donna che si tenevano per mano – Arnolfo e Lara - un sorriso attraversava il
loro volto e risplendeva negli occhi fissi. Belli
Pensò la donna, mentre li avvolgeva in un foglio di carta velina per poi riporli nella scatola del presepe destinata alla
soffitta.
lunedì 8 luglio 2013
Retrospettiva su Robert Capa a Torino
Nel 1938 Robert Capa era già definito ''il
migliore fotoreporter di guerra del mondo'' e questo titolo ancora gli
appartiene. Nei suoi ritratti di civili - uomini, donne e bambini - c’è
il racconto delle guerre di cui è stato testimone.
A Palazzo Reale (Torino), fino al 14 luglio, è possibile visitare una grande retrospettiva, organizzata in occasione del centenario della sua nascita.
97 immagini di rara intensità, capaci di suscitare empatia, spingere indietro nel tempo e raccontare. Vite trafitte dal dolore, costrette alla fuga, vestite di speranza, strappate, capaci di coltivare curiosità, spaventate, innamorate, tramortite dagli eventi, in viaggio, interrotte bruscamente, in cerca di futuro.
L’ultima sezione è dedicata agli amici: Picasso, Hemingway, Matisse, Capote. Ingrid Bergman con cui intrecciò una breve relazione. Quanta vita c'è in queste immagini, quanto coraggio. Uno sguardo partecipe e attento, fermato, in Vietnam, da una mina antiuomo.
A Palazzo Reale (Torino), fino al 14 luglio, è possibile visitare una grande retrospettiva, organizzata in occasione del centenario della sua nascita.
97 immagini di rara intensità, capaci di suscitare empatia, spingere indietro nel tempo e raccontare. Vite trafitte dal dolore, costrette alla fuga, vestite di speranza, strappate, capaci di coltivare curiosità, spaventate, innamorate, tramortite dagli eventi, in viaggio, interrotte bruscamente, in cerca di futuro.
L’ultima sezione è dedicata agli amici: Picasso, Hemingway, Matisse, Capote. Ingrid Bergman con cui intrecciò una breve relazione. Quanta vita c'è in queste immagini, quanto coraggio. Uno sguardo partecipe e attento, fermato, in Vietnam, da una mina antiuomo.
A Palazzo Reale fino al 14 luglio
lunedì 24 giugno 2013
Fermo immagine
In un giardino inondato dal sole, tra glicini e
scolaresche, incontro un cigno che soffre di solitudine. Appoggiata a
una ringhiera osservo il piccolo porto. La macchina fotografica si
muove in più direzioni, prova a fermare il momento. Il
viola del glicine merscolato al rosso della struttura, le statue, la
fontana e il mare. Mi spingo sino al castello, pietra bianca posata
sull'acqua, resto come in attesa di un segnale. Entrare sembra un
intrusione in una vita troncata bruscamente, in una storia d'amore che
ancora avvolge le stanze e gli oggetti. Il secondo piano è stato solo
progettato. Una sala immersa nella luce e nel silenzio mi attrae,
rimango indietro, sono davanti alla finestra. Ricordo le pareti
ricoperte di stoffa rossa, un trono, un enorme quadro in cui dei nastri
provano a unire le storie di due famiglie. Ricordo la smarrita
impressione di stare viaggiando nel tempo, l'emozione, l'ascolto,
l'inquietudine.
martedì 18 giugno 2013
Com'è profondo il mare...*
Il sole si leva all'orizzonte. I suoi raggi
si confondono con l'aria ancora fredda. Sul lungomare i bar, con le
serrande abbassate, provano a cancellare i segni della notte.
Un uomo legge il giornale su una panchina. Alcune persone corrono seguendo il ritmo della musica o le linee dell'asfalto. Il primo ombrellone è stato issato, sulla spiaggia, da un pensionato che ora riempie le caselle di un cruciverba.
Il mare si spinge in avanti e si ritrae. Contiene tutto il tempo del mondo.
Un uomo legge il giornale su una panchina. Alcune persone corrono seguendo il ritmo della musica o le linee dell'asfalto. Il primo ombrellone è stato issato, sulla spiaggia, da un pensionato che ora riempie le caselle di un cruciverba.
Il mare si spinge in avanti e si ritrae. Contiene tutto il tempo del mondo.
*Lucio Dalla
giovedì 30 maggio 2013
Racconti nella rete _Come i venti selvaggi lo spinse
Partecipo al concorso "Racconti nella rete" con il racconto "Come i venti selvaggi lo spinse". Potete leggerlo qui http://www.raccontinellarete.it/?p=15848&preview=true i commenti sono ben accolti. grazie!
lunedì 27 maggio 2013
Il Grande Gatsby
Cinque anni perduti,
lottavano sulle labbra di Daisy, una creatura noncurante che si ritrae
nella sua dorata esistenza dopo avere sconvolto, ancora una volta, la
vita di Gatsby. Il misterioso miliardiario, l'uomo che
organizza i più celebri e frequentati party di New York, capace come
nessuno di coltivare la speranza, ha creato tutto quello sfavillante
mondo per Daisy. Non si rassegna ad averla perduta.
«Così continuiamo a
remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato»
F.S. Fitzgerald
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