martedì 15 novembre 2011

Marcovaldo ovvero Le stagioni in città

  Marcovaldo


Funghi in cui si mescolano miracolo e veleno, pietanziere ammaccate, notti costellate di rumore, insegne intermittenti, fionde  e desideri non  addomesticati.


 


 


Marcovaldo


Italo Calvino


Ed. Mondadori




lunedì 5 settembre 2011

Si spegne anche la luce

 Se n’era andato come  un’ombra che si allunga nella notte, confondendosi con il buio.


 Dicono che è questione di un momento. Lasciare due righe, un addio disteso su un foglio che faccia  sembrare ordinato anche l’amore.


 “ Oggi 3 luglio,  è finita. Anche se non ho voglia di dirtelo guardandoti negli occhi, da domani la mia vita cambierà, tu scivolerai nelle pagine dei ricordi. Proverò a non far del male ai giorni che abbiamo condiviso, ai nostri sentimenti, a ciò che  non saremo più.”


                  Paul


 Anne girò la chiave nella serratura. Apriva la porta e sulle labbra già affiorava il suo nome, un sussurro che  si diffuse nel soggiorno silenzioso. Dorme - pensò - sfilandosi le scarpe. Le raccolse, nell’altra mano teneva la borsa, sul viso una voglia di sonno.  Si diresse al buio verso la camera  da letto. Posò le scarpe,  accese la piccola luce che era dalla sua parte e vide che il letto era vuoto.  


Si svestì e infilò  una maglietta, tirò giù le coperte. Mentre andava in bagno, un pensiero  si fece spazio, nella sua mente, fino a spingerla a tornare indietro, verso l’armadio. Gli attaccapanni veleggiavano indisturbati,  i completi e le sue camicie  erano svanite  così come la valigia beige che  solitamente era distesa sul fondo.


Nessuna speranza, solo freddo infilato nel cuore. Nessun biglietto, Paul non era  mai stato un tipo ordinato.


 

lunedì 8 agosto 2011

Dimmi 6 parole (2)

 
Un iniziativa delAlice "Corriere della Sera"   piuttosto divertente consiste nel provare a sintetizzare un romanzo in 6 parole.  Ho provato a partecipare. Qui


 


Alice meraviglia con strani sogni itineranti.

domenica 7 agosto 2011

Dimmi 6 parole

Un iniziativa del "Corriere della Sera"   piuttosto divertente consiste nel provare a sintetizzare un romanzo in 6 parole.  Ho provato a partecipare. Qui


Pinocchio


Pinocchio: legno privo di buon senso.


 

martedì 7 giugno 2011

Io non ho nulla da dire

Aver qualcosa da dire nel mondo a se stessi, alla gente. Che cosa ? Non so veramente perché io non ho nulla da dire. Eye Che cosa ? Io non so veramente. Ma ci son quelli che sanno. Io no- lo confesso a mio danno- non ho da dir nulla ossia niente. Perché continuare a mentire, cercare d’illudersi ? Adesso ch’io parlo a me mi confesso: io non ho niente da dire, eppure tra tante persone, tra tanti culti colleghi io sfido a trovar chi mi neghi d’aver questa o quella opinione, e forse mia madre, la sola che veda ora in me fino in fondo, è certa che anch’io venni al mondo per dire una grande parola. Gli amici discutono d’arte, di Dio, di politica, d’altro: e c’è chi mi crede il più scaltro perché mi fo un poco in disparte; qualcuno vorrebbe sentire da me qualcosa di più. “Hai nulla da aggiungere tu ?” “Io, no, non ho niente da dire.” E’ triste. Credetelo, in fondo, è triste. Non essere niente. Sfuggire così facilmente a tutte le noie del mondo. Sentirsi nell’anima il vuoto Quando altri più parla e ragiona. Veder quella brava persona imporsi un gran compito ignoto. E quelli che chiedono a un tratto: “Che avresti tu detto al mio posto ?” “Io….Non avrei forse risposto…. Io….mi sarei finto distratto…” Non aver nulla, né mire, né bei sopraccapi, né vizi; osar fino in mezzo ai comizi: “No, sa ? Non ho niente da dire.” Ed esser creduto un insonne, un uomo che veglia sui libri, un’anima ardita che vibri da tutto uno stuolo di donne. “Mi dica, sua madre che dice ? Io so dai suoi libri che adora sua madre. Nevvero signora ? nevvero che è tanto felice ? Un figlio ! Vederlo salire, seguirne il pensiero profondo…” ed io son l’unico al mondo che non ha niente da dire.


Autore Marino Moretti

mercoledì 13 aprile 2011

Un senso


Voglio trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
Domani un altro giorno... ormai è qua!

Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha



(G.Curreri, S.Grandi, V.Rossi - V.Rossi, S.Grandi)

martedì 12 aprile 2011

Doppio.

Ordinò l’ennesimo drink.


-   Doppio.


Il cameriere fece un cenno d’assenso,  lo sguardo gli cadde sulla fila di bicchieri schierati sul tavolo, un esercito silenzioso e dimesso. Lo osservò, per un attimo, ma senza darlo a vedere. Poi si voltò   portando con sé il vassoio, l’asciugamano piegato a metà, sul braccio, e l’immagine di un uomo sulla quarantina, con una capigliatura folta, baffi fulvi  e occhi posati sul nulla; coperto da una cravatta a righe e   una giacca grigia stazzonata che si mescolava al bianco di una camicia.  Un orologio di metallo giaceva abbandonato sul polso sinistro.  Scacciò via l’immagine,  conservò l’ordinazione e si chiese quanto  sarebbe stata la mancia.


L’uomo era rimasto da solo. Il fiume scorreva poco sotto di lui. Gli uccelli si alzavano in volo, le foglie degli alberi cadevano e fiorivano in piccoli vortici. Lui sembrava ignaro del mondo,  in attesa di una risposta per cui non aveva ancora trovato la domanda. Le gambe erano abbandonate sotto il tavolo, nascoste da una tovaglia che scendeva fino a toccare terra. Le dita stringevano una sigaretta da cui si dipanava un filo grigiastro. Se la portava alla bocca, la assaporava distrattamente, poi la abbassava sul tavolo e quando sembrava sul punto di disfarsi, la accostava a un posacenere scuotendola un po’.