venerdì 15 giugno 2007

Teatro stabile di strada a Torino

Venerdì
15 giugno 2007 alle ore 11.30,
sui primi gradini del Duomo di Torino, è indetta una conferenza stampa - la partecipazione è aperta a chiunque vorrà
intervenire, compresi ovviamente i passanti - nella quale Marco Gobetti presenterà il
TEATRO STABILE DI STRADA®  e risponderà ad eventuali domande.


La quinta stanzialità avverrà
per
sette giorni,
da venerdì 22 a giovedì 28 giugno 2007
: tutte le sere alle ore 21.30 a Torino, nei
pressi del n° civico 2 in
Piazza San Giovanni (di fianco al Duomo, dove un anno fa si diede corso al
progetto con la stanzialità inaugurale di 15 giorni),
Marco Gobetti reciterà
il monologo “
VOGLIO UN
PAPPAGALLO – Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo
”. L'attore continuerà poi a recitare a Torino, spostandosi in
via Accademia delle Scienze, di fronte a piazza Carignano, per dare
vita alla
sesta
stanzialità
, che durerà tre giorni: da sabato 30 giugno
a lunedì 2 luglio, tutte le sere alle ore 21.30.



Il pubblico potrà versare un’offerta a piacere,
non obbligatoria, nel cappello di fronte alla zona scenica.


 


L’anno scorso ho assistito a questo spettacolo, mi è piaciuto molto, ne ho scritto in un post:


 Voglio
un pappagallo – Mattew Smith: il p(r)ezzo della vitta di un uomo


Venerdì sera stavo facendo una passeggiata, in centro, a Torino.
Erano da poco passate le 22, da Piazza Castello mi sono mossa verso Palazzo
Reale. L'aria era fresca. Ho pensato di passare dove il Duomo. Faccio per
andare in quella direzione, giro l'angolo e mi trovo di fronte a uno spettacolo
suggestivo. Le ombre della sera erano ormai scese sulla città. Un ragazzo siede
davanti a un muro. La scenografia è essenziale: la sedia, un attaccapanni su
cui è posto un vestito, 4 riflettori puntati sull'attore. intorno  un
piccolo pubblico seduto su dei cuscini posti sulla piazza. Mi fermo affascinata
per sentire la storia di Mattew Smith un giovane orfano perseguitato dal sogno
della madre e del nonno, di un libro di cui non riesce a leggere il titolo. Le
persone che lo adottano vorrebbero farlo smettere di sognare. Lui fugge e
inizia una nuova vita in America. Lo accoglie una ricca famiglia, diventa amico
di Vincent. Si rende conto che cantando "Voglio un pappagallo, voglio solo
un pappagallo da tenere sulla spalla che mi sia da testimon" può ottenere
tutto quello che vuole. Diventa il leit-motiv della serata questa canzone a cui
ogni volta Matthew aggiunge una strofa. La vita del ragazzo diventa difficile
quando si trova, per una serie di coincidenze, a dover fuggire.Colpevole? Per
molti si è colpevole. Prossima tappa Torino e il Piemonte, qui Matthew tra
passato e presente cercherà risposte su chi gli sta intorno, su quel sogno mai
finito.  Fino a che per capire si dovrà di nuovo spostare vivendo così un finale
sorprendente.


Lo spettacolo è fatto anche di ombre e luci, proiettate sul muro.
E' bello, dura 1 ora e ti tiene incollata sul posto con la voglia di sapere
come andrà a finire. Una storia surreale, misteriosa e quasi fosca  che a
tratti diventa rosa. L'attore cattura l'attenzione del pubblico con una
recitazione coivolgente a più voci. A tratti si frappone l'intermezzo di un
bambino a cui un anziano , forse lo stesso Matthew, vuole raccontare una storia
e un caffè che non arriva mai a ebollizione. Sono arrivata in ritardo,ho perso
i primi 10 minuti, mi è piaciuto molto lo stesso, assistere a uno spettacolo,
così nel mezzo di una città, con gente che passava e sbirciava la scena
incuriosita per poi proseguire la passeggiata. Mi è sembrato di fare un viaggio,
per qualche minuto non essere più lì ma a New York,  conoscere i bizzarri
personaggi che con pochi tratti precisi venivano descritti, tali da vederteli
quasi comparire davanti mentre la notte si stendeva su Torino. Poi è giunta
l'ora di tornare a casa, il sogno è finito e mi ha lasciato un bel ricordo.”



 

martedì 12 giugno 2007

Il piccolo giardiniere


Il sole si nasconde dietro le nuvole. L'afa prende il sopravvento.  Le
piante la sentono di più.  Acqua è il miraggio, la speranza.
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Una carriola colorata vive in un prato dall’aspetto curato. Sopra c'è
un vaso di fiori, sbocciati da poco. Un bambinetto di pochi anni si
avvicina, con passo incerto, regge un annaffiatoio grande quasi quanto
lui. La sua attenzione è calamitata da quel vaso. Ha l’aria assorta di
chi deve svolgere un compito importante. Giunto a destinazione solleva
delicatamente l’annaffiatoio. Le
prime gocce iniziano a scendere e rinfrescare le foglie. Il tempo
sembra si sia fermato. E’ solo un impressione. Il viaggio prosegue
veloce e il  piccolo giardiniere diventa un ricordo.


domenica 10 giugno 2007

dono & condanna

100B2721Le
gocce scendono una accanto all’altra, incessanti. Gli uccelli si
muovono frenetici alla ricerca di un riparo. La loro voce si perde
nella lontananza. Sono in un luogo che ho incontrato tante volte,  incuriosita da particolari che noto per la prima volta. Non  so
se la mia proverbiale disattenzione sia una condanna o un dono che mi
fa sentire come nuovo anche ciò che nuovo non lo è più.


Riprendo a camminare avvolta nel silenzio.  Vivo
nuove scoperte e ritrovate abitudini. Sospesa tra passato e futuro
cerco un posto mio. I tuoni tornano a farsi sentire. Il profumo
dell’erba tagliata si mescola  all’odore della pioggia.  Meglio tornare a casa.


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venerdì 8 giugno 2007

Perfetta è solo una parola.
Non trova posto in questo mondo.
Un utopia tiranna che mette soggezione.
Perfetta. Finchè non diventa un ossessione...


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giovedì 7 giugno 2007

Sogno di una notte di mezza estate,
consumato in un letto sfatto di sonno.
Non c'è quiete dopo la tempesta.
.

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venerdì 1 giugno 2007

Zitti no vero? Zitti no

Ti sei mai chiesta perché? Il perché
di tutto insomma. Perché la luna, il sole o la neve. Perché tu e non qualcPunto_interrogativoun’altro.
Io quella fase non l’ho mai superata. Forse è perché non sono mai cresciuta e
così continuo a
rincorrere le risposte alle domande di ieri ed a essere
investita da quelle  di domani.
Una folata che giunge improvvisa,
sempre grande e  in grado quasi di
piegarmi. Così per andate avanti faccio finta di averle trovate quelle risposte
e penso che questo basti, almeno per un po’. E’ bella la sensazione, quasi un
abbraccio  che riesce a cancellare l’inquietudine
solo che poi i perché ritornano, più grandi e insistenti.  Zitti no vero? Zitti no. Questa risposta già
la conosco.