mercoledì 24 ottobre 2007

Ecco, quello

Non credo servano altre
parole.  Meglio il silenzio.


- Si, ma quale?


Quello
accompagnato da musica di sottofondo. Elegante,
soffice e sottile. Chiudi gli occhi, ti inondano le note e tu ti senti libero?


No, forse è
meglio  la natura. Sai, lascia così tante
possibilità. Vediamo un po’. Silenzio mescolato al vento che muove gli
alberi. Si possono ascoltare le cose più
strane. Tendi l’orecchio e il vento racconta.


Oppure, se
vuoi, le onde del mare. Tu non sai, quanto riempiono gli spazi le onde. Un
rumore uguale a se stesso ma che non stufa. Bei primi piani. Si, mi  sembra l'ideale. Ok?


No, guarda io pensavo a silenzio
e …. basta. Niente suoni, niente rumori. Niente di niente. Insomma una cosa così..


- Ah…ho capito. Quindi se..


Niente


- Neanche.. Sì, perché si potrebbe …. fare


Silenzio?


- Ecco, quello


(clicca sopra per ingrandire)


100_4959

domenica 21 ottobre 2007

Febbre da gran premio.

Attesa, pronostici. Un tifo che
non so dove indirizzare.


 Hamilton, Alonso (-4), Hakkinon
(-7). Sono loro a contendersi il trono, la vittoria del campionato di formula uno. Il gran premio brasiliano è l'ultimo della stagione, a lui toccherà esaudire
desideri e infrangere sogni.



Hamilton è il più giovane, il primo pilota di colore in formula uno,
il primo esordiente a salire su un podio, a vincere un gran premio e .. chissà.
Fila d'amore e d'accordo con Ron Dannis. E' stato la sorpresa. Il bravo ragazzo
a cui è facile affezionarsi.  Si è sbilanciato raccontando come intende
festeggiare in caso di vittoria, vuole imitare il suo  mito:Ayrton Senna.
La sua immagine nelle ultime settimane è stata messa in discussione a causa di
alcune decisioni dei commissari. Un treno di  gomme in più utilizzate in
prove libere, ha ostacolato Raikonen nel suo giro veloce e non ha subito
conseguenze.



Alonso è il compagno di squadra el'avversario più accanito. Campione del
mondo in carica. Cambiando squadra ha trovato, in casa, la concorrenza di
Hamilton. Certo non se lo aspettava e si è ritagliato presto, suo malgrado, il
ruolo di antipatico. Ormai separato in casa McLaren. Parla di loro come se lui
non facesse più parte della squadra. Il suo  futuro è incerto.



Hakkinen, Ferrari.  Ha ottenuto i risultati migliori sul finire
della stagione  macinando vittorie e buoni piazzamenti. Basterà? L'eredità
di Shumacher non è facile da gestire. Lui e Massa hanno messo in campo passione
e impegno. Nonostante le difficoltà con la macchina. Massa è in pole, a casa
sua, il massimo per un pilota.


 Che dire, pensavo di non seguire
più la formula 1, oggi invece mi trovo ad aspettare con curiosità l'avvio della corsa.
Per chi tifo?  Forse ora lo so, ma
lo scrivo dopo. Scaramantica anche in questo.

martedì 16 ottobre 2007

Segue il ritorno

1 nuvole di fumo


2  nuvole di fumo


La corsa venne decisa sul finire del rettilineo, all'entrata del paese.
Sanchez riuscì un paio di volte ad affiancare Landier che muovendosi da un lato
all’altro della carreggiata non gli dava strada.
Il catalano non si scoraggiò,
continuò a tampinarlo finché Landier, ormai stremato, sbagliò.
Era una
semicurva insignificante quella che immetteva nella piazza però il francese,
arrivato troppo deciso, troppo preso a difendere il primato, disegnò una
traiettoria errata. Venne infilato a sinistra da Sanchez che, superato di slancio il traguardo, fermò la vettura009b
e chiuse
gli occhi. Rimase in quella posizione per qualche istante. La folla  gli si faceva intorno festante. Lui, di colpo,
saltò giù. Sorrideva, elegante nella tuta grigia. Solo lo sbaffo, che aveva
sulla guancia, tradiva la sua impresa. Saluto Landier, si complimentò per la bella gara. Poi Iniziò a stringere mani, fare cenni
di saluto. Avanzava a fatica. Dopo
qualche minuto riuscirono a portarlo sul palco. Non si era scomposto. Mostrò
la coppa, i fiori, con malcelato orgoglio. Riuscì pure a imbastire un ringraziamento in italiano.


La folla
lo adorava. Molti avrebbero voluto essere al suo posto. Un ragazzino,
posizionato nelle prime file, decise di tentare la sorte. Quella sera stessa si
unì alla carovana della corsa.


Il buio era sceso precoce. Solo la luna vegliava sul trasferimento del gruppo. Rico aveva trovato posto sulla macchina di un meccanico.
Il paese si allontanava dietro di lui e il suo pensiero, l’unico, era che
voleva tornare, un giorno, ricco di quella fama e  di quel successo. Applausi e baci, motori che
rombano nel silenzio che precede la partenza, nuvole di fumo a seguirlo.
Ragazzino
venuto dal nulla e pronto a sfidare il mondo.

sabato 13 ottobre 2007

Sophie

In un tempo
lontano, viveva Sophie. Una ragazzetta resa sciocca da troppo sogni,
avrebbe detto sua madre. Una donna capace di volare, direi io che non
l’ho mai incontrata. Mi sono fermato prima. Eppure quel prima, fatto
dei racconti di chi l’ha conosciuta, delle pagine che lei ha scritto: mi hanno aperto il suo mondo. Reso familiare da parole  percepite intorno a me,  fin da quando son nato.


Sophie che la vita
era già scritta. Sophie che doveva solo trovarsi un buon partito e fare
figli. Sophie  al resto non doveva pensare. Sophie, senza un futuro
solo suo. 


Certe persone il destino lo voglion comandare, altre lo subiscono e basta. Sophie voleva solo seguire la sua corrente. Fatta di libri, viaggi e di quel lieve dolore che la prendeva quando doveva rinunciare. E giorno dopo giorno,  le rinunce diventavano una tortura,  il dolore si faceva più forte. Diventava impossibile non ascoltarlo.

venerdì 5 ottobre 2007

nuvole di fumo percorrevano la strada

prima


La piazza era gremita. Sul palco,
montato in fretta il giorno prima , già stavano il Sindaco e l’Assessore.20041028224110_19883alfa_romeotipo1
Erano
stati designati a premiare il vincitore.
Indossavo il vestito buono, quello delle grandi occasioni. Mario provò a farsi
largo tra la folla. C’erano persone di ogni età. Bambini, a stento, tenuti a freno dalle
maestre. Diversi uomini che  avevano sottratto qualche minuto al lavoro,
per assistere all’arrivo. Gli anziani sembravo i più interessati, pensavano di
aver visto tutto e serbavano la speranza di essere smentiti. Per le donne si  era rivelata  una buona occasione per qualche confidenza,
che diversamente non c’era mai tempo.


Notizie della corsa passavano di
bocca in bocca, assumevano i colori della leggenda. Si spezzavano e ricucivano
in nuove forme. La gara si era animata all’improvviso. Paul Landier aveva sferrato un attacco al settantesimo
chilometro. Si era portato in testa e sembrava pronto alla fuga. Aveva lui la
macchina migliore, dicevano gli esperti. I giornali del mattino lo davano per
favorito.  Naturalmente lui ci credeva,
era convinto della sua forza. Premeva l’acceleratore e scrutava la strada che aveva davanti, quasi
a volerla ingoiare, tanta era la voglia di essere il primo. I troppi pensieri
lo tradirono. Non si rese subito conto
che una vettura rossa gli stava dietro. Prima più lontana, poi chilometro dopo
chilometro gli si faceva sotto, lo pressava. Era Sanchez  «sempre lui». Già una volta gli aveva dovuto
cedere il passo. Ora, no pensò mentre avanzava veloce. La strada era una serie
di curve mal disegnate. Bastava un po’ di attenzione pensò. Sanchez gli stava
dietro curva dopo curva, poteva sentire il suo fiato sul collo.  Percepiva a pelle la sua tranquillità e si
sentiva ancora più a disagio.

martedì 2 ottobre 2007

nuvole di fumo percorrevano la strada


la rendevano mistero di un istante


seguiva  il ritorno


Le auto sf009brecciavano veloci. Mario fece appena in tempo a riconoscere Jose
Sanchez. Berretto da pilota, occhialoni a coprirgli metà del viso, una sciarpa
bianca intorno al collo. Il suo bolide rosso spiccava in mezzo al gruppo. Giovane catalano, di buona famiglia e pessime abitudini,  si divideva generosamente tra cronaca sportiva e mondana. Era
stato avvistato in costa azzurra, con una ricca ereditiera, giusto la settimana
prima. Vinte un paio di gare in Nord Europa, ora provava a conquistare
l’Italia.


Durò pochi istanti, poi fu  solo polvere che si allontanava.


Mario rimase sorpreso
dall’inquietudine che lo prese. Il frastuono dei motori, il fumo che invadeva
la strada, le urla della gente impegnate a incitare i piloti. Ciò che aveva
visto non gli bastava. Corse a perdifiato fino a Rocca dei Massi. Li vide dall’alto. Seguì  la scia simile al movimento, suadente,  di un serpente. Gli piaceva. Di questo era
sicuro. Il tracciato era ancora lungo e insidioso. Decise di andare in città.
Avevano fissato il traguardo sulla piazza principale….


foto tratta da: www.sapere.it