venerdì 9 dicembre 2011

div_ag_azioni

Ian disse a Kate di stare zitta. lei continuò a cantare volgendo lo sguardo verso il cielo incerta se piangere o cercare una stella a cui consegnare un desiderio.


Le parole continuarono a distersi nel cielo e Kate perse una lacrima che sfiorò la sabbia e rimase sola.


Nel cielo una stella si decise a cadere e Kate seguendo la sua scia espresse il desiderio: stella, desiderio, Ian che perde la voce, forse un pò di pace, una canzone un pò originale, sola rimane tra le pagine chiare ... odio l'estate

lunedì 5 dicembre 2011

Le biglie, la neve e mio fratello

- Dove vai?


Paul si volta e  mi fa segno di star zitto. Poi abbozza un seguimi, con il   braccio.


E’ tutto il giorno che si comporta in maniera strana. Io l’ho spiato senza farmi accorgere. Scrive strani biglietti che nasconde tra  i fogli di un giornale, poi  sale furtivo le scale e li appoggia contro il vetro.  Li alterna con una torcia che accende e spegne a intermittenza,  tra un messaggio  e l’altro solleva il binocolo di papà e scruta  fuori dalla finestra.


Nevica da tre giorni. La neve ha superato il livello delle finestre del primo piano.  La città è diventata un lungo reticolo di  gallerie che si incrociano e a volte emergono in superficie. Insomma un enorme pista per le biglie che noi, al mare, d’estate, ci sogniamo.


Dicono che generale inverno se ne sta in una grotta nel parco,  vicino al laghetto dove si spingono i cigni, quando la signorina  primavera giunge in città. Lì sembra che il freddo sia arrivato prima. Già a settembre gli uccelli erano partiti tutti. Senza neanche salutare, senza un tentennamento o un dubbio, il loro sembrava un viaggio di sola andata, in cielo erano una macchia che si muoveva veloce e a tratti nascondeva il sole. Si era pensato all’inquinamento, al clima pazzo, tanto torneranno. Poi era  toccato ai pesci. Avevano iniziato a risalire le tubature, una mattina c’eravamo svegliati sentendoli  bussare al lavandino. Papà aveva svitato il sifone e due, intraprendenti, pesci rossi  avevano fatto capolino dal tubo. Noi li abbiamo adottati anche se mamma diceva che in casa non c’era posto. Anche le famiglie del vicinato hanno fatto come noi.


Il vecchio signor Grigs, ogni mattina, porta il suo cane a fare un giro al parco.  Quella mattina, quando si era avvicinato al  laghetto, un urlo gli era affiorato in  gola, aveva visto migliaia di pesci con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata, protesi verso la superficie, sembravano ibernati.  Grigs si era diretto verso il bosco, aveva preso un bastone ed era corso a batterlo sul ghiaccio.  Inutilmente. Non lo aveva neppure scalfito e i pesci avevano continuato a rimanere prigionieri. I giardinieri del parco avevano provato a intervenire ma senza risultato.  C’era chi aveva proposto di usare getti di acqua bollente ma il veterinario ha detto che si rischiava di raccogliere pesci bolliti. Così non si è più fatto niente.


La settimana seguente, un lunedì mattina, gelido e privo di spiragli, aveva iniziato a nevicare. La prima neve di stagione, per noi bambini una festa non autorizzata.  Usciti di scuola la neve ci lambiva le caviglie, giocammo a lanciarci palle di  neve fino a casa. Poi il pomeriggio, con una lunga opera di convincimento eravamo riusciti a strappare a nostra madre il permesso di scendere in cortile. Ci divertimmo molto quel giorno. L’ultimo nel quale  il mondo sembrava muoversi a tempo di musica. La mattina seguente la neve arrivava a coprire la porta. Il preside aveva fatto un giro di telefonate decretando la chiusura della scuola.  La neve aveva continuato a cadere  per altri tre giorni  poi aveva smesso. Si era alzato improvviso un vento gelido che aveva ridisegnato la città. Come un architetto un po’ estroso, come il vento del deserto, si era caricato sulle spalle cumuli di neve e li aveva spostati da un lato all’altro delle strade, ammucchiati nei parchi, sospinti verso i muri delle case. 


La pace era durata lo spazio di un mattino, nel  quale la gente era uscita di casa e aveva disegnato le gallerie che guardo affascinato dalle finestre del secondo piano.  Poi aveva ripreso a nevicare. Oggi è il terzo giorno. Paul mi ha detto che dobbiamo fare qualcosa, si annoia a stare in casa. Ha escogitato un modo per comunicare con Bill che abita dall’altro lato della strada. Dice che  sono segnali Morse. Punti e linee che disegnano parole. Lui e Bill si sono dati appuntamento nel parco. Vado anche io.


-Dove ho messo i guanti?

martedì 15 novembre 2011

Marcovaldo ovvero Le stagioni in città

  Marcovaldo


Funghi in cui si mescolano miracolo e veleno, pietanziere ammaccate, notti costellate di rumore, insegne intermittenti, fionde  e desideri non  addomesticati.


 


 


Marcovaldo


Italo Calvino


Ed. Mondadori




lunedì 5 settembre 2011

Si spegne anche la luce

 Se n’era andato come  un’ombra che si allunga nella notte, confondendosi con il buio.


 Dicono che è questione di un momento. Lasciare due righe, un addio disteso su un foglio che faccia  sembrare ordinato anche l’amore.


 “ Oggi 3 luglio,  è finita. Anche se non ho voglia di dirtelo guardandoti negli occhi, da domani la mia vita cambierà, tu scivolerai nelle pagine dei ricordi. Proverò a non far del male ai giorni che abbiamo condiviso, ai nostri sentimenti, a ciò che  non saremo più.”


                  Paul


 Anne girò la chiave nella serratura. Apriva la porta e sulle labbra già affiorava il suo nome, un sussurro che  si diffuse nel soggiorno silenzioso. Dorme - pensò - sfilandosi le scarpe. Le raccolse, nell’altra mano teneva la borsa, sul viso una voglia di sonno.  Si diresse al buio verso la camera  da letto. Posò le scarpe,  accese la piccola luce che era dalla sua parte e vide che il letto era vuoto.  


Si svestì e infilò  una maglietta, tirò giù le coperte. Mentre andava in bagno, un pensiero  si fece spazio, nella sua mente, fino a spingerla a tornare indietro, verso l’armadio. Gli attaccapanni veleggiavano indisturbati,  i completi e le sue camicie  erano svanite  così come la valigia beige che  solitamente era distesa sul fondo.


Nessuna speranza, solo freddo infilato nel cuore. Nessun biglietto, Paul non era  mai stato un tipo ordinato.


 

lunedì 8 agosto 2011

Dimmi 6 parole (2)

 
Un iniziativa delAlice "Corriere della Sera"   piuttosto divertente consiste nel provare a sintetizzare un romanzo in 6 parole.  Ho provato a partecipare. Qui


 


Alice meraviglia con strani sogni itineranti.

domenica 7 agosto 2011

Dimmi 6 parole

Un iniziativa del "Corriere della Sera"   piuttosto divertente consiste nel provare a sintetizzare un romanzo in 6 parole.  Ho provato a partecipare. Qui


Pinocchio


Pinocchio: legno privo di buon senso.


 

martedì 7 giugno 2011

Io non ho nulla da dire

Aver qualcosa da dire nel mondo a se stessi, alla gente. Che cosa ? Non so veramente perché io non ho nulla da dire. Eye Che cosa ? Io non so veramente. Ma ci son quelli che sanno. Io no- lo confesso a mio danno- non ho da dir nulla ossia niente. Perché continuare a mentire, cercare d’illudersi ? Adesso ch’io parlo a me mi confesso: io non ho niente da dire, eppure tra tante persone, tra tanti culti colleghi io sfido a trovar chi mi neghi d’aver questa o quella opinione, e forse mia madre, la sola che veda ora in me fino in fondo, è certa che anch’io venni al mondo per dire una grande parola. Gli amici discutono d’arte, di Dio, di politica, d’altro: e c’è chi mi crede il più scaltro perché mi fo un poco in disparte; qualcuno vorrebbe sentire da me qualcosa di più. “Hai nulla da aggiungere tu ?” “Io, no, non ho niente da dire.” E’ triste. Credetelo, in fondo, è triste. Non essere niente. Sfuggire così facilmente a tutte le noie del mondo. Sentirsi nell’anima il vuoto Quando altri più parla e ragiona. Veder quella brava persona imporsi un gran compito ignoto. E quelli che chiedono a un tratto: “Che avresti tu detto al mio posto ?” “Io….Non avrei forse risposto…. Io….mi sarei finto distratto…” Non aver nulla, né mire, né bei sopraccapi, né vizi; osar fino in mezzo ai comizi: “No, sa ? Non ho niente da dire.” Ed esser creduto un insonne, un uomo che veglia sui libri, un’anima ardita che vibri da tutto uno stuolo di donne. “Mi dica, sua madre che dice ? Io so dai suoi libri che adora sua madre. Nevvero signora ? nevvero che è tanto felice ? Un figlio ! Vederlo salire, seguirne il pensiero profondo…” ed io son l’unico al mondo che non ha niente da dire.


Autore Marino Moretti