martedì 8 aprile 2014

scintille

Forse, una volta, rideva di più. Le sue risate si disperdevano, nell'aria, come scintille. Avevano il suono delle foglie, calpestate, in una giornata di sole autunnale.

sabato 1 marzo 2014

A proposito di Davis


Un uomo, un gatto e  NewYork.
Anni '60,  Llewyn, cantante folk squattrinato, si arrabatta per mettere insieme il pranzo con la cena e trovare un posto in cui dormire. E’ cinico, disincantato, il suo malinconico sguardo si posa su un mondo in cui raccoglie solo fallimenti.
 La chitarra, la sua musica, una paternità inaspettata con cui fare i conti, un amico che si è arreso e lui che prova, cerca altre vie, si dibatte, come un pesce nella rete, mentre i soldi non bastano mai.
C’è tanta bella musica in cui perdersi dentro.


“…Quante le strade che un uomo farà
e quando fermarsi potrà?”
La risposta è caduta nel vento
(Mogol/Dylan)

domenica 23 febbraio 2014

I pilastri della società

- Ibsen -
Il console Karsten scriveva lettere piene di verità e libertà alla donna che amava. Era giovane e non aveva ancora l'azienda da gestire, uomini e famiglie il cui destino dipendeva dalle sue scelte. 
Quando si trovò ad affrontare tutte queste responsabilità, avendo bisogno di soldi e conoscendo la società in cui viveva, trovò una scorciatoia. Certo per far questo dovette rinunciare alla donna che amava, preferendole la sorellastra più dotata finanziariamente. Un uomo, a causa di un suo sbaglio, fuggì  in America, macchiato di una colpa che in realtà era sua. 
Però a parte questi fatti, ignoti a tutti, le cose non sarebbero potute andare meglio. Era sposato, aveva un bambino, la sua famiglia era un modello, lui un pilastro della società in cui vivevano. Karsten amava definire la sua dimora una casa di vetro, aperta a tutti.
Aveva fermato il progetto della ferrovia solo per evitare che tante coscienze fossero sconvolte dalle novità e dal progresso. Poco importava il fatto che avrebbe danneggiato la sua impresa di trasporti. Il benessere della società in cui viveva veniva prima di tutto e, dall'alto della sua moralità, il console poteva indirizzare, sostenere, correggere la comunità in cui viveva. Erano riusciti a estirpare l'associazione musicale e quella teatrale, l'insana abitudine di feste e banchetti, stavano rieducando le donne a un ruolo al servizio della società. Il progetto della ferrovia era stato rielaborato e reso redditizio così da consentirgli un adeguato accumulo di ricchezza e di potere.
L'arrivo di Lona, suo unico amore, e Johan, l'uomo che si era addossato le sue colpe lo costringono a ripensare la sua vita e il suo ruolo nella comunità. La minaccia dello scandalo che causerebbe l'emergere della verità, lo annienta così come il dubbio sulla validità delle scelte fatte.

 Il dialogo con Lona fa affiorare molti nervi scoperti ma il console non può tirarsi indietro.
 Non più almeno.

"I pilastri della società" si sgretolano nell'apparenza e nella menzogna.

venerdì 24 gennaio 2014

Luna park LUNA

Torrone morbido, zucchero filato. Si accendono le luci. Vuoi misurare la tua forza? Toccare le stelle? Luna park LUNA è qui per te! Il grande capo indiano Pioggia Battente leggerà i cerchi dei tuoi sigari. Una navicella è pronta a portarti nello spazio. Basta una moneta per muovere tutto. Alianti, comete, la ruota panoramica. Il bersaglio, anche il bersaglio. "Venghino signori, venghino." Qui si allenavano i cow-boy, quando il west era ancora una terra sconfinata e Billy the Kid un moccioso frignante. Potete vincere una bambolina, il camion dei pompieri e...solo perchè siete voi...un prezioso Pinot de Pinot del '94. Però dovete fare centro al primo colpo, con gli occhi chiusi, dondolandovi su una gamba sola. Come dite? Preferite le stelle? Dilettanti!

domenica 29 dicembre 2013

Come farà Babbo Natale senza la mia letterina?

La notte era scesa sulla città, avvolgendo ogni cosa, anche la casa di Mattia.
Nella camera da letto il padre russava ispirato, mentre la madre cercava un po’ di riposo sotto il cuscino. Mattia, in un’altra stanza, aggrappato a Tommy, parlava nel sonno e diceva più o meno così:  «L’hai ricevuta…la mia letterina…Babbo Natale?....l’hai ricevuta, vero?» Si zittiva, come aspettando una risposta, che non sembrava arrivare perchè dopo qualche istante  ripeteva, le stesse parole, con un tono di voce ancora più accorato.
I festoni, le luci, l’albero e il presepe erano lì, pronti ad annunciare il Natale che sarebbe giunto, in meno di una settimana. In corridoio la pendola iniziò a battere la mezzanotte. Uno, due, tre rintocchi, poi si fermò. Forse anche lei aveva sentito gli strani rumori che provenivano dal salotto. Passi felpati, parole sommesse.
 Il bel presepe, costruito sulla scrivania, vicino al divano, sembrava inquieto. Il panneggio colorato riproduceva  stelle fisse e prive di luce che si proiettavano su un piccolo borgo. C’erano l’oste, il panettiere, il falegname, il bottaio, la lavandaia, il fabbro, la pescivendola, … no! Il cesto di pesce azzurro era appoggiato sul sentiero di ghiaia ma  Lara, la pescivendola, sembrava sparita.  La grotta era al suo posto, le colline di tufo e muschio, le capre, le pecore, i pastori. Uno, due,… mancava Arnolfo. Forse qualcuno li aveva spostati…no, eccoli …stavano correndo in direzione del bordo.
-     Fermatevi! – urlò Ivan, il fabbro. Si muoveva lentamente, facendo roteare la mazza.
-         Dove pensate di andare? Fermatevi, ho detto.

Arnolfo e Lara avevano trascorso giorni interi ad osservarsi da lontano. Lui appoggiato al suo bastone, lei seduta vicino alla fontana. Si erano incontrati nel cuore della notte, quando il mondo consentiva loro di muoversi indisturbati.  Quei rari momenti non bastavano, i tentativi di convivere erano falliti. Il piccolo borgo non voleva rinunciare a lei ed era convinto che lui avrebbe dovuto rimanere sulle montagne con le sue capre. Ivan, il fabbro, si era fatto avanti per corteggiare Lara. Era un ottimo partito, la fucina garantiva un roseo futuro, però Lara lo evitava come la peste. Più lei lo scansava, più lui si faceva avanti convinto che avrebbe dovuto cedere almeno alla ragione.
Arnolfo assisteva a quel corteggiamento con fastidio e a forza di macerare cattivi pensieri, si era convinto che la fuga era l’unica soluzione.

Si muovevano con passi leggeri, sul muschio, tenendosi per mano. Pensavano di essere quasi in salvo, quando le urla di Ivan avevano squarciato il silenzio.  Arnolfo e Lara iniziarono a correre verso il limitare  del presepe. Sentivano Ivan  che si avvicinava sradicando quanto aveva a portata di mano. Si tuffarono sulla ghirlanda dorata che avvolgeva la gamba della scrivania e scivolarono giù fino a toccare terra.
A quel punto si accese la luce del salotto. La madre di Mattia avanzava insonnolita verso il tavolo, decisa a scoprire l’origine del rumore che l’aveva svegliata. Tutto sembrava al suo posto, si avvicinò al presepe. Guardò da un lato  e dall’altro. Il fabbro era isolato in mezzo al verde. Eppure l’aveva detto a Mattia di non toccare il presepe. Prese la statuina e la rimise al suo posto. Poi sbadigliò e mentre gli occhi le si chiudevano  ritornò in camera. Doveva smettere di mangiare la Bagna càuda[1] alla sera.   

L’indomani fu impiegato per convincere Mattia che la sua letterina era arrivata a destinazione. Quel anno si era deciso di spedirla per via aerea. Mattia ne era entusiasta, l’aveva visto fare in un cartone animato e si era convinto che doveva provare anche lui.  Nel parco avevano legato, la busta,  a un palloncino rosso ed erano rimasti ad osservarlo fino a quando era diventato un puntino nel cielo. Poi erano sorti i dubbi. E se il palloncino si buca prima di arrivare a destinazione? Se rimane impigliato in un ramo? Conosce la strada? Come farà Babbo Natale senza la mia letterina? Quando arrivò a quella considerazione, gli occhi del bambino erano già umidi, annunciavano lacrime copiose e capricci infiniti.  Si arrivò quindi a un compromesso. Riscrivere la lettera aggiornata di un paio di desideri dell’ultima ora e inviarla tramite posta prioritaria. Mattia quasi sorrideva mentre infilava la busta nella cassetta della posta.
I giorni successivi servirono ai suoi genitori per esaudire i desideri dell’ultima ora, fare la spesa, preparare la cena della vigilia e fu subito Natale. Nessuno si preoccupò più del presepe neanche gli amici, i familiari che, entrati in casa,  si complimentavano come sempre per lo splendido allestimento senza rilevare alcuna differenza. Il presepe stesso, impegnato nell’accogliere il bambinello, la stella cometa, i visitatori e tracciare la strada per i Re Magi sembrò dimenticarsi di Arnolfo e Lara. Restava solo Ivan a mugugnare scontento ma nessuno gli dava retta.

Giunse infine il giorno in cui fu necessario riporre le decorazioni natalizie e smantellare il presepe. L’incombenza era quasi terminata quando, la madre di Mattia, passando la scopa sotto la scrivania si imbatté in un ostacolo. La donna si piegò e fece scorrere la mano fino a trovarlo. Lo tirò fuori e rimase per un attimo a osservarlo, un uomo e una donna che si tenevano per mano – Arnolfo e Lara - un sorriso attraversava il loro volto e risplendeva negli occhi fissi. Belli Pensò la donna, mentre li avvolgeva in un foglio di carta velina per poi riporli  nella scatola del presepe destinata alla soffitta.
  


[1]
La bagna cauda è una preparazione a base di aglio, olio extravergine d'oliva ed acciughe dissalate, il tutto ridotto a salsa mediante una paziente cottura . Volendo si possono aggiungere agli ingredienti anche burro, panna da cucina, latte e noci tritate. (fonte wikipedia)

lunedì 8 luglio 2013

Retrospettiva su Robert Capa a Torino

Nel 1938 Robert Capa era già definito ''il migliore fotoreporter di guerra del mondo'' e questo titolo ancora gli appartiene. Nei suoi ritratti di civili - uomini, donne e bambini - c’è il racconto delle guerre di cui è stato testimone.
A Palazzo Reale (Torino), fino al 14 luglio, è possibile visitare una grande retrospettiva, organizzata in occasione del centenario della sua nascita.
97 immagini di rara intensità, capaci di suscitare empatia, spingere indietro nel tempo e raccontare. Vite trafitte dal dolore, costrette alla fuga, vestite di speranza, strappate, capaci di coltivare curiosità, spaventate, innamorate, tramortite dagli eventi, in viaggio, interrotte bruscamente, in cerca di futuro.
L’ultima sezione è dedicata agli amici: Picasso, Hemingway, Matisse, Capote. Ingrid Bergman con cui intrecciò una breve relazione. Quanta vita c'è in queste immagini, quanto coraggio. Uno sguardo partecipe e attento, fermato, in Vietnam, da una mina antiuomo.
 A Palazzo Reale fino al 14 luglio

lunedì 24 giugno 2013

Fermo immagine

In un giardino inondato dal sole, tra glicini e scolaresche, incontro un cigno che soffre di solitudine. Appoggiata a una ringhiera osservo il piccolo porto. La macchina fotografica si muove in più direzioni, prova a fermare il momento. Il viola del glicine merscolato al rosso della struttura, le statue, la fontana e il mare. Mi spingo sino al castello, pietra bianca posata sull'acqua, resto come in attesa di un segnale. Entrare sembra un intrusione in una vita troncata bruscamente, in una storia d'amore che ancora avvolge le stanze e gli oggetti. Il secondo piano è stato solo progettato. Una sala immersa nella luce e nel silenzio mi attrae, rimango indietro, sono davanti alla finestra. Ricordo le pareti ricoperte di stoffa rossa, un trono, un enorme quadro in cui dei nastri provano a unire le storie di due famiglie. Ricordo la smarrita impressione di stare viaggiando nel tempo, l'emozione, l'ascolto, l'inquietudine.